di Sandro Renato Garau
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Guspini, sede del Centro d'ascolto mons. Spettu[/caption]
I volontari del Centro d’Ascolto interparrocchiale Mons. Spettu di Guspini si sono fermati a riflettere prendendo spunto dal libro di Renato Frisanco, “Il volontariato del nuovo millennio” che fa il punto sul volontariato dei nostri giorni. Frisanco, approfondisce le tesi di Luciano Tavazzi, uno dei padri fondatori del volontariato moderno, cercando di aggiungere e ampliare quella riflessione che lo stesso Tavazzi faceva 20 anni orsono e che tutti i volontari e le associazioni, a vari livelli, stanno facendo. Un primo elemento è, se vogliamo, legato al senso di impotenza e, che a volte chi fa volontariato prova quando viene a conoscenza di situazioni alle quali non può dare una risposta. Frisanco pone la questione su un altro piano quando scrive che “Il salto qualitativo del “volontariato postmoderno” è quello di passare da una “doverosità del gratuito”, che caratterizzava l’impegno militante, ad una “gratuità del doveroso”, alla portata di cittadini “adulti”, cioè responsabili”.
La differenza la fa la parola “militante”, se è vero che “è colui che partecipa in modo attivo e impegnato alla vita di un’organizzazione, di partito o di movimento di cui è membro, svolgendo, la sua opera”. Questa la doverosità del gratuito. I “cittadini adulti” invece sono quelle persone responsabili di quanto hanno attorno. L’economista, Luigino Bruni, scrive che “... Il volontariato ha molto a che fare con la fraternità e meno con la solidarietà. È un rapporto, un abbraccio, un incontro e non semplicemente una donazione… Il volontariato non è un hobby, ma un esporsi all’altro e mettersi in un rapporto di mutua reciprocità e quindi di mutua vulnerabilità. Fraternità oggi significa riconoscere che siamo legati da un rapporto e quindi che i beni comuni sono a spese di fraternità. Il tema dell’acqua, dell’aria, dell’ozono non possono essere affidati ai singoli individui, ma sono problemi comuni, di fraternità, di legami tra di noi. La fraternità, essendo un legame, è ambivalente e vulnerabile; cosa che non avviene con la solidarietà. Posso essere solidale con il povero che non vedo mai, dando semplicemente un’offerta. Ma la fraternità è un rapporto personale, che mi rende esposto all’altro. È essenziale per la gioia di vivere, perché ti dà la dimensione del corpo, del limite dell’altro”.
Il 2016, la riforma del terzo settore, scrive Frisanco, considera il volontariato «un soggetto marginale», che «viene valorizzato più per la disponibilità di singole persone che per il ruolo delle organizzazioni solidaristiche». La legge, secondo lui, «guarda al terzo settore soprattutto come a un giacimento occupazionale e principale stampella del welfare». Il welfare che con le sue iniziative era diretto a garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini tutti, in questo caso offre sostegno economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. Sostituendo, in qualche caso, gli “ammortizzatori sociali”. “Anche il volontariato, del resto, è andato istituzionalizzandosi e professionalizzandosi, un po’ dimenticando la propria funzione di advocacy e il proprio ruolo politico”.
La parolaccia “advocacy” indica, semplificando, tutte quelle azioni che facciamo quando siamo promotori e sosteniamo la causa dell’altro. Fondamentale l’ascolto. È lo stesso atteggiamento dell’I care - ci tengo! di Don Milani. L’altra caratteristica dei cittadini “adulti”, cioè responsabili” è la crescente sensibilità ai temi ambientali, i beni comuni, che stimolano l’emergere di nuove forme di partecipazione. È «Un nuovo modo di stare nel volontariato, non più partecipativo, ma finalizzato ai risultati». Qualche buon esempio è quella “forma di volontariato che si rifà, più che al paradigma della gratuità, a quello della “reciprocità”. Il volontario si impegna in attività di cui beneficia egli stesso, sono esperienze di auto-mutuo aiuto. L’esperienza di Retake (riprendersi…), è un movimento di volontari nato a Roma e che ha come scopo quello di ripulire la città dalle scritte sui muri, adesivi e vandalismo. L’altra sono le social street, strade sociali. Comunità di cittadini che abitano nella stessa strada, che non sono più estranee con i vicini di casa. Altri esempi nel nostro territorio: la pulizia delle spiagge o quella di alcune strade fatta da giovani e adulti perché ci sono alcuni membri delle comunità locali che continuano a non comportarsi “da cittadini “adulti”.
Il volontariato del quale scrive Frisanco è quello della reciprocità e della cittadinanza, che tende a sostituire quello della militanza. Dal 2001, Anno internazionale del volontariato, è cominciata una nuova stagione nella quale, “E’ necessario iniziare a ragionare a un nuovo rapporto tra volontariato e pubblica amministrazione: Un rapporto più paritario e trasparente che punti alla co-progettazione e all’amministrazione condivisa”. La condivisione tra volontariato e istituzione se è finalizzata ai risultati ha bisogno di alcuni elementi: 1. la creazione di un rapporto di fiducia tra istituzioni e associazioni di volontariato; 2. la conoscenza dei casi da affrontare condivisa; 3. la progettazione o co-progettazione finalizzata ai risultati. In molti lo chiamano lavorare in rete.; 4. la programmazione delle risorse a disposizione fatta in modo equilibrato e giusto; 5. il confronto periodico, quello che si chiama verifica intermedia, approfondito per una la valutazione dei risultati, cioè dei punti di forza e di debolezza indispensabili per le azioni future. Se la strada sarà questa il salto qualitativo del “volontariato postmoderno”, auspicata da Tavazzi circa 20 anni fa e ripresa nel libro “Il volontariato del nuovo millennio: tra crisi e cambiamento” di Renato Frisanco ha un senso. “Passare da una “doverosità del gratuito”, che caratterizzava l’impegno militante, ad una “gratuità del doveroso”, alla portata di cittadini “adulti”, cioè responsabili”, è l’obiettivo. I volontari per primi e tutte le associazioni dovrebbero tendere a questo obiettivo “finalizzato ai risultati, quelli che mi espongono agli altri”. I care… appunto, abbandonando quell’atteggiamento hobbistico o meramente solidale e praticando quella fraternità che li rende esposti all’altro. Obbiettivo a lungo termine, forse no!
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