Marmilla, nascite e decessi: numeri impietosi, il saldo nei diciassette paesi è sempre col segno negativo


di Simone Muscas
  Fra le cause che hanno fatto propendere lo Stato italiano a individuare la Marmilla come sito idoneo allo stoccaggio delle scorie radioattive nucleari vi è, oltre allo scarso rischio sismico del territorio, anche quello della bassa densità abitativa. Per il 2020 il saldo fra nascite e decessi, esclusi nuovi residenti ed emigrati, indica la perdita di un punto e mezzo percentuale di abitanti rispetto all’anno precedente. Un’enormità. Se si proiettassero quei dati al prossimo decennio si scorgerebbe una perdita di circa un sesto dell’attuale popolazione, mentre, sempre seguendo lo stesso trend, ma al 2040, la fotografia sarebbe quella di una popolazione con circa il 30 per cento in meno di abitanti rispetto a oggi. Altro dato da non dimenticare: dagli anni novanta a oggi è stato perso almeno il 15 per cento di residenti rispetto alla densità abitativa che si registrava sino al decennio 1980-1989. Quanto al 2020 in Marmilla si sono contate appena 72 nascite contro 232 decessi: un saldo che fotografa un rapporto di poco più di tre persone che passano a miglior vita per ogni nuova culla che viene occupata. Se poi quei dati vengono analizzati più nel dettaglio, emergono nuove indicazioni: per esempio il triste “zero” nella casella dei nuovi nati nei comuni di Setzu, Ussaramanna e Las Plassas. Ma anche i paesi più popolosi (Villamar, Lunamatrona e Furtei) fanno registrare numeri molto bassi di nuovi nati rispetto al passato. L’unico paese che può vantare un discreto numero di neonati è Gesturi che, pur con un lieve saldo negativo, conta comunque 12 nuove nascite. In generale tuttavia la situazione non è delle più rosee: il saldo fra nati e deceduti è infatti, per tutte le comunità, sempre con il segno meno davanti. Dati che da una parte potrebbero essere interpretati solo come semplici freddi numeri, dall’altra invece inducono alla riflessione: «Alla luce di questo trend - viene spontaneo chiedersi - qual è lo scenario più probabile?» La risposta è piuttosto ovvia: «Si potrebbe andare verso la perdita o il drastico ridimensionamento dei servizi alla persona, qualcuno di questi, per esempio la scuola, anche essenziali». Per cittadini ed enti locali la ricetta più razionale da seguire potrebbe essere quella di puntare a un approccio più territoriale possibile e meno legato alla singola comunità. Le scorie? Rappresentano solo la prima minaccia: Dietro l’angolo potrebbe nascondersi dell’altro, chissà qualcosa addirittura peggiore del rischio nucleare.

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