di Simone Muscas
Il fenomeno del randagismo è un problema che interessa tutti i Comuni del territorio.
Il Comune di Villamar, di recente, ha pubblicato la rendicontazione annuale relativa a questa spesa dichiarando di aver speso, per l’anno 2020, circa 4 mila e 200 euro per far fronte alla criticità. Per l’amministrazione locale si tratta di una spesa minore rispetto a quella preventivata all’inizio dello scorso anno, visto che per combattere il problema erano stati stanziati circa 10 mila euro dai fondi di bilancio comunale. Nonostante le spese più basse del previsto il randagismo continua però a essere una criticità rilevante non solo per il paese, ma per il territorio. Nel 2020 l’Unione dei Comuni della Marmilla ha speso circa 165 mila euro per contrastare il fenomeno del randagismo. Si tratta di un costo che ogni anno viene sostenuto dai singoli Comuni che attingono le risorse dai rispettivi bilanci comunali. Ciascuna amministrazione locale deve quindi farsi carico della propria quota parte da pagare in relazione al numero dei cani randagi presenti nel territorio di competenza col fine di sostenere le spese giornaliere degli animali che vengono portati nei canili.
«Questo meccanismo - sostengono all’unisono i volontari e amanti degli animali del territorio - sarebbe però da rivedere. Per un Comune gestire il randagismo è infatti, oltre che un onere, anche una responsabilità».
La legge italiana non contempla l’affidamento di un animale a un potenziale volontario che volesse adottarlo: l’iter da seguire è quello di informare i vigili urbani sulla presenza di un randagio in modo che i Comuni si attivino affinché l’animale venga mandato al canile convenzionato con l’Unione.
«La soluzione per ridimensionare il fenomeno del randagismo – dicono i volontari - potrebbe essere quella di indirizzare una parte dei soldi spesi dalle amministrazioni comunali in maniera più avveduta, indirizzandoli ai proprietari degli animali sia per aiutarli a sostenere economicamente la sterilizzazione che per sensibilizzare quante più persone possibili a questa pratica». Il costo medio di una sterilizzazione è tutt’altro che economico: si aggira infatti intorno a duecento euro per un cane e cento per un gatto, prezzi che variano a seconda della taglia dell’animale e del suo sesso. L’idea sarebbe quella di replicare quanto già si fa in tanti centri del Nord della Penisola e dare una svolta alla piaga del randagismo che interessa, con poche eccezioni, tutto il sud Italia, Marmilla inclusa. «Una prassi di questo tipo - sostengono i tanti volontari e amanti degli animali - permetterebbe di ridurre il numero dei cani randagi presenti nel territorio, azzerare gli abbandoni dei cuccioli, alleggerire le responsabilità delle amministrazioni comunali e chissà permettere, nel lungo periodo, di risparmiare qualche risorsa».
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