Dopo tanti anni di siccità, di cambiamenti climatici improvvisi, le piogge primaverili avevano dato speranza di una stagione positiva per la produzione del miele, ma ora il caldo eccessivo nel Medio Campidano è abnorme e, insieme ai tanti incendi, sta sterminando interi sciami di api con un vertiginoso calo della produzione dell’oro giallo, che in Sardegna raggiunge alti livelli di qualità.
Così da San Gavino Monreale a Guspini, passando per Sardara, Gonnosfanadiga, Villacidro ed Arbus la situazione è drammatica. Lo rimarca Maura Mascia di San Gavino, che alcuni anni fa ha ricevuto il primo premio (le tre gocce d’oro) per il suo miele di eucaliptus nella fiera di Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna: «Quest’anno per le api la situazione è critica, oltre al caldo ci sono anche i rischi per gli incendi e io stessa ho dovuto spostare una postazione. Le mie api, che chiamo le “mie bambine”, sono nomadi e le porto da San Gavino a Donori. Ho 15 arnie e, dopo la parentesi del periodo del Covid, abbiamo ripreso con le sagre e le fiere».

I tanti incendi e l’inquinamento sono due fattori che contribuiscono alla scomparsa delle api come ricorda Laura Pilloni, hobbista di Guspini: «Le mie api fortunatamente stanno bene, le abbiamo salvate da un grosso incendio avvenuto circa un mese fa vicino a dove ho la postazione senza subire danni. Quindi mi sento fortunata. Purtroppo la produzione di miele come in questi ultimi anni è calata in quanto anche le fioriture non durano tanto per il caldo che le fa seccare. Per prevenire gli incendi bisogna pulire tutti i terreni e fare fasce in modo che il fuoco non cammini. Le persone devono avere un cervello nei confronti della natura, purtroppo la maggior parte dei fuochi sono voluti dall’uomo: non faccio altro che vedere foto di milioni di api morte per via del fuoco».
A Villacidro lavora con 550 alveari Valerio Deidda, che pratica il nomadismo per le api che in autunno-inverno stanno per lo più in montagna nell’agro Villacidro-Arbus mentre in primavera-estate si spostano verso la pianura di Villacidro, Serramanna e San Gavino fino a Gesico per la fioritura della sulla: «Le api per mantenere in vita la covata - spiega - devono ottenere all’interno dell’alveare una temperatura ideale di 34-35 gradi. Questo avviene ventilando con le ali e distribuendo gocce d’acqua per favorire l’evaporazione. Tutto questo si complica con questo caldo estremo che sta portando alla moria e al collasso dell’intero alveare. Quest’anno la prima ondata di caldo estremo è arrivata a metà giugno compromettendo la fioritura dell’eucalipto che per l’apicoltore risulta la produzione più importante economicamente e per le api serve per farsi le abbondanti scorte che servono per affrontare nel migliore dei modi l’estate-autunno. Queste ondate di calore bloccano o diminuiscono il nettare nei fiori il caldo intenso e la siccità fanno fiorire le piante per periodi più brevi o riducono la produzione di nettare e polline. Le api trovano quindi meno cibo. Le temperature molto elevate possono affaticare le api. Per mantenere fresca l’arnia, molte operaie devono ventilare l’interno con le ali invece di uscire a raccogliere cibo».
Un altro problema che ogni anno sta aumentando è quello degli incendi: «Ormai - aggiunge Valerio Deidda, la cui moglie Marta gestisce un piccolo negozio di miele e di prodotti dell’alveare - la campagna non è più vissuta come una volta, i terreni sono abbandonati e diventano preda per i piromani. Solo nelle ultime settimane si sono verificati degli incendi ogni giorno che per poco non hanno bruciato gli alveari».
Inoltre quest’anno per la prima volta Valerio Deidda ha colorato di bianco il tetto degli alveari: «Questa pratica - spiega - è molto usata nei paesi caldi. Effettivamente con dei test abbiamo constatato una temperatura inferiore di quasi 10gradi in meno. Questa pratica non è risolutiva ma sicuramente aiuta la termoregolazione all’interno dell’alveare».
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