Fonti archivistiche inedite restituiscono il quadro completo della prima consultazione elettorale del dopoguerra. Peppina Usai fu la prima consigliera eletta.
PREMESSA STORIOGRAFICA
Svoltesi tra il marzo e il giugno del 1946 - in anticipo rispetto al referendum istituzionale del 2 giugno, di cui furono un primo test - esse rappresentarono per milioni di cittadini, e per la prima volta in assoluto per le donne italiane, il primo appuntamento con il voto libero dopo oltre vent'anni di dittatura fascista. Quelle elezioni comunali di Guspini offrono un caso di studio di particolare interesse storico, documentato da un corpus di fonti archivistiche di straordinaria ricchezza e completezza provenienti dall'archivio storico comunale.
IL QUADRO NORMATIVO
La consultazione guspinese si svolse nel rispetto del Decreto Legislativo Luogotenenziale 7 gennaio 1946 n. 1, il provvedimento con il quale il governo aveva disciplinato le elezioni per il rinnovo dei Consigli comunali in tutta Italia. Il decreto introduceva un sistema elettorale proporzionale di lista - che concedeva all'elettorato la possibilità di esprimere fino a 4 preferenze tra i candidati della lista cui si attribuiva il voto - e stabiliva requisiti di ineleggibilità e incompatibilità per i candidati, oltre a fissare le modalità di presentazione e autenticazione delle liste.
Come si evince dalla delibera della Commissione Elettorale Mandamentale di Guspini del 26 febbraio 1946, la commissione - presieduta dal Pretore Dott. Antioco Dessì, con i membri Dott. Giuseppe Piro, Dott. Pietro Atzeni e Carlo Matta - accertava che "le firme dei presentatori e dei candidati sono state regolarmente autenticate, che le dichiarazioni di accettazione dei candidati sono regolari, che i contrassegni di lista sono ben distinti l'uno dall'altro, che non ci sono candidati compresi in più liste, che il numero dei candidati non è superiore né inferiore a quello prescritto e che sono state osservate tutte le altre norme di legge".
IL COMUNE E IL CONTESTO SOCIALE
Guspini contava sette sezioni elettorali all'epoca, inclusa quella della frazione di Montevecchio. L'ultimo podestà d'epoca fascista era stato eletto il 21 luglio 1943, nella persona di Eraldo Cadeddu.
L'8 settembre 1943 si giunse alla firma dell'armistizio tra Italia e Alleati angloamericani, e poco più di un mese dopo, il 14 ottobre 1943, si costituì a Guspini il Comitato di Concentramento Popolare Nazionale Antifascista che aveva lo scopo di "contribuire con l'adesione di tutte le rappresentanze popolari di ogni ceto e categoria, all'azione antifascista delineata dal Governo Nazionale, nell'interesse supremo della Patria che deve essere liberata dai tedeschi di fuori e di dentro". Il 9 novembre del 1943, il Comitato propose alla guida del Comune di Guspini il repubblicano Massimo Agus, che assumerà le funzioni di commissario prefettizio.
Agus verrà poi nominato sindaco il 3 maggio del 1944. Nel frattempo, si ricostituivano anche i partiti antifascisti: nel 1944 risultano presenti a Guspini il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano, il Partito Repubblicano, il Partito d'Azione e il Partito Sardo d'Azione.
A luglio di quello stesso anno 1944 si insedia infine la giunta comunale, formata - oltre che dal sindaco Agus - da Eugenio Massa per il PSI, Peppino Lisci e Antioco Dessì per il PCI, e Giovanni Battista Zuccarini per gli azionisti, come assessori effettivi; vengono nominati invece come assessori supplenti l'azionista Severino Cocco e il comunista Cleto Ruggeri. A settembre dello stesso anno Agus si dimette dalla carica di sindaco; sarà sostituito da un commissario prefettizio, il dottor Mariano Tuveri, fino agli ultimi di dicembre di quell'anno. Il 29 dicembre del 1944 si insedia infatti una nuova giunta, formata dal sindaco - il comunista Eugenio Saba - e dagli assessori Peppino Lisci (PCI), Severino Cocco (Pd'A) ed Eugenio Massa (PSI), e dagli assessori supplenti Antonio Tuveri (PRI) e Giovanni Melis (PSI). Il sindaco Eugenio Saba condurrà Guspini alle prime elezioni libere, e sarà lui a firmare il manifesto di convocazione dei comizi elettorali affisso il 9 marzo 1946. Secondo i dati trasmessi dal Comune alla Prefettura di Cagliari, il corpo elettorale definitivo di Guspini contava 5.672 iscritti nelle liste sezionali: 2.795 maschi e 2.877 femmine.
LE TRE LISTE IN CAMPO
Alla scadenza fissata dalla legge, furono presentate tre liste di candidati, ciascuna composta da sedici nominativi. La Prima lista - "Stella a cinque punte / Lista del Popolo", recava come contrassegno - una stella a cinque punte - il simbolo del cartello elettorale tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano. La Seconda lista - "Bandiera con quattro Mori bendati", aveva come simbolo quello del Partito Sardo d'Azione. La Terza lista - "Scudo crociato col motto Libertas", portava il simbolo della Democrazia Cristiana.
LE CANDIDATE DONNE
Un elemento di straordinario rilievo civile e storico è la presenza di donne candidate in due delle tre liste. Nella lista di socialisti e comunisti figurava Peppina Usai, mentre nella lista democristiana erano presenti Vincenza Murgia e Angela Liscia. Si tratta delle prime donne nella storia di Guspini a presentarsi a una consultazione elettorale pubblica. Per Peppina Usai si conserva un documento di eccezionale valore: la sua carta d'identità rilasciata dal Comune di Guspini il 22 dicembre 1941. Nata il 23 marzo 1909 a Guspini, coniugata, casalinga, capelli grigi, occhi castani. Il ritratto fotografico restituisce il volto di una donna della classe operaia sarda che, a 36 anni, si metteva in gioco nella vita pubblica del suo paese per la prima volta nella storia. La sua presenza in lista non era simbolica: raccoglierà 2.713 voti, risultando eletta in consiglio comunale.
IL TRIONFO DELLA SINISTRA
Il 24 marzo 1946, domenica, i guspinesi si recarono in massa alle urne. Dei 5.672 aventi diritto al voto, parteciparono alla consultazione in 4.342: 2.044 maschi e 2.298 femmine, per un'affluenza complessiva del 76,6%. Il dato relativo alla partecipazione femminile - superiore in valore assoluto a quella maschile - testimonia l'entusiasmo con cui le guspinesi accolsero il loro primo esercizio del diritto di voto. La Tabella Riassuntiva dei Voti, conservata nell'archivio comunale, restituisce con precisione millimetrica i suffragi ottenuti da ciascun candidato nelle sette sezioni. L'esito fu una netta, schiacciante affermazione della lista formata da Socialisti e Comunisti. Il più votato risultò Arturo Tuveri con 2.766 voti, seguito da Evaristo Gilardi e Antioco Scanu, Tito Cadeddu, Simone Atzori, Giulio Fanari, Eugenio Saba e Peppina Usai. I candidati della lista sardista si fermarono in una fascia compresa tra i 327 e i 395 voti, con Luigi Floris come più suffragato. La marginalizzazione del PSd'Az a Guspini riflette una tendenza più ampia: nelle realtà minerarie e operaie della Sardegna, le appartenenze di classe prevalevano sull'identità autonomista, e i lavoratori delle miniere di Montevecchio guardavano alla sinistra come al loro naturale punto di riferimento. Per la Democrazia Cristiana dottor Sergio Loi, si distinse nettamente con 1.073 voti - ben al di sopra degli altri candidati del suo schieramento. Il telegramma inviato dal sindaco Saba alla Regia Prefettura di Cagliari Servizio Elettorale riassume lapidariamente l'esito: "Numero complessivo candidati eletti venti così ripartiti per lista: Lista Partito Social Comunista eletti 16; Lista Partito Democristiano eletti 4; Nessuna rappresentanza habet conseguita Lista Partito Sardista". La DC ottenne i quattro seggi residui grazie alla concentrazione di voti sul dottor Loi e ai meccanismi del riparto proporzionale. Il PSd'Az rimase del tutto escluso dal nuovo Consiglio Comunale. Il 2 aprile 1946 si insedia il primo Consiglio Comunale democraticamente eletto di Guspini, che a sua volta eleggerà Eugenio Saba come sindaco; questi presiederà una giunta formata anche da Eugenio Massa, Tito Cadeddu, Peppino Lisci, Giulio Fanari, Antioco Scanu e Simone Atzori come assessori. Le elezioni comunali di Guspini del 24 marzo 1946 si inscrivono nel grande processo di democratizzazione dell'Italia postfascista e offrono alcune chiavi di lettura di interesse generale. IEsse confermano la tendenza, comune alle realtà operaie e minerarie, a una forte polarizzazione del voto a sinistra: la lista formata dal Partito Socialista e dal Partito Comunista raccoglie quasi l'80% dei consensi grazie alla sua radicata presenza nel mondo del lavoro estrattivo. Poi, la partecipazione femminile - sia come elettrici che come candidate - rappresenta una svolta epocale nella vita civile guspinese. Infine, il corpus documentario analizzato costituisce un archivio di straordinaria completezza che merita ulteriore valorizzazione nell'ambito degli studi sulla storia politica e sociale della Sardegna del Novecento. Domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026 si tornerà ancora al voto. Saranno trascorsi esattamente ottant'anni da quella indimenticabile giornata di primavera in cui Guspini sperimentò per la prima volta il diritto di scegliere liberamente chi la doveva governare. Che anche questa volta sia una festa di democrazia e di libertà, come lo fu quel 24 marzo del 1946.
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