Spesso il cybersullismo tra adolescenti inizia con un’umiliazione a scuola, nei corridoi, nei bagni, negli spogliatoi delle palestre, ma anche in aula quando viene meno la presenza dell’insegnante, e così nessun luogo viene percepito come sicuro per chi è vessato. Con la diffusione delle tecnologie e dei social network le vittime continuano ad essere perseguitate anche se fisicamente distanti dai “bulli” perché basta un sms o una post nella bacheca pubblica per far sentire la vittima “oppressa”.
Ma gli adulti, che dovrebbero dare il buon esempio, non sono al di fuori da queste dinamiche. Riguarda sia maschi che femmine, appartenenti a diverse categorie professionali, famiglie diverse, con caratteristiche distinte. Possiamo affermare che a volte basta avere un pensiero diverso dal “Bullo” per essere perseguitato, e da li offese, ingiurie, attacchi personali, ecc.
Il Cyberbullismo quindi non ha sesso, può avvenire tra un uomo e una donna, tra donne, tra soli uomini, a volte è dichiarato, mentre altre volte è più celato, e consiste nel mettere in cattiva luce la ragazza e/o il ragazzo presa di mira con appellativi offensivi e denigratori. Però questi ultimi anche se diversi, hanno la stessa capacità distruttiva sull’autostima e sulla capacità di reazione del soggetto-vittima.
Chi subisce sistematicamente questi attacchi può così sviluppare nel tempo una bassa autostima, inclinazione al fallimento, senso di inferiorità e di inefficacia personale, ostilità contro sé stessi, fino a sviluppare dei disturbi dell’umore e del comportamento. Tra l’altro poiché gli atti di cyberbullismo si sviluppano senza limiti di tempo e di contesto, perché facilmente dall’ambiente scuola o lavoro si passa al social e ad altri ambiti di vita della persona, di solito le vittime si sentono continuamente in pericolo e mai al sicuro. Questo disagio può influire sul loro rendimento, sulla capacità attentiva e/o di concentrazione e infine sulla salute fisica e psichica.
Come si può intervenire e ridurre gli effetti negativi?
Intanto è importante intervenire tempestivamente evitando che gli atteggiamenti persecutori si stabilizzino attraverso la “cronicizzazione” dei ruoli “vittima” e “cyberbullo”. Prima si interviene e più facilmente il fenomeno sarà circoscritto e arginato.
Nei casi più gravi è fondamentale richiedere l’aiuto di persone competenti e in grado di intervenire per tutelare la vittima. L’intervento sull’intero sistema, attraverso percorsi di sostegno e psicoterapia, sembra essere quello più efficace e risolutivo nel tempo.
*Psicoterapeuta e Criminologa
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