Ha qualche aneddoto da raccontare?
«Una ragazza tedesca arrivata a Cagliari con il progetto Erasmus aveva scelto le vetrine del nostro negozio come tappa abituale delle sue passeggiate in città. Conclusa la sua esperienza è tornata in Germania dove ha concluso gli studi: si è fatta la sua vita, ha conosciuto il futuro marito, un autotrasportatore che per motivi di lavoro viene spesso in Italia, con il quale ha avuto una bambina. Trascorsi circa quindici anni approfitta di una spedizione qui in Sardegna per imbarcarsi anche lei allo scopo di comprare uno di quegli abitini che quotidianamente si fermava a guardare, pensando che un giorno l’avrebbe indossato la propria figlia (figlio)».
Quali sono stati i momenti difficili della vostra attività?
«Sicuramente la chiusura della clinica pediatrica e dell’Ospedale civile San Giovanni di Dio, il presidio più antico in città, sono stati degli episodi fortemente critici per la nostra attività. A questo si aggiunge la mancanza di parcheggi soprattutto in relazione alla tipologia della nostra clientela, genitori con bambini piccoli che spesso sono costretti a lasciare la macchina in via Roma e raggiungerci con i passeggini».
Una via d’uscita alla crisi potrebbe essere l’e-commerce, voi come vi organizzate?
«In una società sempre più globalizzata, il mercato delle vendite online è un settore che non possiamo permetterci di trascurare ed infatti stiamo valutando di entrare a breve anche nel commercio via internet. Sfruttiamo molto la nostra pagina Facebook, intesa soprattutto come vetrina virtuale dove esporre i prodotti ed entrare così in contatto con la nostra clientela in tutta la Sardegna».
Quali articoli caratterizzano la vostra produzione?
«Diciamo sempre “non sono abiti, sono nostri figli” e infatti ciò che ci contraddistingue è l’unicità dei nostri prodotti, dall’abitino per il battesimo, classico con tanto pizzo, al vestitino da usare tutti i giorni. Per scelta non abbiamo la jeanseria e l’abbigliamento casual, vogliamo produrre esclusivamente oggetti particolari utilizzando tessuti naturali quali la seta, il cotone e la lana. Reperire sul mercato questa tipologia di materiali sta diventando sempre più difficile e costoso, anche se ultimamente sono per primi i pediatri a sconsigliare l’utilizzo di vestitini realizzati con un tessuto sintetico perché provocano allergie e soprattutto non consentono la traspirazione della pelle, causando la sudamina del bambino. I modelli che produciamo sono frutto della nostra fantasia, sono soprattutto capi unici che permettono alla nostra clientela di “distinguersi dalla massa” senza necessariamente avere stampato in evidenza il marchio di un brand famoso, non sempre sinonimo di qualità. L’informatica non è ancora entrata nella nostra produzione; ogni vestito va infatti pensato e poi adattato al tessuto scelto. Il passo successivo è la realizzazione del modellino in carta (dima), a seguire quello in tessuto, quindi viene cucito e montato: abbiamo sia il prêt-à-porter che l'abito esclusivo cucito su misura, tant’è che l’anno successivo spesso i genitori chiedono di allungare per esempio le maniche del cappottino considerata la crescita de bambino/a».
Concludiamo qui il racconto di una attività che da quarant’anni porta avanti la loro esperienza, porta avanti il made in Italy.
Antonio Obinu
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