La lama e l’inchiostro è l’ultimo libro dello scrittore ed editor Ciro Auriemma, pubblicato da Edizioni Piemme e approdato in tutte le librerie lo scorso 24 ottobre. Ambientato nella Cagliari del 1573, l’opera si snoda tra le vie e i luoghi della città, proscenio delle icende che vedranno il leggendario scrittore Miguel de Cervantes diventare suo malgrado protagonista dell’opera. Ma da cosa nasce questo racconto, con un protagonista che, di certo, ha bisogno di ben poche presentazioni? «Il libro ha origine, in parte, dalla suggestione di un editore che ha avuto l’idea di raccontare in chiave avventurosa e “gialla” il passaggio di Miguel de Cervantes a Cagliari, di cui c’è testimonianza ma non molto altro. Il mio è il tentativo di colmare con la fantasia queste lacune storiche, senza alcuna velleità di mischiare il piano del reale con quello immaginario». Un’intuizione che interseca realtà storica e fantasia, incorniciandone lo sviluppo all’interno del capoluogo sardo nel periodo della dominazione spagnola. Combinare questi elementi è stata la ricetta vincente alla base del volume. «Mi affascinava - racconta l’autore – il pensiero di aver guardato lo stesso cielo, lo stesso mare, di avere percorso le stesse strade di un gigante che, in quel momento, era niente più che un soldato. Trovavo assurdo non provare a immaginare che qui, ad appena 26 anni, avesse iniziato a ragionare sulle storie che avrebbe poi regalato al mondo».
E da questa serie di input, Cervantes quasi si trasforma nella sua creatura più conosciuta, Don Chischiotte, attraverso una serie di situazioni avverse che dovrà affrontare insieme all’aiuto del prode Pablo Sanchez, chiamato a sua volta a ricalcare le orme di Sancho Panza, celebre sidekick dell’eroe della Mancia.
Ma se al Cervantes è dato un ruolo così di primo piano, anche alla vecchia Caller è dedicato uno spazio importantissimo: Ciro l’ha infatti trasformata in un crocevia di interessi differenti, giochi di potere e vittime prestabilite dall’alto.
«Cagliari era, e resta, il centro del potere viceregio, eterodiretto. Di Cagliari, e della Sardegna, si decide ancora altrove e, troppo spesso, si trova il modo di decidere pro domo mea e non nell’interesse della collettività. Se guardiamo alla “vertenza entrate” non possiamo non pensare a quella stessa insolenza da re che decide anche laddove ha palesemente torto. Oppure guardiamo a come si è amministrata la sanità pubblica negli ultimi anni, con gli ospedali martoriati e mortificati a vantaggio di una logica da pallottoliere. Per non parlare delle servitù militari, dell’industrializzazione e della “palificazione” selvaggia».
Trovarsi a gestire questa mole di personaggi, fatti e situazioni non deve essere stato certamente semplice: qual è stata, infatti, la maggiore difficoltà nel ritrovarsi a muovere un gigante del calibro di Cervantes, la cui opera ha influenzato la letteratura mondiale nei successivi quattrocento anni?
«Non lasciarmi prendere la mano, direi. Soprattutto contenere l’istanza di verità, che chiedeva sempre più approfondimenti, documentazioni, ricerche, lasciando spazio alla fantasia. Questo non è un romanzo storico, non ha alcuna pretesa di esserlo: è un romanzo di fantasia in una cornice storica. Spero quindi che gli storici mi perdoneranno se non sarò stato troppo fedele, anzi, in alcuni casi ho volutamente scelto di fare una violenza alla storia per indicare, in maniera palese, che questa è un’opera di fantasia».
La lama e l’inchiostro si prospetta non solo come un’avvincente storia d’avventura dalle tinte gialle, ma come una vera e propria macchina del tempo, in grado di riportare il lettore in una Cagliari differente, vista e narrata da un punto di vista privilegiato e di prestigio, in grado di cogliere sfumature celate e oramai dimenticate dalla coltre dei secoli.
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