La nomina del consiglio d’amministrazione della Rai ha occupatp per diverse settimane le prime pagine dei giornali. Poca attenzione è stata, invece, rivolta alla vicenda delle nomine dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti che pure ha generato una serie di conflitti che la dicono lunga sulle dinamiche interne al governo Lega-5Stelle.
Il tira e molla tra il Ministro dell'Economia Tria, da una parte, e Salvini e Di Maio, dall'altra, si è protratto per tutto il mese di luglio scorso fino alla scelta finale dei membri del consiglio d’amministrazione della Cassa. Tria, da tecnico, non intendeva abdicare al ruolo di fedele custode della stabilità dei conti – ancor di meno dopo i recenti richiami della Commissione Europea – e i due maggiorenti politici del governo, alla disperata caccia di risorse per poter almeno avviare le promesse agitate in campagna elettorale e sancite dal contratto di governo, hanno dovuto faticare non poco per imporre la natura politica di quelle nomine sottraendole alle attribuzioni del Ministro dell’Economia. L’accordo finale - che ha visto prevalere la scelta di un amministratore delegato vicino a Di Maio - ha chiuso questo primo conflitto, dopo, tuttavia, aver rischiato di determinare una pesante rottura tra il Ministro e il governo stesso. E non bastano le dichiarazioni di pace rilasciate da una parte e dall’altra per celare le tensioni rispetto a un contrasto che rischia di diventare permanente e condizionare ancora nel prossimo futuro l’operato dell’esecutivo.
Esiste tuttavia un secondo conflitto legato alle nomine della Cassa Depositi e Prestiti, latente ma destinato a esplodere presto: lo scontro sarà stavolta direttamente fra Lega e 5Stelle. Il prossimo autunno, passata la luna di miele post-elettorale, il nuovo governo sarà costretto a varare una legge di bilancio che difficilmente permetterà di realizzare quanto promesso agli elettori. Aldilà delle dichiarazioni contro le politiche di austerità, questo governo ha scelto infatti di stare dentro i vincoli di bilancio prefissati dall'Unione Europea, mentre la frenata della crescita prevista da Banca d'Italia, e la prossima fine – o, comunque, la riduzione - del Quantitative Easing della Bce, imporranno subito di trovare 8 miliardi anche solo per mantenere l’attuale situazione di deficit.
In questo contesto sarà impossibile avviare il reddito di cittadinanza grillino e la flat tax leghista. Il tesoretto dalla Cassa Depositi e Prestiti può diventare allora il terreno di uno scontro tra i due maggiori partiti nel tentativo di provare a scontentare il meno possibile il proprio elettorato. Per Salvini e Di Maio, dopo aver proclamato l’avvento di una nuova era, sarà difficile continuare a cavalcare ancora a lungo la rabbia sociale - inventandosi un inesistente emergenza migranti – se poi non riusciranno a determinare un miglioramento concreto delle condizioni di vita dei cittadini.
In tutto questo è assordante il silenzio di tutti i partiti di opposizione, ma anche quello delle delle comunità territoriali e dei Comuni che, in quanto principali clienti della Cassa, sull'utilizzo - decentrato, diffuso, partecipativo e finalizzato all'interesse generale - dei 300 miliardi di risparmio postale in pancia a Cassa Depositi e Prestiti, saprebbero bene cosa fare: invertire la rotta e promuovere un modello sociale in cui la qualità della vita delle persone e il “bene comune” prevalgano sulle ragioni del debito e sugli interessi di pochi.
Walter Tocco