Nella seduta del Gran Consiglio del fascismo, n. 175, del 6 ottobre 1938, alla quale il Duce ha partecipato intervenendo numerose volte e riassumendone i termini della discussione, è stato deliberato un ordine del giorno nel quale viene proclamata la “appartenenza alla razza ariana dell’Italia”; vengono fissati i punti coi quali il razzismo viene introdotto nella legislazione matrimoniale; sposa la linea antiebraica. In pratica si è dato vita alla “Carta della Razza”. “Il Gran Consiglio, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale; ricorda che il fascismo ha svolto e svolge una attività positiva diretta al miglioramento qualitativo e quantitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci ed imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale. Il Gran Consiglio del fascismo stabilisce: il divieto di matrimoni di italiani ed italiane con elementi appartenenti alle razze camita e semita e altre razze non ariane; il divieto per i dipendenti dello Stato e degli Enti Pubblici di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza; il matrimonio di italiane ed italiani con stranieri anche di razza ariana dovrà avere il preventivo consenso del ministro dell’interno; dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenti al prestigio della razza nei territori dell’impero”.
Il Governo immediatamente diede seguito al deliberato citato con la promulgazione del Decreto Legge del 17 novembre 1938. Esso vieta i matrimoni di cittadini italiani di razza ariana con persone di altra razza; definisce agli effetti di legge l’appartenenza alla razza ebraica; stabilisce l’esclusione degli ebrei dal sevizio militare, dalle cariche pubbliche e dalle amministrazioni; ne limita i diritti nel campo della proprietà immobiliare, nella gestione delle aziende economiche e nell’esercizio delle libere professioni; stabilisce la categoria degli ebrei che possono essere sottratti alle discriminazioni (famiglie iscritte al partito nazionale fascista prima del 1922; famiglie di caduti in guerra). La riunione n. 175 del Gran Consiglio del Fascismo e la successiva complicata e spinosa legislazione antiebraica, era stata preceduta da tutta una serie di fremiti violenti che nel 1938 erano esplosi nell’Italia fascista sulla questione della razza e sulla conseguente persecuzione antiebraica. Il 14 luglio del ’38 il governo fascista fa pubblicare sul Giornale d’Italia il “Manifesto della Razza”, la dura dichiarazione antisemita di un gruppo di scienziati rimasti inizialmente anonimi. Il Manifesto afferma in sostanza che gli italiani appartengono alla razza nordica, sono quindi ariani e non hanno nulla da spartire con gli ebrei; anzi vengono invitati a proclamarsi “francamente razzisti”. Il documento consta di dieci paragrafi tutti improntati all’odio razziale. Il 5 agosto viene pubblicato il primo numero della rivista “La difesa della razza”, diretto da Telesio Interlandi, alla quale il governo ed il partito fascista cercano di dare la massima diffusione. E’ l’esempio più famigerato di propaganda delle infami idee razziste. Subito dopo vengono emanati una serie di decreti antisemiti. Il primo investe il settore della scuola. Il 3 agosto 1938 tutti gli ebrei stranieri vengono esclusi dalle scuole di ogni ordine e grado; i professori ebrei vengono cancellati dall’insegnamento; agli alunni ebrei è fatto divieto di frequentare le scuole secondarie pubbliche. Le comunità ebraiche sono autorizzate all’istituzione di scuole private. Il 3 settembre viene approvato una prima serie di provvedimenti antisemiti ove si dichiara che “colui che è nato da genitori di razza ebraica, anche se professa religione diversa, è di razza ebraica”. Agli ebrei stranieri viene vietata la dimora in Italia, in Libia e nei possedimenti dell’Egeo. I residente hanno sei mesi per emigrare. Sono revocate le concessioni di cittadinanza date agli ebrei stranieri dopo il 1918.
È questa certamente la pagina più buia e triste del secolo scorso.
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