Il quotidiano di Aushwitz


di Sandro Renato Garau
Quest’anno il ricordo della Shoah vuole essere racconto fotografico, minimale, semplice, ma pur agghiacciante. Uomini e donne spogliati e umiliati prima di essere uccisi e cremati. Se vi dovesse capitare di andare ad Aushwitz, oltre alle foto famose dei fili spinati, quelle d’epoca con i deportati può capitarvi di imbattervi nel quotidiano di questi uomini e donne. Quello richiamato dagli oggetti di ogni giorno, indispensabili per vivere. [caption id="attachment_110058" align="aligncenter" width="848"] Foto Sandro Renato Garau[/caption] La montagna di protesi e sussidi ortopedici necessari ad alcuni per arrivare; le scarpe consumate dal lungo camminare; le valigie piene di speranza; i cesti in vimini per la spesa, mai passati di moda; gli occhiali non più necessari per vedere; infine, non si poteva andare verso il futuro con i capelli, si andava rasati e puliti. Questi oggetti ammassati in alcune stanze dei padiglioni ad Aushwitz, protetti da uno spesso vetro, conservano il ricordo e urlano a chi è distratto che l’uomo è anche questo: aguzzino e vittima, dalla corta memoria, quella che gli fa dimenticare che la razza è una sola… quella umana. E soprattutto che la vita è una, per tutti e che non ci sono appelli possibili.

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