Abbiamo sentito ripetere fino alla noia che i sardi sono “Pocos, locos y malunidos”, pochi, stolti e disuniti. È la frase attribuita all’ambasciatore spagnolo Martin Carillo in una relazione minuziosa sulla situazione linguistica e culturale della Sardegna inviata nel 1641 al re Filippo IV. È in realtà un’espressione coniata quasi quattro secoli fa che si è trascinata fino ai nostri giorni contribuendo ad alimentare in molti sardi un complesso di inferiorità e una diminuzione del senso di autostima. Ma questa espressione è da ritenersi un luogo comune o corrisponde per molti aspetti ancor oggi alla verità? Che i sardi siano pochi (pocos) non è un mistero per nessuno. È una constatazione che interessa anche i secoli passati. Ma questa non è certo una colpa. L’isola a causa di molte variabili come le condizioni morfologiche del territorio, le contenute risorse disponibili, le molteplici dominazioni che si sono susseguite e che l’hanno letteralmente spolpata non è molto densamente popolata. Gli aggregati urbani sono pochi e la maggior parte degli abitanti in parte pastori, contadini e artigiani risiede in piccoli borghi. Moltissime ville sono da tempo scomparse dalla carta geografica a causa di pestilenze, carestie e altri malanni. Ma ancor oggi molti paesi rischiano lo spopolamento a causa soprattutto della mancanza di opportunità di lavoro. In tal modo trova linfa vitale il decremento demografico che vede la Regione Sardegna in testa alla classifica.
Che i sardi siano “locos” cioè stolti, matti, come scrive l’ambasciatore Carillo il quale forse passerà alla storia solo per questa relazione, non corrisponde assolutamente al vero. Di matti ce ne sono tanti in tutte le parti del mondo e molti, ma molti di più fuori dall’isola, tenendo conto della proporzione con il numero degli abitanti. Al contrario i sardi come affermava il generale Alfonso La Marmora nell’800, profondo conoscitore di questa terra e autore del Viaggio in Sardegna, i sardi sono furbi, scaltri “conseguenza naturale delle condizioni di estrema povertà” causate anche dalla dominazione spagnola impegnata più che a far progredire socialmente e culturalmente l’isola, a caricarla di tasse e balzelli d’ogni genere. Dice ancora il Lamarmora che i sardi compensano la loro non troppo elevata statura con la bellezza delle forme, la notevole forza muscolare, la laboriosità, le energie spirituali, la costanza negli affetti o in caso contrario nell’odio. Per superare nel corso dei secoli le ricorrenti avversità naturali e le sopraffazioni dei dominatori, i sardi hanno dovuto maturare e mettere in campo tutte le energie fisiche e morali ed uno spirito mai domo neppure di fronte alle sconfitte e alle repressioni.
Riguardo ai sardi “malunidos” forse vi è parzialmente un fondo di verità. L’isolamento, l’asprezza del territorio, le comunicazioni almeno nei secoli passati difficili e quindi la necessità di cavarsela da soli hanno contribuito in un regime di autosufficienza a far rinchiudere in sé stessa la popolazione. Ma non è assolutamente vero che non si riesce a trovare l’unità. Sa paradura è una di queste manifestazioni di unità e di generosità nel venire incontro al pastore che ha perduto il gregge. Lo sport dove ci sono squadre, atleti isolani impegnati in competizioni nazionali o internazionale come le olimpiadi, le paralimpiadi, i campionati europei, i tornei di pallacanestro, le gare ciclistiche etc. hanno la capacità di tenere unito un intero popolo intorno alla bandiera dei quattro mori ereditata proprio dai dominatori aragonesi. I quattro mori sventolano dappertutto. Si notano nelle partite internazionali e nazionali, lungo le tappe del giro d’Italia e di Francia, nelle manifestazioni sindacali, negli incontri di giovani. Dovunque ci sia un gruppo di sardi spunta una bandiera, da Roma a Parigi, da Londra a Madrid. È il segno dell’orgoglio di essere figli di questa isola come dice Mauro Corona in una dedica alla terra dei suoi antenati: “Se nasci in Sardegna, nasci dalla costola della Terra Madre. E non smetterai mai di sentirti orgogliosamente parte di un angolo di Paradiso. Prediletto, Odiato, Sfortunato, Invidiabile, figlio del vento e del mare”.
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