Guspini, la nevicata del febbraio 1956


 

Cumuli di neve sul campanile, per le strade, agli ingressi dei portoni. Impigliata tra i capelli o nelle trame invisibili dell’aria, a danzare sopra i nasi all’ insù della gente, atterrare e sciogliersi sulla punta della lingua come pregiati confetti.
«C’eravamo svegliati al mattino e tutto era diventato bianco - racconta Egidio Cocco, classe ’38, che a febbraio ’56 aveva 18 anni - e ricordo bene lo stupore dei miei fratelli. Fino a quel momento la neve l’avevamo vista solo sulla punta del Linas, e ancora più di rado in paese, quando eccezionalmente d’inverno era caduto qualche piccolo fiocco. Quel giorno invece - prosegue l’uomo - era tutto straordinario: avevamo saltato la scuola e passato la mattina a battagliare a palle di neve, costruire pupazzi e rincorrerci agli angoli delle strade. I bambini del mio vicinato ridevano in quel mare bianco. Mia madre, che era nata nel 1896, aveva detto di ricordare altri anni di nevicate importanti, ma mai così».
L’aveva cantata anche Mimì, la nevicata del ’56, che “zitta zitta e poi” colpì buona parte dell’Europa con un’eccezionale ondata di freddo.
«Avevo 23 anni - ricorda Piero Loi, classe ’33 - e all’epoca facevo ancora il coltivatore diretto. Non potei andare a lavorare per qualche giorno, perché il pascolo era interamente coperto di neve: la sera, dopo aver festeggiato un fidanzamento a Gonnosfanadiga, io e il resto degli invitati tornammo in paese a piedi, dal momento che le strade erano inagibili. Non ero gioioso - spiega Loi - perché il pensiero maggiore era non poter lavorare. Una nevicata del genere, comunque, non l’ho mai più vista».
Ricordi della giornata anche nelle parole di Mario Pilloni: «Avevo già visto la neve: a differenza di oggi, si era molto più a contatto con la natura, il tempo poteva causare dei danni importanti alle colture e minare alla sopravvivenza stessa delle famiglie, per cui anche tra di noi comunicavamo tanto su cose che oggi possono apparire insignificanti. La prima impressione? Meraviglia, soprattutto da parte dei più piccoli. Io avevo 16 anni, ero apprendista elettricista. Ricordo tanta neve, ma nessun disagio particolare per quanto riguarda il lavoro. Era stata un piccolo, piacevole diversivo in una vita fatta di giornate di impegno e sacrificio».

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