Continuiamo a raccontare le storie dei diaconi guspinesi, queste nuove figure che da anni operano nelle parrocchie. Abbiamo intervistato Luigi Loi, diacono nella parrocchia di San Nicolò, coniugato con Graziella Atzori. Sempre nella stessa parrocchia troviamo un altro diacono, Vincenzo Cadeddu, meglio conosciuto come Enzo, coniugato da 47 anni con Giuliana Demontis, due figli e due nipoti, prossimo ai 74 anni, che circa vent'anni fa ha intrapreso questo percorso che lo ha portato all'ordinazione sacramentale il 26 maggio 2019.
Cosa significa essere diacono e che ruolo esso ricopre nella chiesa?
«È necessario che prima di rispondere faccia delle premesse. Professionista e insegnante per 35 anni, ho svolto una vita normale, famiglia, lavoro, svago e una grande passione per i cavalli. Circa vent’anni fa mi accorsi che pur avendo tanto, mi mancava qualcosa, però non riuscivo a capire bene di che si trattasse. Iniziai a vedere qualche spiraglio quando sentii un forte bisogno di avvicinarmi alla chiesa, ne sentivo la necessità come quando hai sete e bevendo un bicchiere d’acqua riesce a placarla. Il Signore mi fece incontrare un sacerdote che mi aiutò “a scrutare nella mia vita e fare discernimento”.
Capii che non avevo messo Dio al primo posto ma davo priorità alle cose che il mondo ti propone, in sostanza Lo avevo sostituito con tutto il resto. Cominciai a far parte di un movimento di preghiera col carisma di portare la preghiera del rosario in famiglia, feci subito parte del movimento Neocatecumenale, che mi ha dato tanto, e ascoltando la messa tutti i giorni iniziai a interessarmi più approfonditamente delle attività della parrocchia. Risale a quel periodo la ricostituzione della confraternita e la creazione del gruppo dei "Portantini di Santa Maria". Nel 2007 don Angelo Pittau mi convinse a iscrivermi ai Corsi di Formazione Teologica Permanente della nostra diocesi, a San Gavino, corsi che tutt’ora frequento. Da quel momento è stato un crescendo che mi ha portato a oggi. Tornando alla domanda rispondo che la parola diacono significa "servizio". Ricevendo il "sacramento dell'ordine" entri a far parte dei membri del clero diventando "Ministro di Cristo". Il servizio del diacono non è solo quello liturgico, ma soprattutto dedicarsi ai poveri, ai malati, alle persone sole e portare il Vangelo nel mondo della sofferenza, portando una parola di speranza e un annuncio di salvezza. Il nostro vescovo padre Roberto, all’atto della ordinazione mi ha incaricato di far parte della Pastorale della Salute, affiancando don Giorgio Lisci, responsabile regionale. Volevo precisare che iniziai questo cammino mentre facevo l’insegnate e svolgevo la libera professione. Il Signore mi ha messo sempre in condizioni di non trovare mai impedimenti, né intralci. Ho potuto constatare che quando Dio ti sceglie per servirlo, non ti lascia mai solo, ma agisce al tuo fianco. Vorrei comunque evidenziare che Dio non ti sceglie per i tuoi meriti, ma solo per la sua misericordia».
Lei è sposato, ha dei figli, come è stato l'impatto della sua decisione nei loro confronti?
«Preciso che il diaconato non ostacola la vita e l'amore coniugale anzi è proprio dall'ambito familiare che parte il ministero del diacono. Anche nel nostro caso la decisione ha avuto una sua "maturazione lenta e armonizzata proprio dalla congiunzione della grazia proveniente dal sacramento del matrimonio e "dell'ordine sacro". Un ruolo fondamentale in questa fase hanno avuto mia moglie Giuliana e i miei figli Elisabetta e Giuseppe».
In questo contesto quale ruolo assume la moglie?
«Osservando dall'esterno», dichiara Giuliana Demontis, «si propenderebbe per un "ruolo marginale" e invece posso confermare che la sposa diventa fondamentale, il ministero si porta avanti in due, ci si prepara assieme con la preghiera quotidiana e l’ascolto della parola, nella quotidianità ci si confronta, si analizzano le divergenze, ma alla fine prevale un perdono reciproco, una serena pace e si va avanti. I due sacramenti si completano a vicenda, la collaborazione nell’esercitare il ministero del diacono/marito che non si sdoppia dei due ruoli. Spesso ci capita di incontrare coppie giovani e a loro portiamo la nostra esperienza, testimoniando che vale sempre la pena di formare una famiglia, perché se ci si affida a Gesù e alla Madonna, saranno loro a condurci anche se non si sarà esenti dalle prove…»
Questa nuova situazione la fa sentire sotto osservazione da parte della gente?
«Ho continuato e continuo a svolgere le mie attività senza alcuna “pressione”. Non vivo particolarmente questa fase della vita con l’ansia anche perché i rapporti con gli altri non sono affatto cambiati come sottolineo ancora una volta non si sono modificati gli equilibri familiari».
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