>Quando due coniugi si separano ci può essere accordo ma più frequentemente non è una decisione consensuale e quindi prendono piede il conflitto e le rivendicazioni. In situazioni maggiormente conflittuali e ostili chi soffre di più sono i figli che vengono sbalestrati da un genitore all’altro e che non vengono salvaguardati dalla guerra che si fanno. In alcuni casi può accadere che il genitore affidatario, volontariamente o inconsapevolmente, dia avvio a una sorta di “lavaggio del cervello” volto a far sì che il figlio metta in atto una campagna di denigrazione immotivata nei confronti dell’altro genitore e, nei casi più gravi, sfociando in una vera e propria accusa di abuso sessuale e/o maltrattamenti. Questo fenomeno di diffamazione contro uno dei genitori da parte dell’ex coniuge prende il nome di PAS o Sindrome di Alienazione Parentale. L’obiettivo principale che vuole raggiungere il genitore alienante è quello di ottenere l’interruzione immediata delle visite dell’ex-coniuge e raggiungere l’affidamento esclusivo per danneggiare e punire l’ex coniuge.
Il bambino affetto da PAS idealizza in modo assoluto il genitore affidatario e si schiera completamente dalla sua parte, confermando e sostenendo ogni suo ipotetico dubbio o sospetto. Il rifiuto totale del genitore perseguitato è motivato da accuse deboli o addirittura assurde, utilizzando a volte il linguaggio del genitore alienante. I figli vittime di questo meccanismo si sentono legati da un conflitto di lealtà verso entrambi i genitori e quindi sono tormentati dal senso di colpa sviluppando problemi d’identità e diverse problematiche nelle successive relazioni affettive.
Ma quali sono i segnali utili per capire quando stiamo assistendo ad un fenomeno di questo tipo? Uno dei segnali più chiari è il cambiamento comportamentale improvviso e ingiustificato del bambino nei confronti del genitore bersaglio, con il quale prima aveva un buon rapporto affettivo.
Si tratta quindi di un meccanismo che danneggia e osteggia il “genitore bersaglio” e quindi che mina alla relazione genitore-figlio, convincendolo che l’ex-coniuge non è affidabile e che schierandosi con lui rischia di perdere anche la relazione col “genitore alienante”.
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