Il passaggio di Sant’Antonio a Guspini: “Guardavo estasiato le traccas”


di Gian Paolo Pusceddu
  Mia madre, nativa di Arbus, non ha mai avuto una particolare devozione per sant’Antonio. Lei ha sempre affidato la sua vita alla madonna. Ma non per questo, fino a quando ne ha avuto la forza, è mai mancata al passaggio del simulacro. Quello, per me, mia sorella e mio fratello, era un giorno di gran festa. Di primo mattino appena alzati ci faceva lavare e indossare gli abiti migliori. Ma ai primi incalzanti rintocchi delle campane della parrocchiale di san Nicolò, che annunciava l’entrata in paese del cocchio del santo, eravamo già in strada diretti alla piazza XX Settembre. Prima di tuffarci nella folla ci obbligava a prenderci per mano. Anche se al passaggio del simulacro mia madre mi costringeva a fare il segno della croce, quella statua mi lasciava quasi indifferente. A me piacevano le “traccas”. Ricordo che le guardavo estasiato. Le trovavo una più bella dell’altra. Mi davano strane emozioni. Oggi le “traccas” sono in gran parte motorizzate, ma è rimasta la ricerca degli addobbi: una miscellanea di ricami, elaborazioni barocche e drappi preziosi accostati con un certo senso estetico. Comunque un gioco scintillante, quasi a comporre un grande manto pittoresco per far da strscico al santo. Tracca, cioè trabacca, dall’antico toscano. Un’eredità della presenza pisana in terra sarda. Era il carro agricolo trainato da buoi, che i contadini arricchivano con quanto avevano di meglio per recarsi alle feste. La roulotte di un tempo, una sorta di stracarico villaggio ambulante, che assicurava comodità e sfarzo nel luogo di sosta. Con la tracca si bivaccava, sulla tracca si dormiva, al riparo dal sole e dalla pioggia. Qualcosa è scomparso, molto è rimasto. La ricerca della distinzione non è più ossessiva come in passato, ma esiste ancora. Oggi come ieri, l’arburese va fiero della sua “tracca” e anche se non lo fa con apparente orgoglio, si compiace nel riaffermare l’antica voglia di surprendere i suoi compaesani. L’addobbo di una tracca è e resta l’esternazione della propria devozione a sant’Antonio.  

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