Il museo archeologico “fantasma”


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>Quindici anni fa, durante il riordino dei magazzini di una sua abitazione, lo scultore villacidrese Efisio Cadoni aveva ritrovato alcuni reperti archeologici d’età romana (anfore, piatti in ceramica e dee madri) di proprietà del padre e aveva informato subito la soprintendenza archeologica di  Cagliari da cui aveva poi ottenuto l’autorizzazione per affidare ed esporre i preziosi reperti nel museo comunale “Villa Leni” che si trova nel cuore del centro storico. Ma ad oggi, da diversi anni, questo spazio espositivo è chiuso e l’artista Efisio Cadoni chiede la restituzione dei suoi reperti (trovati  a Villascema, Leni e Matzani) prestati a ben precise condizioni e non certo per essere ricoperti dalla polvere in quello che oggi è diventato un museo fantasma.

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L’apertura dello spazio espositivo aveva lasciato ben sperare anche se i reperti erano stati solo in parte catalogati o collocati dentro le teche d’esposizione: «Purtroppo - denuncia Efisio Cadoni - sono stati lasciati in qualche angolo nascosto tanti altri oggetti (tra i miei le mattonelle romane con i “marchi” di fabbricazione, la dea madre e chissà quali altri). Non si è più tenuto conto dell’importanza di tenere il museo in ordine e a disposizione dei visitatori. Il locale, affidato in mano ai  soci della Pro Loco, per almeno dieci anni è stato lasciato al buio della sua sepoltura, nel ripostiglio dell’incuria con tutto il suo museo».

Di qui la richiesta di avere indietro i reperti prestati al museo: «Nel marzo del 2014- sottolinea Efisio Cadoni -  ho scritto una lettera alla sindaca da cui ottenni di riprèndere un reperto “la Pilella” (una <pila> a forma di torretta nuragica), che lasciai nella sua teca perché venisse esposta nel museo d’arte sacra <Santa Barbara>, dove si trova ancor oggi.  Due settimane fa ho presentato alla sindaca e all’assessore alla cultura la richiesta per poter avere indietro i reperti. In un paese che da più di un ventennio è sporco, disordinato, senza guida, che cosa possiamo pretèndere, noi poveri cittadini?».

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Sulla spinosa questione interviene l’assessore alla cultura Giovanni Spano: «Il museo archeologico “Villa  Leni” è chiuso al pubblico da diversi anni perché non soddisfa più gli standard richiesti dalla sovrintendenza. È un delitto che una tale quantità di reperti rimanga chiusa a raccogliere polvere senza che i cittadini ne possano godere. Per questa ragione il mio assessorato si è subito messo in moto per cercare di sanare questa incresciosa situazione. Come prima cosa si tratta di porre rimedio ad alcune lacune infrastrutturali, sanate le quali si potrà procedere ad affidare la gestione del museo ad operatori qualificati e cercare di riportarlo agli antichi splendori». Insomma è iniziata la corsa contro il tempo per risolvere il problema e fare in modo che i reperti archeologici possano essere di nuovo ammirati da tutti.

Gian Luigi Pittau

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