I “droni”, forse è tempo di parlarne


di Francesco Diana  
  Di questi tempi, sollevando lo sguardo verso il cielo, capita di intravvedere sempre più spesso strani velivoli dalle sembianze di un grosso insetto, ai quali è stato attribuito il nome di Droni. Il “Drone”, nome che secondo la lingua inglese deriverebbe dal “ronzio” prodotto dal maschio delle api: il “Fuco”, per quello che c’è dato a sapere avrebbe origini remote, risalenti addirittura alla prima guerra mondiale, epoca in cui iniziarono gli esperimenti con la così detta “Bomba volante”. Ma cosa sono in realtà i “Droni”? È ciò che, da profani, cercheremo di capire. I Droni, tecnicamente definiti come APR- Aeromobili a Pilotaggio Remoto, molto spesso dotati di telecamera, volano senza pilota a bordo e sono pilotati da terra tramite radiocomando. Il mercato attuale ne propone tanti tipi, per forma, caratteristiche tecniche, prestazioni e applicazioni varie. Esistono quelli a elica, quelli a struttura planare simile agli aerei, quelli ibridi che, grazie a quattro ruote motrici, possono muoversi anche sul terreno. Originariamente ideati per l’impiego militare come strumenti di rilevazione, attacco e difesa, hanno oggi largo impiego in tutti i settori e sono spesso utilizzati anche per fini ricreativi e sportivi, grazie al loro costo abbastanza accessibile per molti. Li utilizza la Polizia per la prevenzione della criminalità, sono utilizzati per la ricerca di dispersi in mare e in terra, sono spesso impiegati per il monitoraggio ambientale e architettonico, per le riprese aeree, per il telerilevamento delle onde elettromagnetiche, per le intercettazioni e quant’altro, oltre che per impieghi ludici e sportivi. A tal proposito, secondo quanto è dato a sapere, il drone è utilizzato anche dall’attuale allenatore del Cagliari-calcio durante gli allenamenti, per visionare dall’alto le posizioni assunte da ciascun giocatore negli sviluppi di una azione di gioco, secondo gli schemi preventivamente studiati a tavolino. Per quanto sopra era inevitabile chiedersi quale pericolo incombe sulle nostre teste, per effetto di un uso indiscriminato e incontrollato di tali oggetti volanti. La nostra ricerca ha permesso di apprendere alcune cose molto interessanti, ma ha anche proposto alcuni interrogativi ai quali si spera possa essere data risposta in un prossimo futuro. La prima cosa che abbiamo accertato è che l’Enac-Ente Nazionale Aviazione Civile, onde evitare possibili interferenze con i normali veicoli civili, ha fissato delle precise norme che regolano la circolazione di tali velivoli, stabilendo che questi non potranno volare a quote superiori a 150 metri di altezza e a più di 50 metri da persone o cose, con estensione massima di 500 metri ed essere sempre a vista del pilota a terra. Ha disposto inoltre, fra l’altro, che tutti i velivoli di peso pari o superiore ai 25 Kg, devono essere inseriti in apposito registro e dotati di una targhetta d’identificazione. Dette norme indicano altresì:
  1. a) che il drone non può essere utilizzato in aree aeroportuali per via di una possibile interferenza con gli aerei passeggeri;
  2. b) che le radiofrequenze devono essere compatibili, per non creare danni alle persone e per non interferire con i normali sistemi di controllo del traffico aereo;
  3. c) che non deve essere usato per violare la privacy;
  4. d) che il pilota sia dotato di regolare licenza di volo.
Tuttavia, pur assegnando alle norme precedentemente indicate il giusto valore in relazione alla tutela dell’integrità fisica delle persone, permangono forti dubbi circa la prevenzione di eventuali violazioni della privacy. Nonostante tutto, non si fa fatica a immaginare che tutto ciò che circola sulle nostre teste, espone la nostra vita privata all’occhio indiscreto di chi, volontariamente o involontariamente sorvola i nostri spazi privati, anche se  ci tutela l’Art, 615-bis del Codice Penale che in proposito stabilisce: “Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa si procura indebitamente notizie e immagini attinenti alla vita privata nei luoghi indicati nell’Art.614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni”. Il garante della privacy fa, in proposito, una distinzione fra i Droni usati per fini ricreativi e sportivi e quelli, invece, utilizzati a scopi lavorativi o di sicurezza che necessitano di apposito brevetto. I primi potrebbero volare solo al di fuori del centro abitato e in aree non critiche, mentre i secondi possono volare anche nelle città, previa autorizzazione da parte dell’Enac. Sulle città si può volare anche senza la prescritta autorizzazione se il velivolo ha un peso inferiore ai 300 grammi, dotato di protezione alle eliche e con velocità inferiore ai sessanta chilometri orari. Da quanto esposto si desume, tuttavia, che è pur vero che esistono precise norme a tutela della privacy, con pene severe previste per chi le viola, ma è altrettanto vero che, le norme di legge intervengono esclusivamente su citazione della parte offesa. Da ciò la domanda: “come fa il cittadino a sapere se il velivolo che sorvola il proprio giardino, dichiaratamente a scopo architettonico o per il monitoraggio ambientale o solo per semplici riprese aeree, ha ripreso stati, persone o cose da terra inaccessibili che violano la propria privacy, per poter procedere, come prescritto, alla citazione presso il competente Tribunale contro il trasgressore?”  Posto che le eventuali immagini registrate siano successivamente manipolate per oscurare atti, fatti, luoghi e immagini a garanzia della privacy, non sussiste alcun dubbio sul fatto che, comunque, qualcuno ne ha pur preso visione! In conclusione, prescindendo da ogni e qualsiasi disquisizione sulla titolarità degli spazi aerei sovrastanti le aree private, permane in noi il dubbio che le norme attuali siano inadeguate, specie in considerazione del sempre crescente utilizzo di tali mezzi, segnatamente di quelli a uso sportivo. Perciò, mentre giustifichiamo l’impiego di tali mezzi ai fini militari, di polizia e di studio, a tutela della vita di ciascuno di noi, peraltro già in uso nei nostri paesi, per via delle telecamere che seguono i nostri spostamenti ad ogni istante del giorno e della notte, riteniamo sia ormai improcrastinabile l’esigenza di mettere in atto precise norme atte ad assicurare la tutela della nostra privacy in tutti quei casi non giustificati da ragioni di pubblica sicurezza.

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