“L‘Unesco ha tra i suoi obiettivi prioritari l’attuazione di misure atte a favorire la trasmissione del patrimonio culturale immateriale fra le generazioni. “È fondamentale nel mantenimento della diversità culturale di fronte alla globalizzazione. La sua comprensione aiuta il dialogo interculturale.
E incoraggia il rispetto reciproco dei diversi modi di vivere. La sua importanza non risiede tanto nella manifestazione culturale in sé, bensì nella ricchezza di conoscenza e competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra”. Così le parole dell’Unesco. È bello pensare che quanto mamma Caterina quotidianamente cucinava era, non solo buono, ma nutriente, e faceva cultura, lei non ne era consapevole e neanche noi. È difficile da capire, lo dico con un sorriso: la cucina di mamma Caterina di immateriale aveva ben poco, in qualche caso ci si doveva accontentare, forse non era di nostro gradimento. Il tipo di cibo che presentava in tavola seguiva le stagioni, il muggine era buonissimo a settembre, l’agnello d’inverno, come il maiale e gli insaccati, i legumi a seconda della stagione, il pane’saba era il dolce della festività di Tutti i Santi e dei morti; le frittelle, i frati fritti, e is culurgiones di mandorla o sanguinaccio, a carnevale; le pardule erano pasquali. Gesti semplici, naturali, e la grande sapienza nell’unire ingredienti, anche poveri; un pomodoro con un pizzico di sale e una foglia di basilico diventava e ancora diventa un condimento fragrante è tangibile…, da artista? Grazie mamma Caterina.
Ma per essere patrimonio, della famiglia prima, regionale, nazionale poi aveva bisogno di essere tramandato, insegnato, se non ai figli, a chi?
Aggiungiamo che le stagioni e i giorni della settimana avevano tutti un “sapore e un profumo diverso”. Ciò che il cibo non era, è immateriale. Secondo l’etimologia la parola significa: incorporeo o spirituale. Questo era gustoso, sostanzioso e nutriente.
Che le mamme italiane sapessero confezionare cibi squisiti lo sanno tutti gli abitanti del nostro paese, chi pare non se ne fosse accorto era l’Unesco e il governo italiano, che ha partecipato alla festa dell’ovvio, lo scontato, vendendoci un prodotto che noi già avevamo. È prorio vero che quando una cosa è scontata vale poco, non la si vede, perché è lì.
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