I SINDACI Contrarietà netta e decisa al centro anche dell’intervento, altrettanto puntuale e dettagliato, del sindaco di Turri Martino Picchedda. Il primo cittadino del paese di 400 abitanti, ha ricordato: <Gli altopiani delle Giare di Siddi e di Gesturi, Setzu e Tuili sono in netta contrapposizione con la possibile ubicazione del deposito di scorie a pochi chilometri da questi ambienti incontaminati e ricchi di tesori di flora e fauna. Ed ancora gli ulivi secolari e millenari disseminati nel territorio>. Il sindaco Picchedda si è concentrato, in particolare, sulla presenza di prodotti agricoli di qualità e già tutelati. Uno per tutti, lo zafferano con denominazione di origine protetta: <Proprio il mio comune, Turri, assieme a San Gavino e Villanovafranca, sono gli unici tre paesi, dove lo zafferano ha avuto la certificazione dop. Proprio la Sardegna e, in particolare questi tre comuni, garantiscono il 70 per cento della produzione nazionale di zafferano, 35 ettari sui 50 a livello nazionale. Una produzione sarda che varia dai 300 ai 400 chili l’anno. La Marmilla era conosciuta come il granaio di Roma e ancora si producono tante varietà di grani antichi. Non possiamo mettere a rischio tutto questo>.
Il primo cittadino di Turri ha poi definito <una follia paesaggistica e urbanistica> la realizzazione del deposito di scorie radioattive nella sub regione della Marmilla <perché snaturerebbe il paesaggio locale. Ho visto il progetto con colline verdi, irrealizzabile da noi. D’estate nella nostra zona si superano i 40 gradi e non c’è irrigazione per favorire la nascita di quelle possibile colline verdi. Da noi molti prodotti agricoli si coltivano in asciutto e l’unica acqua, della quale godono, è quella piovana>.
Il sindaco Picchedda ha chiuso: <Valutato il rilievo delle produzioni dop, igp e biologiche nel contesto regionale in termini quantitativi e qualitativi e la loro importanza nel soddisfare i livelli di domanda del mercato regionale, nazionale e estero, tutti questi territori devono essere esclusi dalla Carta Nazionale delle aree potenzialmente Idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie radioattive. Anche le aree individuate nel nostro territorio sono incompatibili con la prosecuzione delle attività agro-zootecniche, perché verrebbe meno il requisito rappresentato dalla garanzia di conservazione degli attuali livelli di qualità richiesti dal sistemi di certificazione dop, igp e dal metodo biologico, per i quali la presenza di un ambiente naturale e salubre è prerequisito fondamentale per l’accesso e il mantenimento della stessa certificazione>.
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