Non ho saputo resistere né tanto meno ho inteso rinunciare al desiderio e al richiamo di visitare la città di Matera e soprattutto i “Sassi”, i famosi rioni storici tanto pubblicizzati attualmente dai mezzi di comunicazione di massa. Innumerevoli sono i servizi televisivi trasmessi e numerosi sono i personaggi famosi che quotidianamente si recano in visita alla città, eletta a capitale europea della cultura il 2019.
Per il visitatore che gira con stupore soprattutto nella parte della città antica scavata nella roccia tufacea è un intrecciarsi di storia, cultura , tradizioni, usi e costumi tramandati nel tempo. Sono aspetti di un vivere che ti coinvolge, ti incanta, ti emoziona e che ti spinge a volerne sapere di più, ad approfondire e ad indagare su uomini e donne che qui hanno vissuto, faticato e sofferto.
Sono i luoghi del vivere, luoghi di lavoro, di molte sofferenze e di poche gioie e gratificazioni. Per il nostro tempo sembra tutto frutto di fantasia. Ma qui in grotta con l’aggiunta a partire dal XVII secolo do uno o più vani costruiti, hanno davvero vissuto migliaia di famiglie di una classe di piccoli contadini, braccianti e piccoli artigiani. Non era raro che una famiglia fosse composta anche da 11 componenti i cui nomi e date di nascita emergono dal certificato dell’anagrafe debitamente appeso alla parete della grotta e con tanto di firma dell’ufficiale comunale responsabile.
Si può comprendere e condividere tale “modus construendi”, per gli uomini del paleolitico o del neolitico, ma qui nei Sassi di Matera questa modalità si è mantenuta ed è sopravvissuta fino agli anni sessanta. Fintanto che con una legge speciale non è partito un piano di risanamento con il trasferimento di gran parte della popolazione dei Sassi nei nuovi rioni cittadini inquadrati in un piano regolatore organico che ha favorito il consolidarsi dell’ attuale assetto urbanistico.
È infatti dagli anni '50, dopo una precedente opera di risanamento igienico-urbanistico avvenuto tra il 1908 ed il 1930, che a Matera si prende coscienza dell’enormità e della complessità e dei gravi pericoli non solo di carattere igienico-sanitario ma anche di natura sociale. Certo i Sassi e le grotte sono divenute patrimonio dell’Unesco, sono suggestive, pittoresche, ma qui vivevano famiglie molto numerose, con tutte le masserizie appese alle pareti, il mulo o il cavallo in un angolo, la piccola cucina ricavata in un anfratto con gli utensili appesi anch’essi alle pareti, il pagliericcio dove dormivano i coniugi insieme ai figli piccoli, la culla o le culle di legno per quelli più grandetti e altri spazi impensabili per poter riposare la notte.
Una cisterna interrata garantiva l’utilizzo dell’acqua piovana.
Ma all’interno della grotta, in un angolo veniva accumulato anche lo strame dell’animale da lavoro che forniva nei periodi più freddi un po’ di tepore. Niente acqua corrente, né servizi igienici, né illuminazione. Un modo di vivere per uomini, donne e bambini per noi inaccettabile con una economia di mera sopravvivenza per tanta povera gente costretta a vivere con le magre risorse di una terra arida, per lo più alle dipendenze dei proprietari terrieri e a prezzo di duro, durissimo lavoro. Oltre alla grotta-abitazione ulteriori grotte scavate nella collina di tufo, erano adibite ad usi comunitari come le neviere dove si conservava la neve o il ghiaccio come un tempo avveniva anche in Sardegna e grotte adibite ad ulteriori usi comunitari. Ma nel tufo sono state scavate nel tempo anche cripte, cappelle o chiese rupestri affrescate segno di grande religiosità di un intero popolo.
Le condizioni igieniche talmente precarie, con le fogne a cielo aperto, la mancanza di acqua corrente e di servizi igienici etc. hanno contribuito ad allontanare in qualche modo forzatamente gli abitanti dai Sassi ai nuovi rioni cittadini, posti questi nella parte alta della città dove erano e sono presenti palazzi signorili che appartenevano alle persone abbienti insieme ad artistiche chiese, piazze, conventi riteniamo costruiti nel tempo con il lavoro dei poveri abitanti dei Sassi.
Tutto questo vede il visitatore che si reca a Matera: nella parte alta della città palazzi, chiese, piazze, monumenti, Uffici Pubblici nella parte sottostante quasi come l’inferno dantesco a doppio imbuto, le grotte abitative anche a più piani, raggiungibili con un alternarsi di rampe e camminamenti. Questi i pensieri che affioravano alla mente mentre giravo per Matera, città che senza i Sassi, questi antichi rioni scavati nel tufo, mai sarebbe diventata patrimonio dell’umanità.
Immerso in questi pensieri ho persino dimenticato che anche Cagliari era candidata a città europea della cultura. Mi sono trovato immerso in un mondo fuori dalla realtà. Eppure il percorso è stato breve. Non ero dall’altra parte del mondo: Cagliari-Bari in aereo, e poi Altamura ancora in territorio pugliese e infine Matera ad appena 20 Km. Due cittadine queste, seppur contigue, per molti aspetti diverse, più storicamente multietnica e aperta Altamura, dove hanno convissuto pacificamente etnie , religioni, lingue , usi e costumi diversi, con minori contaminazioni di genti Matera anche se a partire dal XVI secolo “un casale” risultava abitato da profughi albanesi e serbo-croati.
Ma in tutto il territorio aleggia lo spirito di Federico II, sovrano illuminato e lungimirante. Tutto parla del grande Federico re di Sicilia, Re dei Romani e poi imperatore del Sacro Romano impero, ma prima ancora di Magna Grecia e ancora molto più indietro nel tempo del nostro antico cugino uomo di Neanderthal. Vale la pena di fare un salto a Matera e nella vicinissima Altamura e dintorni: un viaggio nei Sassi con richiami ai Longobardi e ai Normanni e nella Puglia imperiale di Federico II.
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