Il 25 Settembre 2025 ci ha lasciati Maria Sabrina Massa. La guida di un progetto che ha dato il nome a un gruppo Amore Criminale e a una pagina No Violenza sulle donne sul social Facebook che vantano oltre settecentomila iscritti. Abbiamo cercato di raccontarla attraverso le parole dell’uomo che ha vissuto al suo fianco e con lei ha creato e sposato questo progetto. Il suo compagno da più di ventidue anni, Mariangelo Boi. E lo abbiamo fatto attraverso le sue parole accompagnato da alcune domande poste al fine di conoscere la persona che ha creato uno spazio sicuro dove le donne possono sentirsi protette.
Qual era la qualità più straordinaria di sua moglie nel trattare con le vittime? C'era un approccio o una frase che usava spesso per incoraggiare le donne?
«La sua caratteristica principale era l’empatia: la capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri, era una delle qualità più vitali. Lei non giudicava, ma ascoltava e cercava di comprendere la prospettiva della vittima, rafforzando le sue emozioni. Sabrina aveva una grande capacità di ascolto. Non aveva orari. Per lei ascoltare attentamente e senza pregiudizi era fondamentale. Le persone vittime di violenza hanno bisogno di un luogo sicuro per raccontare la propria storia senza essere interrotte, messe in dubbio o corrette. Sabrina ne rispettava l'autonomia. Ne assecondava le decisioni. Ripeteva che le donne che ascoltava dovevano poter prendere le proprie decisioni. Se denunciare, se seguire o meno le terapie o al loro destino. Offriva loro un supporto. Le informava di tutte le possibilità per riprendere in mano il controllo della loro vita».
Ha un aneddoto o un momento specifico che riassume meglio la grandezza del suo cuore e della sua dedizione?
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Maria Sabrina Massa[/caption]
«Un aneddoto specifico sminuirebbe ciò che è stata. E invece più che un aneddoto è importante sottolineare i suoi risultati. Come figura portante della community del gruppo Amore Criminale. Messaggi di cordoglio alla notizia della sua prematura e improvvisa scomparsa hanno fatto emergere il numero di persone che ha aiutato. Noi tutti, moderatori e amministratori, siamo rimasti sorpresi, poiché alcune delle persone che ha aiutato non ci erano note. Sabrina non amava farsi pubblicità. Restava in silenzio e nell’ombra. La vittima era la protagonista del suo impegno. I fan e le persone che hanno interagito con lei la descrivono come una colonna portante del gruppo Facebook di Amore Criminale, una persona che ha offerto supporto e amicizia a chi ne aveva bisogno. Possiamo immaginare che la grandezza del suo cuore e della sua dedizione si sia manifestata attraverso una serie di piccole ma significative azioni. Il suo era un supporto costante. Riferimento per le donne in difficoltà. Sfruttando un luogo virtuale come il social che lei, fin dall’inizio, aveva capito essere il modo migliore per raccogliere le confidenze anonime di chi, nel social stesso, si sente al sicuro. La sua presenza nel gruppo era una fonte di ispirazione e coraggio per le vittime, aiutandole a superare le difficoltà. Ha lasciato un'eredità duratura di solidarietà e aiuto reciproco e ha saputo creare uno spazio di accoglienza e di speranza, dove le donne in difficoltà potevano sentirsi comprese e supportate».
Molte donne che ha aiutato ora sono libere e al sicuro. Qual è, secondo te, l'eredità più tangibile che lascia a queste donne?
«Sabrina è ricordata come una figura di supporto fondamentale nel gruppo Facebook legato al programma Amore Criminale. Il suo lavoro non era quello di un'operatrice professionale in un'organizzazione di supporto alle vittime, ma di una donna che, con la sua presenza e partecipazione, contribuiva a creare una comunità sicura e accogliente. Pertanto, l'eredità che lascia non è un oggetto o un risultato fisico, ma piuttosto una serie di impatti profondi e intangibili che hanno avuto un effetto duraturo sulla vita delle donne che ha sostenuto. Molte delle donne che poi abbiamo visto nella trasmissione Amore Criminale, sono state seguite da Sabrina attraverso un contatto preso dai nostri canali social. L'eredità più significativa è probabilmente la dimostrazione che non sono sole. La sua presenza costante nel gruppo ha contribuito a creare un senso di appartenenza e solidarietà tra noi che lo gestiamo e le donne che avevano vissuto esperienze simili alle molte narrate da giornali o Tv. La violenza domestica tende ad isolare le vittime e farle sentire sbagliate. Avere qualcuno che le ascolta, le supporta e le incoraggia in un ambiente non giudicante è un'eredità inestimabile. Si deve convincere le vittime di violenza che non sono le responsabili di quanto accade loro e Sabrina trasmetteva loro questo messaggio. La partecipazione di Sabrina, come quella di altre donne nella comunità, ha potuto fungere da esempio di forza e resilienza. La sua dedizione ha probabilmente ispirato altre donne a trovare il coraggio di affrontare il proprio trauma e cercare aiuto. In un ambiente in cui si condividevano storie di dolore, la sua presenza ha offerto un barlume di speranza. La sua dedizione ha rafforzato l'idea che è possibile superare le difficoltà e ricostruire una vita serena. In sintesi, la sua eredità, ciò che ci lascia è la dimostrazione del potere della solidarietà e dell'empatia. Una prova tangibile che un gesto di gentilezza, un orecchio attento e la partecipazione attiva a una comunità possono fare la differenza, offrendo il primo passo verso la guarigione e una nuova vita».
Come vorrebbe che venisse ricordata da coloro che non l'hanno conosciuta personalmente, ma che beneficiano del suo operato?
«Vorrei fosse ricordata come un esempio di supporto. L'impegno che ha dimostrato nel gruppo, ma in generale nella vita, con la sua famiglia, e con chiunque fosse attraversato dalla sua bontà erano e sono ancora il ricordo che ognuno di noi porta con sé. Sabrina era una portatrice di speranza per chi si sentiva isolato o senza via d'uscita. Essere ricordata come una persona che, con la sua sola presenza, ha offerto un barlume di speranza, sarebbe una grande eredità».
Cosa ti manca di più di lei, oltre al suo ruolo pubblico, come marito?
«Questa domanda tocca aspetti personali e privati che difficilmente riesco a sintetizzare. Era e sarà la sola persona che abbia portato nella mia esistenza un vero cambiamento. Mi ha insegnato a non disperdere le energie in pensieri o azioni contrarie alla natura benevola dell’essere umano. E a trovare nell’aiuto verso il prossimo la vera forza per sopportare l’odio e la violenza che ci circonda».
Cosa spera che si possa fare ora per portare avanti la sua missione e onorare la sua memoria in modo significativo?
«Per onorare la memoria di Sabrina possono esserci diversi modi significativi. Il primo è quello di portare avanti la sua missione, onorando la sua memoria e l'impegno dimostrato nella sua vita. Sostenere le organizzazioni antiviolenza. Con donazioni a centri antiviolenza e rifugi per donne, che offrono supporto, consulenza e un luogo sicuro alle vittime. Contribuire alla comunità online. Si può prendere parte attiva nei gruppi di supporto virtuali, offrendo ascolto e conforto alle vittime, nello stesso spirito con cui Sabrina ha contribuito nella community di Amore Criminale. E ancora sensibilizzare l'opinione pubblica, diffondendo la consapevolezza sulla violenza di genere, condividendo informazioni e promuovendo una cultura del rispetto e dell'uguaglianza. Dare continuità all'eredità di solidarietà. Continuando a coltivare il senso di comunità e di solidarietà tra le donne che hanno superato esperienze traumatiche. L'eredità di Sabrina è proprio la dimostrazione che l'unione e il supporto reciproco possono fare la differenza».
Quale messaggio le donne che lei ha aiutato dovrebbero portare avanti, ispirandosi alla vita di sua moglie?
«Il suo messaggio. 'Non siete sole, e la vostra voce conta”»
Se potesse sintetizzare l'essenza della sua bontà in un unico ricordo o immagine, quale sarebbe?
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«Quella della sua foto. Il suo volto sempre luminoso e sorridente è lo specchio di ciò che è stata e resta per noi tutti e per me. Un esempio di bontà e altruismo. Se potessi descriverla a chi non l’ha mai conosciuta direi che è come una 'casa virtuale' con una luce sempre accesa. Quel luogo che molte donne, nel digitale, hanno visto e cercano come rifugio. Non importava l'ora o la gravità del problema, la sua presenza era una costante rassicurante. In sintesi, l'immagine di una 'casa virtuale con una luce sempre accesa' racchiude la sua capacità di creare un ambiente sicuro e accogliente, la sua costante disponibilità e la sua dedizione nel portare speranza a chi ne aveva più bisogno.
Per questo, insieme alle persone che la conoscevano ho deciso di non far spegnere quella luce, ma di continuare a tenerla accesa. Per lei, per noi e soprattutto per tutte quelle donne che cercano attraverso noi le sue parole di aiuto e conforto. La storia di Maria Sabrina Massa non è solo quella di una donna che ha saputo ascoltare e accogliere, ma anche quella di una comunità che ha imparato a sostenersi e a crescere grazie al suo esempio. Il suo impegno quotidiano, la sua capacità di essere presente anche nei momenti più difficili, la sua dedizione silenziosa e costante sono diventati un modello per chiunque si trovi a dover affrontare situazioni di dolore e difficoltà. La sua eredità vive nelle azioni di chi continua a portare avanti la sua missione, nella solidarietà che si rinnova ogni giorno, nella forza che le donne trovano nel sentirsi parte di una rete di supporto. La sua storia ci insegna che il cambiamento è possibile, che la gentilezza e l’ascolto possono davvero fare la differenza, e che ogni gesto, anche il più piccolo, può essere il primo passo verso una nuova vita. La luce che Maria Sabrina Massa ha acceso non si spegnerà, perché è alimentata dalla gratitudine, dalla memoria e dall’impegno di chi ha beneficiato del suo operato e di chi, ispirato dal suo esempio, continua a lottare per un mondo più giusto e solidale».
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