La cultura non fa “fillus e fillastus”


di Lorenzo Argiolas
  Il coronavirus, giocoforza, ha frenato anche le attività di tante associazioni locali che si impegnano tutto l’anno al fine di offrire a tutta la comunità sangavinese, ma non solo, un servizio. Sì, perché pensiamo alle funzioni che queste associazioni svolgono nella nostra comunità, funzioni di carattere educativo, sociale, economico e culturale. Sono appunto gli ambiti in cui queste associazioni operano, nello sport, nel sociale ma soprattutto nella cultura. E sono le associazioni ad avere ricevuto il colpo più duro, come se non fosse già abbastanza per molte di loro raccapezzarsi con una riforma della legge sul terzo settore che le mette davanti a tanti doveri e pochi diritti. Tante di queste realtà si sono dovute fermare e le tante iniziative lanciate sui social sono servite solo a far sentire la loro presenza. Le preoccupazioni per il futuro sono rimaste e sappiamo già che quest’annata sarà un disastro, per tutti. Ora, per la ripresa delle attività associative non si hanno ancora notizie certe e il monitoraggio dei dati sui contagi non può farci prevedere cosa accadrà tra due o tre mesi e se le misure restrittive verranno ulteriormente allentate. Va da sé, quindi, che molte realtà hanno dovuto annullare ogni tipo di evento previsto per l’estate e non solo. Penso ai saggi di danza, ai concerti musicali, alle rassegne teatrali e alle altre manifestazioni che prevedono l’espressione di ogni forma d’arte. Ecco, in queste settimane è scoppiata una polemica intorno alla seconda edizione del festival del libro di San Gavino, il Festival letterario del Monreale. C’è chi sostiene che in questo periodo ci debba essere una maggiore attenzione, nel bilancio comunale, per il sostegno alle attività produttive del paese e chi, invece, pensa che la cultura non ha prezzo, soprattutto in un momento come questo. Repliche e controrepliche tra minoranza e maggioranza, ma coinvolgono anche gli organizzatori, che francamente ho trovato stucchevoli. Di fondo, i ragionamenti di una e dell’altra parte sono entrambi corretti. Io, però, vorrei entrare maggiormente nel merito della questione chiedendo: come mai il festival letterario è stato riprogrammato (seppur in attesa di linee guida che al momento non abbiamo e per cui non possiamo avere certezze) mentre altri eventi no? Io credo che la cultura sangavinese non sia appannaggio esclusivo di nessuno e che nessuno si possa arrogare il diritto di sostenere che una manifestazione culturale è più ambiziosa di un’altra. Non si possono fare “fillus e fillastus”. Credo quindi che una proposta di buon senso sia quella di programmare, già da adesso, un festival culturale che metta in risalto tutte le forme di cultura che animano San Gavino e coinvolga tutte le associazioni. Penso ad un festival che non sia solo del libro, ma anche del fumetto, del teatro, della musica, della danza, della pittura e così via. Mi rendo conto che può sembrare un’idea bislacca, ma chi amministra ha il dovere di elaborare idee, proporre soluzioni e ascoltare. Spesso si dice che noi sardi siamo “Pocos, locos y mal unidos”, io penso non sia così e in queste situazioni abbiamo l’occasione di dimostrare il contrario, dando prova, inoltre, del fatto che la cultura è più contagiosa di qualsiasi virus.  

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