Guspini, dal carcere femminile per guardare “oltre”


di Sandro Renato Garau
  Il 21 febbraio, nella biblioteca comunale di Guspini “Sergio Atzeni”, si è svolto, proposto dal Centro d’Ascolto “Monsignor Spettu” con la collaborazione della biblioteca comunale, la casa editrice il Pettirosso, L’associazione “Socialismo - Diritti - Riforme” e il Comune di Guspini, la presentazione del Libro “Oltre”. Un’antologia di racconti risultato di un laboratorio di riflessione, scrittura creativa e disegno delle detenute della sezione della casa circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari - Uta. In una sala gremita da un folto pubblico, attento, interessato e anche incuriosito, i curatori del volume hanno parlato della loro esperienza con le detenute nel carcere sardo. Sara Cappai ha dialogato con Claudio Moica, editore, Maria Grazia Calligaris, presidente “S.D.R.” e Rita Corda, volontaria della stessa associazione, sull’esperienza del laboratorio con le detenute. Dopo i saluti e i ringraziamenti la moderatrice è entrata subito nel merito del libro dicendo che il libro “è un’opera narrativa corale, costituita da 12 racconti, che ha come autrici donne che hanno sperimentano e alcune ancora sperimentano, la realtà del carcere, donne che hanno voluto mettersi in gioco utilizzando la scrittura come espediente per raccontare il loro vissuto… Una raccolta non di   … solite narrazioni un po' scontate di vita quotidiana dietro le sbarre. Ma … riflessioni, sogni, speranze e illusioni di donne. Donne dallo sguardo non sempre pieno di lacrime. Persone che al vissuto aggiungono un tocco di creatività che le rende infinite, lontane dagli stereotipi, capaci di leggere sé stesse e il mondo che le circonda senza paura”. Donne che non si arrendono. La moderatrice continua dicendo che è bello pensare che “Dietro ogni stella vedere il luccichio di un lume che vuole ardere senza bisogno del supporto di qualcuno. Donne in attesa di una nuova autentica vita.” Invita, quindi, i presenti a scoprire storie di donne che sperimentano “la perdita della libertà, in un sistema dove ogni gesto e atto ha una notevole importanza”. La chiave di lettura è la conoscenza del sistema carcerario. L’Associazione “Socialismo - Diritti - Riforme”, che ha promosso il laboratorio, da molto tempo si spende nel denunciare la situazione nelle carceri sarde e alleviare, quando possibile, la situazione delle detenute. La moderatrice ricorda anche l’art.27 della Costituzione che prevede che la pena detentiva sia di riabilitazione e reinserimento nella società e non punitiva. Purtroppo l’esperienza delle donne dice che non è così. Claudio Moica ha raccontato i primi incontri in carcere e le difficoltà incontrate sia per accedervi che per iniziare a dialogare con le detenute. Momenti fatti di diffidenza e paura. Lui l’unico uomo del progetto, con le sue perplessità e timori. E alla fine, quando la situazione è diventata” più normale”, la decisione, presa insieme alle detenute, di pubblicare il lavoro per comunicare una situazione che non sostenibile all’apparenza si apre comunque alla speranza e al desiderio di futuro. I nomi delle detenute sono fittizi, non potrebbe che essere così. La certezza è che dietro ogni nome c’è una persona che ha sbagliato, sta pagando per i suoi errori, soffre, e che sogna una vita normale. Di desiderio di futuro, di coinvolgimento emotivo, di attese, di solitudine ha parlato Rita Corda, quando ha accennato ad alcuni casi di mamme che hanno lasciato i loro figli a casa quando hanno varcato il portone della casa di reclusione. È il dramma di chi non è riuscito a dire al proprio figlio dove andava, che si sarebbe allontanata e che non sapeva quando sarebbero tornate. La libertà certo, continua la volontaria, ma nelle donne c’è il desiderio di accorciare le distanze tra sé stesse e la loro famiglia, la comunità. Il desiderio di poter riabbracciare i figli è uno dei motivi che le aiutano a guardare “oltre” le sbarre e vedere che il cielo è ancora blu, che il sole sorge ancora. La riflessione che emerge è profonda e le domande che hanno espresso nei loro racconti, lo testimoniano. Cosa succederà una volta scontata la pena? Sarà tutto come prima? Sarò accettata nuovamente dai miei figli? Mi vorranno ancora bene? Domande appese ad un filoso che si chiama speranza. Della situazione delle carceri ha invece parlato Maria Grazia Calligaris, presidente di SDR, anche lei coinvolta nel laboratorio. Parlando, nello specifico, ha fatto osservare che le carceri sarde non sono case di detenzione a misura di donne. Che sono state costruite per accogliere detenuti di genere maschile. Fatto non irrilevante perché le esigenze delle donne, anche semplicemente dal punto igienico sono diverse da quelle degli uomini. Disagio evidente che crea non pochi problemi. A questo, ha aggiunto, si uniscono le difficoltà riscontrate nelle altre carceri. Uno dei problemi è il sovraffollamento e l’aumento della popolazione carceraria. Luoghi costruiti per un certo numero di detenuti ne sopportano, sovente, un terzo in più.  A quanto detto dalla Calligaris possiamo aggiungere il dato nazionale che più fa riflettere, quello dei suicidi nelle carceri italiane: il 2024 è stato l'anno record, come riportano le statistiche ministeriali, si son tolte la vita nelle carceri italiane 90 persone. Al 20 febbraio, invece, sono già stati in numero di 12.

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