La psicologia positiva


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>La branca della Psicologia Positiva mira a costruire il benessere sul pianeta, sostenendo quindi che il benessere personale è «costruibile». “Gli psicologi comportamentisti nella prima metà del XX secolo erano ottimisti: credevano che potendo eliminare le condizioni disabilitanti dell’esistenza (povertà, razzismo, ingiustizia), la vita dell’uomo avrebbe subito una trasformazione in meglio. In contrasto con il loro spensierato ottimismo però molti aspetti del comportamento umano non cambiano in via permanente”, con queste parole il  fondatore della Ps.Positiva, lo psicologo americano Martin Seligman descrive il “passaggio” che ha rivolto l’attenzione degli studiosi sull’ipotesi che la  felicità interiore personale dell’individuo  migliora il benessere globale e non viceversa, soprattutto in termini di durata nel tempo. “La speranza che un miglioramento delle gioie materiali potesse rendere la gente più felice in via definitiva fu scoraggiata da uno studio sulle persone che vincevano alla lotteria, le quali erano più felici per alcuni mesi dopo il loro colpo di fortuna, ma in breve tornavano al loro solito livello di cupezza o allegria se erano già precedentemente individui poco felici”. Così negli anni duemila la Psicologia Positiva “esplode” uscendo dai corsi di nicchia di psicologia per giungere ai corsi per operatori sanitari che iniziavano a trattare le  psicopatologie (come la depressione) con tecniche alternative agli psicofarmaci, insegnando gli esercizi di positività e portando i dati delle ricerche nei convegni aperti al pubblico, nella prevenzione, fino all’applicazione della stessa al Social Marketing arrivato anche da noi. Ecco, la Psicologia positiva pone al centro della qualità della vita la nostra felicità mentale, in modo serio e profondo. Il sostegno psicologico, come spesso ribadisco è per legge competenza dello psicologo e il motivo è semplice: può un motivatore non psicologo che ha seguito qualche corso di motivazione “ricostruire” l’autostima di chi si trova davanti in modo profondo? Questo motivatore ha le competenze per gestire le crisi emotive che potrebbero investire la persona, quando l’effetto esaltante delle foto prima e dopo passerà? E l’autostima stessa del motivatore è sana? Se il suo desiderio è agire sul benessere psicologico  delle persone, sulle loro emozioni, sulla loro autostima perché non impegnarsi per diventare uno psicologo vero scegliendo invece percorsi alternativi? Non è campanilismo, ma consapevolezza che troppo spesso si cerca di agire sulla debolezza emotiva delle persone in modo improvvisato e pericoloso, mentre la psicologia lavora per migliorare dal profondo, per capire cosa ci rende felici e come raggiungerlo in base alle nostre emozioni, non al “si deve fare così”. Non esiste nessun prodotto magico che ci cambi la vita se non siamo felici dentro: pensiamo troppo a ciò che va male e non abbastanza a ciò che va bene nella nostra vita; ha senso analizzare gli eventi negativi per trarne un insegnamento ed evitarli in futuro mentre concentrarsi sugli effetti negativi ci predispone all’ansia e alla depressione. La psicologia positiva inoltre promuove e incoraggia i rapporti interpersonali attivi e costruttivi per il nostro benessere personale e sociale. Alice Bandino, psicologa, www.psygoalicebandino.it

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