La vendemmia e suoi ricordi


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>Seppur non si sente più per le strade il profumo del mosto, il caratteristico “tic tic toc” ritmico e cadenzato dei torchi che proviene dai cortili, magazzini o loggiati delle case campidanesi così come si percepiva vent’anni fa, la vendemmia non perde mai il suo potere aggregante. Chi non lo ha mai provato non può capire il fascino di un processo così antico e complesso che da una pianta così umile e semplice come la vite origina il vino, sia esso bianco, rosso o rosato, vino spumante o passito. Gli zuccheri dei suoi frutti, prima recisi, poi deraspati ed infine torchiati, dopo una più o meno lunga permanenza nei tini, diventati mosto, con la fermentazione si trasformano in vino.

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La citazioni sul vino, sulle sue proprietà, sulla vite e la sua coltivazione, dalla poesia e letteratura ai saggi di agricoltura, si perdono nella notte dei tempi e si possono leggere dacche l’uomo ha inventato la scrittura ma sappiamo che la sua conoscenza è molto più antica. Ernest Hemingway ha scritto “il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo”, in poche parole è racchiusa la forza aggregante della vite, della vendemmia ed infine del vino. Perche nella sua semplicità la vite ha bisogno di cure con metodo e organizzazione, di lavoro per la sua trasformazione, e di regole di convivenza civile per la sua consumazione...bere con moderazione.

Eppure anche oggi dove il lavoro manuale è sempre più sostituito dalle macchine, quando le nuove generazioni per la maggior parte sono lontane dal lavoro contadino, nell’epoca della comunicazione veloce di internet, coltiviamo la speranza che questo bagaglio di conoscenze e questa esplosione di sensazioni non si perda, finchè anche fra le nuove generazioni ci sono e  ci saranno ragazzi e ragazze, futuri uomini e donne, che continueranno a perpetuare il rito della trasformazione dell’uva in vino.

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È proprio una sera di metà ottobre, mentre navigavo su internet e sbirciavo su quanto facebook aveva da mettermi in evidenza, ho notato diverse foto della vendemmia pubblicate non solo dalle cantine che per professione trasformano il vino, ma da persone semplici, che sono state chiamate ad aiutare i propri nonni o genitori o amici ed hanno condiviso quei momenti con la pubblicazione di pensieri e fotografie, e poi leggere i commenti e sorridere nel ritrovarsi a vivere anche lontani chilometri e chilometri le stesse emozioni, nell’immaginare gli stessi profumi e suoni. Perché la vendemmia è anche condividere del lavoro insieme ad altri, aiutarsi vicendevolmente, scambiarsi esperienze ovunque questa si svolga. Infine attendere che il frutto di quel lavoro sia maturo e pronto per essere imbottigliato e bevuto ancora una volta in compagnia.

Elena Fadda

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