Il termine “artigianale” per il Ministero del Made in Italy


Per Giacomo Meloni (Presidente Confartigianato Sardegna), è un “Freno alla concorrenza sleale e tutela del patrimonio economico, culturale e identitario”
Il termine “artigianale” per il Ministero del Made in Italy

La Legge 34 del marzo 2026 per le PMI, ha stabilito che il termine “artigianato” e “artigianale” debba essere riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo e in possesso della qualifica prevista dalla normativa vigente. Trasgredire implica una sanzione fino all’1% del fatturato dell’impresa, con una multa minima di 25mila euro per ogni singola violazione accertata.

Per Giacomo Meloni “Si tratta di una svolta storica per il mondo dell’artigianato italiano e sardo; è stato finalmente colmato un vuoto normativo che per decenni ha generato confusione sul mercato, consentendo a soggetti privi dei requisiti di appropriarsi indebitamente del valore e della reputazione costruiti dalle vere imprese artigiane”.

Questa normativa, secondo Meloni, significa un riconoscimento per tutti gli imprenditori che investono in competenze, professionalità e risorse per mantenere elevati standard qualitativi. “È una battaglia che il sistema Confartigianato ha sostenuto con determinazione e che oggi trova pieno riconoscimento legislativo. Si mette un freno alla concorrenza sleale e si tutela un patrimonio economico, culturale e identitario che costituisce uno dei punti di forza del Made in Sardegna e del Made in Italy”.

I dati di Confartigianato stimano siano 588mila le vere imprese artigiane nei settori più diversi: alimentare, moda, arredamento, edilizia, artigianato artistico, fino ad acconciatori, idraulici, autoriparatori e attività di somministrazione. Quotidianamente sono costrette a confrontarsi con 850mila finti artigiani che ingannano i consumatori e alimentano una concorrenza sleale.

Ulteriori chiarimenti sono arrivati dalle FAQ pubblicate dal Ministero: “Accogliamo con favore questi chiarimenti, sottolinea il Presidente di Confartigianato Sardegna, perché aiutano a definire con precisione il perimetro della norma, fugando dubbi interpretativi e garantendo un’applicazione equilibrata della legge. Viene ribadito un concetto fondamentale: la qualifica artigiana non è uno slogan pubblicitario, ma uno status giuridico e imprenditoriale riconosciuto dalla legge”.

Andando nel concreto con un esempio, un bar con laboratorio di gelateria non iscritto all’Albo non può pubblicizzare il proprio gelato come “artigianale”, bensì “di produzione propria” o “di qualità”. Un’impresa non artigiana può invece vendere un prodotto realizzato da un’impresa artigiana e presentarlo come tale, purché sia in grado di dimostrarne la provenienza. Allo stesso modo, è possibile valorizzare l’origine artigiana di un singolo componente o ingrediente, ma non estendere automaticamente tale qualifica all’intero prodotto.

Possono essere utilizzate le espressioni come “fatto a mano”, “tradizionale”, “sartoriale”, “su misura”, “realizzato con manualità”, purché non risultino ingannevoli per i clienti. Il divieto di utilizzare le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale” riguarda anche i titolari di partita IVA non iscritti all’Albo delle imprese artigiane e gli hobbisti che vendono occasionalmente beni o servizi.

La disciplina non modifica le normative speciali, come quelle relative alla birra artigianale e alle Indicazioni Geografiche Protette.

“La legge non limita la libertà d’impresa né impedisce alle aziende di raccontare la qualità delle proprie produzioni, precisa Meloni, ma stabilisce regole chiare e trasparenti, distinguendo correttamente tra chi possiede la qualifica artigiana e chi, pur realizzando prodotti di qualità, opera con modelli imprenditoriali differenti”.

“La trasparenza è un valore fondamentale perché consente ai cittadini di compiere scelte consapevoli e premia il lavoro, l’ingegno e la passione delle migliaia di piccoli imprenditori che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica e sociale dei territori”.

Nell’Isola il comparto artigiano è costituito da circa 34mila imprese con 100mila addetti. “Parliamo di una realtà che genera occupazione, innovazione e coesione sociale in ogni area della regione, per questo era necessario riconoscere e proteggere il valore autentico dell’artigianato, contrastando ogni forma di abuso e utilizzo improprio di una definizione che identifica una precisa realtà imprenditoriale”.

“Come Confartigianato Sardegna siamo a disposizione di tutte le imprese che necessitano di chiarimenti e supporto per adeguarsi correttamente alle nuove disposizioni, conclude Meloni; l’obiettivo non è punire, ma garantire regole certe, concorrenza leale e il giusto riconoscimento a chi opera nel rispetto della legge e della tradizione artigiana”.

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