Le frodi nel settore ittico


di Massimo Pirretti*
  [caption id="attachment_51105" align="alignleft" width="190"] Massimo Pirretti[/caption] Come in tutti settori agroalimentari, anche in quello ittico possiamo incorrere in atti di truffe o frodi volontarie e di difficile individuazione, se non con l’intervento di un’ispezione ad opera di:
  • Autorità Competenti:
- Aziende Sanitarie Locali (A.S.L.) che sono deputate a esercitare funzioni di controllo e prevenzione sulle attività di produzione e commercio e somministrazione di alimenti e bevande;
  • Organi di Controllo:
- Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS), Carabinieri deputati alla tutela della salute soprattutto nell’ambito della repressione e della prevenzione con competenza in tutto il territorio nazionale e strutture articolate anche a livello periferico; - Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF), reparto specializzato del Corpo Forestale deputato a contrastare la criminalità in ambito agroalimentare e le frodi alimentari. Per quanto riguarda le frodi nel settore ittico, ce ne sono diverse e potrebbero essere raggruppate nelle seguenti:
  • vendita di prodotti decongelati come alimenti freschi;
  • vendita di prodotti di allevamento come prodotti ittici pescati (selvaggi);
  • vendita di pesci appartenente a una specie diversa da quella dichiarata in etichetta;
  • vendita di pesce con falsa dichiarazione di provenienza in cui per motivi economici e di lucro, viene dichiarato che si tratta di pesci del Mediterraneo ma in realtà la provenienza è da mari e nazioni diversi e molto distanti);
  • vendita di prodotti congelati, ricoperti da glassatura (strato di ghiaccio protettivo applicato alla superficie di un prodotto della pesca congelato, ottenuto con acqua destinata al consumo umano, per aspersione, o nebulizzazione o immersione), privi dell’indicazione della percentuale di glassatura e del peso netto come richiede la normativa cogente;
  • vendita di prodotti di cui viene occultato il deterioramento grazie all’uso di additivi o altre metodiche fuori legge.
Legalmente è possibile prolungare la freschezza e tutte le caratteristiche organolettiche del prodotto ittico grazie all’utilizzo di sostanze chimiche autorizzate come i polifosfati che consentono alle carni di trattenere una certa quantità di acqua mantenendole toniche oppure l’utilizzo dei citrati (sali dell’acido citrico) che funzionano come antiossidanti rallentando l’invecchiamento del prodotto ittico. È consentita anche l’aggiunta di solfiti, che purtroppo possono scatenare reazioni allergiche o di intolleranza alimentare, che vengono inseriti soprattutto nei crostacei per evitare che il loro addome si imbrunisca diminuendo il loro potere d’acquisto a causa del colore poco attraente, ma pochi sanno invece che sono proprio i gamberi e i gamberoni con la parte addominale scura sono quelli più freschi. Una gravissima frode alimentare praticata attualmente è l’aggiunta di monossido di carbonio per adulterare la colorazione dei prodotti ittici che infatti rimangono rosso vivo tipico di un pesce fresco quando invece non lo è affatto oppure viene utilizzato il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) immergendovi il prodotto il quale subisce un processo di sbiancamento in maniera da rendere la carne più attraente e vendibile. Il monossido di carbonio è pericoloso in quanto libera una grossa quantità di istamina dal pesce causando la sindrome sgombroidale con lo scatenamento di allergie anche molto gravi. *Biologo e Consulente per l’Igiene e la Sicurezza Alimentare Mail: info@etichettatturahaccp.it">info@etichettatturahaccp.it

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