[caption id="attachment_119621" align="alignleft" width="250"]
Alice Bandino[/caption]
Mentre scriviamo, un quindicenne lotta tra la vita e la morte in prognosi riservata, nel reparto angiografia del nosocomio del Brotzu, dopo essere stato accoltellato da un quattordicenne all’uscita di scuola, a Capoterra.
Ancora non sono emerse le motivazioni di questo accoltellamento e l’opinione pubblica è ancora sotto shock per la gravità del gesto avvenuto nel profondo sud della nostra isola, al pari delle periferie delle grandi metropoli ad alta densità abitativa e povertà, a due passi dalle bellissime spiagge sulcitane nel territorio del Sulcis-Iglesiente, facente parte di una delle province più povere d’Italia; una provincia impegnativa da governare poiché fa parte di quelle zone che per decenni hanno goduto della capacità propulsiva degli insediamenti industriali, benessere industriale col tempo e i cambiamenti sociali, ormai giunto al tramonto. Sono territori da riqualificare a livello ambientale/territoriale, umano, professionale ed economico e che nelle indagini Istat sono caratterizzati da alte percentuali di dispersione e di abbandono scolastico tra i minori.
Sebbene siano frequenti reati anche nelle fasce più scolarizzate della popolazione, l’analisi del fenomeno non può essere scollegato dall’analisi del territorio in cui avvengono questi preoccupanti atti violenti e incrociando dati e indagini emerge una correlazione tra la criminalità e una bassa istruzione che, per sua natura, rallenta lo sviluppo del territorio stesso, creando occupazioni precarie.
Fare una disamina sulle problematiche legate al territorio e correlate coi fenomeni violenti è il primo passo per dare una cornice a questo fatto di cronaca, ma non basta e perde efficacia se ci concentriamo solo sulla povertà dei territori e non sulla necessità di rafforzare la creatività e le competenze socio emotive degli abitanti stessi. Sappiamo infatti che la criminalità ha più possibilità di infiltrarsi in aree vulnerabili, rendendo vulnerabili le fasce più deboli, come appunto quella giovanile, in fase di sviluppo bio-psico-sociale; una fascia di soggetti vulnerabili che negli anni passati è stata trascurata a favore delle lotte operaie delle generazioni precedenti; lotte sostenute da Politica, Chiesa e Società, a favore dei genitori o dei nonni degli attuali giovani; battaglie che cercando di salvare migliaia di posti di lavoro, hanno trascurato le problematiche delle generazioni successive, senza porre rimedio agli effetti collaterali della disoccupazione.
Le politiche locali e regionali dovrebbero garantire idee e interventi mirati soprattutto quando una Comunità territoriale è più fragile, perché quando la Società inizia ad essere vulnerabile, quando le Istituzioni entrano in crisi, quando gli adulti sono concentrati su problematiche importanti come il lavoro, garantire il soddisfacimento dei bisogni primari ai figli o stare al passo con la modernizzazione attuale, le prime persone ad essere trascurate sono i minori.
La famiglia delega la scuola per la parte educativa, la scuola pretende venga svolta dalle famiglie; la politica taglia fondi alla scuola e alle politiche sociali; il terzo settore arranca cercando di tamponare i fallimenti statali; la Società non è a misura di giovani perché la maggior parte della popolazione nazionale e regionale è anziana e quindi assorbe la maggior parte delle risorse disponibili e i bisogni e le richieste dei giovani vengono ignorate, dunque.
Di primo acchito, osservando il fatto in sé non emerge molta creatività nell’accoltellare un coetaneo e non si può sminuire il fatto addittandolo solo come la conseguenza della crisi economica della nostra povera isola meridionale; tuttavia non si può tacere sul fatto che un minorenne vada a scuola armato di coltello da cucina, sia esso utilizzato per attaccare che per difendersi da eventuali aggressioni.
Il ministro Valditara dal canto suo propone “un incremento della cultura del rispetto verso le istituzioni pubbliche…ridando autorità e autorevolezza agli insegnanti […]Auspico che quanto prima il Parlamento approvi il disegno di legge sul voto in condotta e le misure riparative”, di fatto schivando il problema, rivolgendo l’attenzione su altri fatti di cronaca, pur essendo questo fatto avvenuto nei pressi della fermata dell’autobus, dopo l’orario scolastico.
Vien da se, anche senza una laurea in psicologia, l’incapacità di programmare interventi di prevenzione della violenza e di far fronte alle richieste delle fasce giovanili da parte dei politici, politici che dovrebbero garantire e proteggere l’incolumità e la sicurezza di tutti i minori, siano essi studenti o no.
Anche il sindaco di Capoterra sui Social si è dimostrato molto colpito dal fatto di cronaca avvenuto nella sua cittadina “[…] «Sono attonito - scrive sui social il sindaco Beniamino Garau - Come genitore mi immedesimo nelle due famiglie e da ore non mi do pace. Come sindaco credo che tutti siamo responsabili di questi gesti estremi con la colpa di non aver fatto nulla prima. Prego perché il ragazzo si salvi. Prego perché chi ha commesso il gesto trovi pace».”
Come detto dal sindaco, siamo tutti responsabili di non aver prevenuto prima questo grave fatto di violenza e ora non resta che pregare che il ragazzo si salvi, contemporaneamente è necessario lavorare in rete a fin che non capiti più. Gli esperti si dividono sulle modalità di prevenzione: c’è chi dice che le famiglie non hanno più polso coi figli, chi accusa la scuola di non valorizzare abbastanza le competenze trasversali a discapito della mera programmazione didattica. La lotta agli abbandoni precoci parte da quello che ragazze e ragazzi apprendono durante il percorso di studi e da come viene loro impartito. Un’istruzione di qualità per tutti, a prescindere dalla condizione di partenza, è la chiave perché nessuno resti indietro: bocciature, ritardi, assenze frequenti, assenza di materiale scolastico, scarsa comunicazione scuola-famiglie sono fattori predittivi di un futuro abbandono scolastico se gli adulti non li interpretano come campanelli di allarme
Il percorso di studi degli studenti non è affatto indipendente dalla situazione familiare. Gli insuccessi scolastici sono spesso correlati a una difficoltà economica e sociale del nucleo. In questo senso, la condizione socio-economica influenza il rischio abbandono due volte. Da un lato, rendendo il costo della prosecuzione degli studi troppo oneroso rispetto all'ingresso nel mondo del lavoro.
Dall'altro, una situazione di deprivazione sociale può ridurre le aspettative dei genitori verso il percorso scolastico dei figli, compromettendo l'autostima di questi ultimi (fonte: Eurydice, La lotta all'abbandono dei percorsi di istruzione e formazione in Europa)
Questo significa che in territori stremati dalla disoccupazione e dai suoi effetti collaterali, la scuola perde appeal, a favore della ricerca di una fonte di guadagno per non gravare sul nucleo e nei casi più estremi per contribuire attivamente all’economia. Negli ultimi mesi inoltre si è discusso molto sull’influenza che la musica trap, rap e moderna in genere avrebbe sui giovani; propongo agli adulti di ascoltare una canzone qualunque tra le più ascoltate dai giovani, senza guardare il video. Sebbene nei testi si parli soprattutto di storie d’amore condite da possesso e ossessioni, credo che nessuno di noi si scandalizzi ma la situazione cambia se guardiamo i video musicali senza musica: un proliferare di gang variegate ragazze in abiti succinti, armi, pestaggi, rapine, vendette, coltelli e lame.
Se in noi questi video suscitano domande e preoccupazioni, non pare essere così per le nuove generazioni che ripetono le parole dei testi e interiorizzano le immagini, normalizzandole, a loro non impressiona tutta quella violenza; abbiamo chiesto a una cinquantina di studenti di un Istituto superiore un loro parere su questi giudizi “da adulti, da boomer”, partendo da un fatto di cronaca, cioè l’arresto per tentato omicidio del rapper Shiva di 24 anni, contestando al rapper anche porto abusivo di arma da fuoco ed esplosioni pericolose. I ragazzi ci hanno spiegato che non è proprio così…lui si è difeso perché dopo un concerto in cui lui aveva “dissato” un altro cantante, i fan di quest’ultimo volevano dargli una lezione.
Legittima difesa quindi, in chiave rap. Tra l’altro il giovane nei primi tempi di detenzione in carcere ha avuto un figlio dalla compagna, motivo per cui questa detenzione viene giudicata dai propri fans, ancora più ingiusta.
I numeri ci dicono che effettivamente c’è un’emergenza violenza che altro non è che il riflesso della violenza tra gli adulti, online e offline la violenza verbale si trasforma spesso in violenza fisica, con casi estremi che son quelli riportati dalla cronaca; riconoscere la violenza e ammetterla è certamente doloroso, ci mette davanti alle nostre responsabilità di adulti ma per porvi rimedio è necessaria un’azione consapevole e massiccia da parte di tutte le Istituzioni in unione con la Società. (…continua…)
*Psicologa
Tel. 347/1814992
© Riproduzione riservata