(foto Gigi Cabiddu Brau)
L’aspetto squisitamente narrativo di questo straordinario racconto è affidato dalla regista Maria Assunta Calvisi anche a musiche, suoni e luci di grandi fascino ed efficacia. In particolare le musiche della bravissima Rossella Faa, che è anche una degli interpreti insieme a Giulia Giglio, Daniela Melis, Carmen Porcu e Massimo Perra, che impersona la figura del cervo ed è anche l’esecutore di quelle percussioni così importanti nel disegno fonico.
Le luci di Giuseppe Onnis sono parte fondamentale di questo spettacolo, tracciando con discrezione i confini della scena nel suo evolversi e accompagnando ogni cambio di sensazione, guidando di volta in volta gli spettatori verso gli umori mutevoli delle tre donne e quelli eterni della loro madre- maestra. Molto agile anche la penna grafica di Carol Rollol, che traccia alla fine sullo schermo gli schemi delle tessiture sarde.
I costumi di Caterina Peddis sono suggestivi e di una eccezionale versatilità, consentendo alle tre figlie, senza alcun cambio d’abito, un’agile successione di vita che va dalla nascita da tre bozzoli indecifrabili sul palco che si aprono con le doglie della madre, sino alla loro piena maturità.
Le quattro attrici, eseguono una ininterrotta performance, mai esitante, di recitazione, danza e canto, dove eccelle la struggente voce di Rossella Faa, che con le altre raccoglie il senso più profondo del mito per renderlo in una armonia malinconica e dolcissima, come il miele amaro del corbezzolo.
Elisabetta Muntoni
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