Mario Moro: l’artista del mare


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>Si chiama Mario Moro, ha 35 anni, ed è un cantautore che da tanti anni lavora nel mondo della musica. Per lungo tempo è stato impegnato, in qualità di cantante e musicista, per una compagnia navale italiana intrattenendo i numerosi viaggiatori che quotidianamente hanno percorso diverse tratte del mar mediterraneo.

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Come si è approcciato al mondo della musica?

Ho iniziato, sin da piccolo, semplicemente cantando nella mia stanza; quindi, diventato più adulto, mi sono cimentato come cantautore nella partecipazione a diverse manifestazioni musicali in Sardegna, in alcune delle quali sono riuscito a riportre un buon successo.

Qual è la tua formazione musicale?

Canto e suono diversi strumenti. Negli anni mi sono perfezionato  nel settore frequentando una scuola di musica.

Com’è proseguita la sua carriera artistica?

Durante un tour musicale in Sardegna dedicato ad artisti emergenti proposi alcuni brani inediti. Purtroppo quell’esperienza, pur essendo stata molto positiva sotto tanti aspetti, non si concluse nella maniera in cui avrei sperato, motivo per cui persi gli stimoli nel continuare a scrivere e musicare brani esclusimente miei. Iniziai quindi a dedicarmi a fare musica nei locali proponendo soprattutto pezzi cover. Dopo diversi anni mi sono trasferito a Roma e ho iniziato a lavorare nella ristorazione: durante quegli anni ho smesso di fare musica per mancanza di tempo e stimoli.

Ad un certo punto è però tornato sui suoi passi.

Abitavo a Roma da parecchio tempo e avevo un contratto di lavoro a tempo indeterminato in una panetteria. Un bel giorno ho però capito che quella non poteva essere l’attività della mia vita e, pur a malincuore, ho deciso di licenziarmi per ributtarmi a rifare qualcosa nel mondo della musica. Desideravo tornare a fare ciò che più di qualsiasi altra cosa mi dava emozioni. In poco tempo mi è arrivata un’offerta di lavoro per fare il cantante in una compagnia navale. Non sapevo a cosa sarei andato incontro, tuttavia non ci ho pensato due volte e ho accettato.

Un’esperienza la sua, si potrebbe dire, abbastanza originale.

Si, soprattutto perché si ha a che fare con un pubblico che cambia ogni giorno e che è quindi molto eterogeneo. Lavorare come artista in una nave, inoltre, è per certi aspetti impegnativo anche fisicamente visto che sono davvero poche le giornate in cui si ha qualche d’ora di libertà per stare in terraferma. C’è poi un aspetto positivo che mi ha arricchito tantissimo: dopo le mie serate ho spesso avuto modo di conoscere persone che mi hanno raccontato la loro vita e il perché dei loro viaggi. Tanti di loro affrontavano quel viaggio nella speranza di trovare qualcosa che potesse permettergli di migliorare la propria vita.

L’esperienza da “artista in mare” come la giudica?

Faticosa, ma altrettanto costruttiva. Credo che il mare rappresenti, per alcuni aspetti, lo specchio della vita: il viaggio, in fondo, è un cammino spesso pieno di sentieri sconosciuti e impervi, necessario però per inseguire i propri sogni. Un po’ quello che è successo a me: prima di fare questa scelta lavorativa avevo tanti dubbi e pochissime certezze. Alla fine posso dire si sia trattato di un’esperienza positiva.

Sogni per il futuro?

Per qualche mese mi dedicherò a lavorare all’animazione nei villaggi turistici, ma non escludo, visti anche i tanti attesati d’affetto che ho ricevuto, di tornare dal prossimo autunno a lavorare per le compagnie navali. Conto inoltre di tornare a cimentarmi nell’incisione di brani di mia composizione; le navigazioni notturne sono state, fra le tante cose, anche fonte di ispirazione per la stesura di alcuni testi che mi piacerebbe presto musicare.

Simone Muscas

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