La lepre è un erbivoro in senso stretto, si ciba di essenze pabulari spontanee e coltivate, il contenuto di acqua delle piante e la rugiada sono sufficienti per il fabbisogno. L’intestino cieco della lepre ha un grande sviluppo e può incamerare una quantità di cibo superiore a quella contenuta nello stomaco. A tale particolarità è connessa la cosiddetta ciacotrofia o scatofagia, che consiste nel far passare due volte il bolo alimentare attraverso il tubo digerente, inghiotte una seconda volta gli escrementi molli e avvolti di muco prodotti dalla prima digestione per una più completa assimilazione delle vitamine del gruppo B e C e dei prodotti della degradazione della cellulosa.
Le lepri che ho cacciato negli anni 60 – 70 erano nettamente diverse da quelle presenti, erano più snelle, le adulte pesavano massimo 1,5Kg , avevano zampe e orecchie più lunghe e le chiamavamo “lepiri matacai” o “sizzi origasa”, negli stessi anni illuminanti esperti si ostinavano a lanciare lepri europee (lepus europaeus) che definivano con l’epiteto “lepiri maltesu” e le descrivevano “mannus che crabittus – drollas – du boccis a fusti”. Questi soggetti venivano attribuiti alle sezioni dei cacciatori che incrementavano il tesseramento e spesso facevano parte del montepremi di gare di tiro al piatello. Ho avuto il piacere di valutare diversi soggetti catturati in aree diverse e ho accertato che le “regole di Bergmann e di Allen” stanno avanzando e mi chiedo, biascicando, rivedrò matacai – sizzi origasa che sfidando badruffa e cruccueu, ausiliari lepraioli, diceva: costa costa tottu sa dì è nosta, punta a susu no mi sighei prusu, punta a basciu sa vida si lassu!
Franco Pascalis Ibba
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