I bambini nascevano in casa con l’aiuto de “sa lavadora”


Una volta si diceva che i bambini aprivano gli occhi un mese dopo la nascita. Oggi nascono, come si usa dire,   con gli occhi aperti. “Nesci de sa televisioi e de su progressu” dicevano i nostri nonni . In passato, ad assistere  le donne in procinto di partorire, c'erano le “mammane”. Prive dell’abilitazione professionale ma con una lunga esperienza in materia. C’erano famiglie che si tramandavano questo “mestiere” di madre in figlia con tutti i rischi annessi e connessi.  Poi arrivò l’ostetrica (sa lavadora), che dopo aver seguito un corso di studi specifici, veniva abilitata a “portare la cicogna” quando ancora si partoriva in casa. Un’altra usanza voleva che ”sa lavadora” portasse in braccio il bambino per il battesimo con al seguito i genitori e i padrini. Un gesto di alto significato. Oggi molte cose sono cambiate nella fase che precede e che segue il parto. Nel reparto di ostetricia l’ostetrica segue la futura mamma dalla gravidanza al parto. Per determinare il sesso del nascituro basta una semplice ecografia mentre in passato era oggetto di interminabili discussioni e tutte avevano la loro teoria. Si disquisiva sulla forma della pancia, “Sa brenti est a punta, nascidi maschisceddu, sa brenti est tunda tunda, oit nai ca est femiedda”. Ogni tanto, più per caso che per bravura, ci si  azzeccava e li altre discussioni. Durante la gravidanza un ruolo fondamentale lo esercitavano le donne del vicinato che elargivano consigli alla futura mamma. Con questa  comunità si condividevano i momenti di gioia e di dolore, ci si confidava e fungeva da valvola di sfogo per problemi interni al nucleo familiare. Tutto questo era facilitato anche dal fatto che diverse abitazioni davano sullo stesso cortile  e  spesso e volentieri, anche senza volerlo, si finiva con il sapere quanto avveniva nella casa di fronte o in quella accanto. Tenuto conto degli attuali ritmi e delle abitudini della vita moderna, forse sarebbe improponibile un modello “antico”. In quelle strade e tra quella gente c’era più solidarietà e rispetto di cui oggi si sente la mancanza. Mauro Serra

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