Guspini, il diacono Luigi Loi: "Un percorso spirituale iniziato in modo del tutto naturale"


di Maurizio Onidi
La comunità guspinese, fucina di imprenditori e straordinarie imprenditrici, di “giovani cervelli in fuga” e non che si stanno facendo onore nei settori più svariati, dalla scienza alla medicina, alla comunicazione, nello sport e altro ancora. Da sempre molto impegnata anche sul fronte del volontariato in vari ambiti compreso quello ecclesiastico. In questo ultimo spiccano le figure dei diaconi. A Luigi Loi, consacrato il 26 ottobre del 2008 e alla moglie Graziella Atzori, rivolgiamo alcune domande. Prima di intraprendere questo percorso che attività ha svolto? «La mia giovinezza la ho vissuta a Guspini fino a quando nel 1961, a vent’anni, mi recai a Roma “solo” per accompagnare mia sorella a casa di conoscenti e invece li sono rimasto per 40 anni lavorando nel settore del commercio di prodotti per l’edilizia. Nel 1966 mi sono sposato con Graziella Atzori, anche lei guspinese, che mi accompagna, mi sostiene e condivide con me questo percorso spirituale. Fin dall’inizio della nostra unione, a Roma, abbiamo partecipato con costanza alle attività della parrocchia del nostro quartiere, Graziella come catechista e io che collaboravo alle varie iniziative che di volta in volta venivano attivate. Devo dire che ho sempre avuto una particolare attenzione verso la teologia e proprio in virtù di queste interesse decisi di partecipare a un corso serale per laici, che durò tre anni. Al termine sostenni gli esami e venni promosso. Questo accadeva trentacinque anni fa circa e con sempre più insistenza la chiesa parlava dell’importanza dei diaconi vista anche lo sviluppo demografico e per contro il calo delle vocazioni sacerdotali. Il tempo passa, la mia vita lavorativa giunge al capolinea e con mia moglie decidiamo di mettere fine alla nostra esperienza nella città eterna e tornare al paesello natio». Come e quando arriva questa "chiamata"? «Nel 2000, essendo ormai libero da impegni lavorativi decido di approfondire ulteriormente questa mia passione per la teologia. Decido di frequentare a San Gavino il Centro di Scienze Religiose. Otto anni di studi fatti per una mia cultura senza alcuna altra mira. Al termine di uno dei tanti incontri spirituali nella parrocchia di Guspini ebbi un colloquio con don Pittau, al termine del quale ritenne di mettermi in contatto con l’allora vescovo mons. Dettori. Da li inizia il mio lungo percorso. Quando arriva la chiamata? È una bella domanda. Potrei usare una metafora per esprimere meglio questo passaggio: come in primavera, in modo del tutto naturale nascono i fiori così posso dire che per me è iniziato questo percorso spirituale». Come ci si prepara per percorrere questa strada e quali sono le varie fasi che portano alla "Sacra ordinazione"? «Ci sono vari momenti e se il parroco e il vescovo ritengono che si abbia maturato le diverse fasi, si accede alla consacrazione. Preciso che tra una e l’altra mediamente intercorrono dai tre ai quattro anni. Comunque per rispondere nello specifico alla domanda, dopo un periodo di preparazione e di studio c’è la cerimonia “dell’Ammissione”, celebrata dal Vescovo davanti ai fedeli come pure tutte le successive. La seconda fase è “Il lettorato”, diventi lettore della parola di Dio. Con la terza diventi “Accolito”. Presti servizio sull’altare durante le liturgie. Arriviamo quindi al quarto e ultimo passaggio per gli sposati: “Il Diaconato”. Vieni consacrato ministro di culto. Cerimonia con la quale entri a far parte a pieno titolo della chiesa». Cosa significa essere Diacono oggi? «Mi considero una persona assolutamente normale con difetti (tanti) e forse qualche pregio. Al di là di quelli che sono i compiti specifici del ministero, ritengo che mettersi a disposizione della chiesa e di coloro che hanno bisogno, con umiltà e senza clamore sia il modo “più cristiano” di assolvere questo importante compito dedicando la vita a questa grande “famiglia allargata” che è la nostra comunità senza alcuna esclusione». Lei è sposato, una scelta di questo tipo coinvolge necessariamente anche la sua famiglia, come è stata accolta la sua decisione e come armonizza "gli obblighi coniugali e familiari" con il servizio del suo ministero? «Come accennavo inizialmente, con mia moglie abbiamo sempre condiviso questa volontà di metterci al servizio degli altri. L’ulteriore passaggio all’inizio di questo percorso è avvenuto con il suo assoluto accordo e in modo del tutto naturale. Nel ruolo di marito devo dire che l’essere Diacono non ha cambiato assolutamente nulla, non ha tolto niente al nostro rapporto matrimoniale anzi ha accresciuto quella che è la base della nostra unione che si concretizza con l’amore reciproco» Concetti confermati da ampi cenni con il capo da parte della moglie, alla quale chiediamo: Cosa prova quando assiste a una funzione religiosa che vede coinvolto suo marito e come si svolge la vostra vita quotidiana tra le mura domestiche? «Devo dire che oramai mi sono abituata anche se non nascondo che soprattutto durante certe cerimonie provo ancora tanta emozione nel vedere il compagno della mia vita svolgere queste liturgie. La risposta alla seconda parte della domanda è molto semplice e lineare. Premesso che quando rientriamo tra le mura domestiche io sono Graziella e lui è Luigi. La nostra è la vita normalissima di una copia con 56 anni di matrimonio alle spalle che affronta le difficoltà della quotidianità né più né meno da come vengono affrontate dalla maggior parte delle famiglie comprese le divergenze di opinioni su alcuni argomenti che sono il sale della convivenza».

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