L’Istituto comprensivo di Sanluri ricorda Cristian, maestro di scuola e soprattutto di vita


di Simone Muscas
Sono passati più di due mesi da quando Cristian Curreli di San Gavino Monreale, per tutti maestro Cristian, è venuto a mancare in circostanze tragiche e inaspettate. Era lo scorso 10 novembre e quel giorno sembrava uno come tanti: insegnante alle scuole elementari di Sanluri, come ogni mattina si era recato al lavoro. È proprio a scuola, mentre allestiva l'aula e ordinava il suo materiale prima del suono della campanella, che all'improvviso accusa un malore. Il cuore di Cristian smette di battere e, fra lo stupore e il dolore dei colleghi maestri lì presenti, quella lezione, che lui aveva organizzato con dedizione, non avrebbe mai avuto inizio. Una tragedia tanto inattesa quanto oltremodo dolorosa per i suoi appena 46 anni e per via del fatto che da tante persone è stato ben voluto e stimato. Già, perché Cristian, per chi lo ha conosciuto da vicino, sembra non sia mai essere andato via: un po' come se qualcosa di lui sembri ancora aleggiare nelle vite di tanti. Anche nella quotidianità dei suoi bambini che durante la mattina dello scorso 23 gennaio gli hanno dedicato dei canti. Un’esibizione che si è tenuta nella scuola elementare di Sanluri a cui hanno assistito, oltre alle maestre e alla dirigente Cinzia Fenu, anche il papà e la mamma di Cristian, un suo caro zio e i suoi amici più stretti. Una mattinata, seppur strozzata dal pianto di piccoli e grandi per quella che oggettivamente rimane una vicenda tragica, vissuta però dai presenti come un vero e proprio inno alla vita e alla necessità di guardare avanti col sorriso sempre e comunque. I genitori di Cristian hanno voluto che i libri del proprio figlio diventassero un bene prezioso da custodire nella scuola di Sanluri. Una volontà che i suoi amici più stretti hanno supportato decidendo di acquistare un armadietto con una vetrina che, oltre a permettere di modernizzare l'arredo della scuola, conterrà tutti quei testi che Cristian, se fosse stato in vita, avrebbe, com'era sua abitudine, prima o poi donato a quei bambini che lui sentiva profondamente i suoi. E ora lì in quel corridoio della scuola, oltre a quel nuovo scaffale colorato di bianco dove c'è anche una foto che lo ritrae, sarà possibile prendere in prestito e consultare quei testi. Un piccolo gesto che fa capire come Cristian è sì andato via, ma in fondo abbia lasciato una traccia profonda. Non solo nella vita dei suoi bambini, ma anche facendo breccia alle tante persone che lo hanno conosciuto più da vicino. A tal proposito la storia di Tiziana e Angelita è emblematica: bella e per certi versi surreale, come a dire che la vita, al di là di quella che è la sua oggettività, nasconde angoli oscuri che chissà sta solo a noi dargli luce. Loro sono infatti amiche di Cristian e prima del suo addio non si conoscevano affatto se non solo di riflesso perché il loro amico comune parlava dell'una con l'altra e viceversa, senza che però si fossero mai incontrate prima del suo arrivederci. Oggi sono unite da un unico filo conduttore: non solo nell'affetto che sembra quello di due amiche che da sempre si sono conosciute, ma anche nella loro visione di vita e nella progettualità dei loro interessi. «Perché Cristian e io» racconta Angelita «avevamo tanti progetti e per questo, ora più che mai, ho voglia di dar luce a quelle idee che lui ha solo lasciato in sospeso». Quegli stessi progetti che andavano a convergere soprattutto sulla sfera sociale, il vero credo di maestro Cristian visto che per tanti anni, prima di diventare insegnante, aveva lavorato in un centro ad Arborea dove ci si prende cura di ragazzi che vivono situazioni di disagio e lì scontano una sorta di pena sociale alternativa al carcere minorile. «Da quando era diventato insegnante» spiega Angelita «aveva lasciato quel lavoro al quale teneva tanto. Ma lì tornava spesso, non per lavoro, ma perché aveva una missione che era quella di dare una mano a quelli che per lui non erano semplicemente degli adolescenti in difficoltà, ma che considerava i suoi ragazzi. E a loro ha lasciato diversi doni, fra cui anche tanti libri che sono stati un po' il suo credo di vita». Proprio di Arborea è invece la nuova amica di Angelita, Tiziana, che durante la mattinata dedicata al suo amico di sempre, ha letto un testo per i presenti contenente una chiave di lettura che fa capire ancor di più che Cristian non è stato solo un maestro di scuola, ma soprattutto di vita: «Conoscete il cubo di Rubik?» ha chiesto Tiziana nel leggere un suo testo ai bambini della scuola dedicato all'amico «Ecco, il vostro maestro è come quel giocattolo. I sei colori che lo caratterizzano indicano le sue virtù: il giallo come la luce del sole che è energia, il blu come l'equilibrio e la calma, il bianco perché lui è e sarà sempre luce infinita, il rosso come lo è la sua energia vitale, l'arancione come l'armonia che contagia il prossimo e il verde perché fra le sue virtù più grandi vi è quella di non voler mai lasciare indietro nessuno, soprattutto i più deboli». In un'atmosfera magica la lettura del testo di Tiziana è stata interrotta da un pianto generale. Chissà, forse lui, proprio Cristian, si è palesato per dire che attorno alla sua persona era già stato detto tutto, qualsiasi parola in più sarebbe stata superflua. Un modo come spiegare che bisogna sempre guardare avanti perché la vita è energia e, come ci ricordano le leggi della fisica, quella stessa energia è uguale alla massa che altro non è che la materia che costituisce ogni cosa immateriale e vivente e, più in particolare, anche le persone. Quella stessa energia che è anche infinita in quanto, sempre per come recitano le leggi che governano l'universo, mai si crea e mai si distrugge, ma esclusivamente si trasforma. Tutto infatti si trasforma. E se è vero che nella vita non è importante “il passo che fai, ma l'impronta che lasci” è altrettanto vero che l'energia, quella luce bianca del cubo di Rubik, deve per forza essere in qualche modo infinita. Un po' come a dire che quel dolore c'è bisogno di convertirlo in energia positiva quanto prima. Quella mattinata ha forse ribadito il concetto che, asciugate le lacrime, un po' tutti siamo chiamati a portare avanti i tanti progetti in sospeso lasciati da Cristian. Un vero maestro, di vita e di cuore, che lo è stato, lo è e, soprattutto, sempre lo sarà.

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