Is Contus de is aiuaius, il progetto del circuito bibliotecario della Marmilla


di Simone Muscas
Sta per partire il progetto “Is contus de is Aiaius” che verrà portato avanti nel sistema bibliotecario della Marmilla. L’obiettivo è quello di dar voce agli anziani del territorio attraverso delle interviste che verranno realizzate sia in streaming sia in presenza con i video che saranno pubblicati nella pagina Facebook del circuito delle biblioteche del territorio. Si tratta di un’iniziativa ideata dal bibliotecario Marcello Coni: «Lo spunto a realizzare il progetto - afferma - l’ho avuto riflettendo su un antico proverbio africano che recita così: “Quando un anziano muore è come se una biblioteca prendesse fuoco”. Questo perché l’esperienza di vita che possono offrirti gli anziani sono testimonianze e fonte di virtù importanti da tramandare alle generazioni che verranno». Le interviste verranno prima realizzate agli ultranovantenni dei paesi di Barumini e Villamar nella speranza di riuscire poi a estenderle anche agli altri anziani che vivono nel territorio. [caption id="attachment_86351" align="alignleft" width="395"] Marcello Coni[/caption] L’obiettivo sarà soprattutto quello di catturare le emozioni degli intervistati: «I contenuti dei racconti saranno il perno attorno al quale ruoterà il progetto. - spiega Coni - Sarà tuttavia la diretta video delle interviste a rappresentare il valore aggiunto: da queste si potranno catturare, attraverso le voci e le espressioni facciali degli intervistati, quelle emozioni implicite che soltanto chi ha un proprio vissuto può trasmettere». Il progetto ha già avuto un suo prologo: l’estate scorsa infatti, in forma sperimentale, vennero intervistati sei ultranovantenni di Barumini: «Attraverso quell’esperienza - racconta il bibliotecario - ho potuto sia apprendere tanti particolari che riguardano le tradizioni, la cultura e l’organizzazione di vita della società del passato in Marmilla sia cogliere dettagli più personali e caratteristici della vita di ognuno degli intervistati». In tal senso il progetto si propone come un interessante strumento per descrivere la storia del territorio con chiavi di lettura meno convenzionali rispetto a quelle dei testi tradizionali. Per esempio si potrebbe non soltanto venire a conoscenza della descrizione dei canti tradizionali di un tempo, ma avere più elementi per comprendere altre situazioni come i momenti della giornata in cui questi brani venivano cantati dalle persone. O ancora: non soltanto conoscere quali erano o come venivano organizzate le feste tradizionali della Marmilla di settant’anni fa, ma indagare sui particolari più profondi di quegli eventi ricreativi e chissà comprendere meglio come le conquiste di oggi derivino talvolta da piccole rivoluzioni silenziose: «Mi è stato raccontato - spiega a tal proposito Coni - di un marito che non permetteva alla moglie di lavorare. Lei da una parte accettava passivamente la scelta dell’uomo, salvo poi dedicarsi a lavorare in un laboratorio la notte per riuscire a ritagliarsi i suoi spazi e conquistare la propria libertà». La vita di oggi rapportata con quella del passato: «Dalle prime sei interviste - spiega Coni - ho riflettuto meglio sul fatto che sino a settant’anni fa nel nostro territorio si viveva talvolta in condizioni di povertà economica estrema. Sembra quasi che gli anziani accettassero passivamente quella condizione di disagio. La loro era una vita di sacrifici: ma è anche grazie ai loro sforzi che oggi abbiamo la fortuna di vivere in questo mondo agiato di cui spesso la nostra generazione non ne apprezza il valore sino in fondo». Non manca infine l’aspetto più sentimentale del progetto “Is contus de Aiuaius”: «Ogni volta che provo a intervistare un anziano – conclude Marcello Coni – provo sempre forti emozioni. Ascoltare i racconti dei sacrifici e delle vicissitudini di vita di ognuno di loro non mi lascia affatto indifferente. Credo quindi nel dovere di provare a tramandare delle storie che invece andrebbero perse. Ed è per questo che penso che il nostro sistema bibliotecario abbia il dovere a mantenere viva la memoria storica del territorio».

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