Il 10 giugno del 1924 fu ucciso dai fascisti Giacomo Matteotti


di Lorenzo Di Biase
«Ora fate tacere quel Matteotti!». Queste le parole attribuite al Duce del fascismo e rivolte alla Ceka fascista ed al suo capo Amerigo Dumini. Ciò bastò per scatenare la caccia all’uomo e di questo se ne occupò l’organizzazione informale e segreta nata per colpire gli oppositori, la “Ceka del Viminale” nome mutuato dalla polizia politica bolscevica che dopo il delitto Matteotti fu incorporata nell’ OVRA (Opera Volontaria per la Repressione dell'Antifascismo). La squadra capeggiata dallo squadrista toscano poteva contare sulla copertura della presidenza del Consiglio. Tutti i componenti del sodalizio criminale si muovevano, stipendiati dall’ufficio stampa del capo del governo, come se fossero giornalisti. Alla Ceka furono affidate le missioni più oscure e sporche certamente al di fuori della legalità contro gli oppositori del fascismo. [caption id="attachment_125047" align="aligncenter" width="746"] Tomba della famiglia Matteotti[/caption] Giacomo Matteotti fu più volte il bersaglio della canaglia fascista e a essa vi si era abituato. Ma purtroppo a seguito del suo ultimo intervento tenuto alla Camera non ebbe scampo. Ad agire con Dumini, ci furono anche Amleto Poveromo, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Albino Volpi. Una squadra di delinquenti, esperta in qualsiasi operazione al di fuori della legge che non lasciò scampo al socialista Matteotti, brutalmente assassinato dentro la Lancia con la quale era stato rapito. A proposito della Ceka in un discorso alla Camera del 31 gennaio 1921 Matteotti ebbe a dire: Oggi in Italia esiste una organizzazione pubblicamente riconosciuta e nota nei suoi aderenti, nei suoi capi, nella sua composizione, nelle sue sedi, di bande armate, le quali dichiarano apertamente che si prefiggono atti di violenza, atti di rappresaglia, minacce, violenze, incendi, e li eseguono non appena avvenga, o si pretesti che avvenga, alcun fatto commesso dai lavoratori a danno dei padroni o della classe borghese. È una perfetta organizzazione della giustizia privata!”. Nell’ultimo discorso tenuto da Matteotti alla Camera dei deputati il 30 maggio 1924, discorso assolutamente inviso al Duce, egli parlò delle violenze nei seggi elettorali e dei brogli ivi occorsi: Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”.

© Riproduzione riservata