Si tratta di un patrimonio culturale, piccolo certo, ma consistente. Molto prima delle risorse finanziarie, dei soldi, occorre però la consapevolezza, l’intima convinzione che valga la pena impegnarsi per ricostruire. Ma se innanzitutto sono gli stessi serramannesi a non credere nelle proprie capacità - che sono tante - per restituire decoro al nostro paese, è evidente che gli altri potranno fare poco o nulla per noi.
Molte cose non funzionano o andrebbero seriamente sistemate - nell’abitato e fuori - per non parlare dei servizi carenti, che ostacolano lo sviluppo sul territorio. Il contesto economico è debole, sicuramente, ma perdere ogni entusiasmo non porterà da nessuna parte; cerchiamo di reagire. Abbiamo tanto da offrire: sappiamo essere creativi con parecchia esperienza sulle spalle.
Si tratta di ricominciare, una scintilla di volontà. Possiamo, dobbiamo farcela; per la comunità in cui siamo nati e cresciuti, che ci ha accolto - e nella quale abbiamo accolto tanti altri - fin da quando eravamo piccoli, dove ci è stato consentito di prosperare, giocare, amare, soffrire sperare, imparare; in una parola dove ci è stato dato, fino a questo momento, vivere. Cerchiamo di apprezzarla per com’era, com’è e come sarà. (c. s,)
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