Montevecchio, Bruno Concas: il futuro nel ricordo


Gli amici hanno voluto ricordare la figura del medico della miniera Bruno Concas. Nella chiesa di santa Barbara è stata celebrata una messa in suffragio
Montevecchio, Bruno Concas: il futuro nel ricordo

In occasione del primo anno dal suo decesso parenti, amici e semplici conoscenti hanno voluto ricordare la figura di dottor Bruno Concas. La messa vespertina della domenica nella chiesa di santa Barbara a Montevecchio, è stata a lui dedicata. Quindi, un breve ma significativo momento di commemorazione.

C’erano tutti, la moglie Iride con i figli e i nipoti, i fratelli, le sorelle, i soci dell’associazione Elafos da lui fondata, quelli dell’associazione minatori Sa Mena, alcuni del gruppo Scout Guspini 1°, alcune mamme che hanno affidato negli anni i loro figli alle cure del pediatra, un buon gruppo degli abitanti della comunità di Montevecchio, il neo sindaco di Guspini e altri che hanno conosciuto l’uomo, il medico, il volontario che amava profondamente la sua comunità e il territorio.

Alla fine della cerimonia religiosa due momenti hanno caratterizzato il ricordo; di fronte alla chiesa di Gennas è stata scoperta una targa commemorativa che ricorda la figura del medico e nella piazzetta delle Cernitrici è stato messo a dimora un carrubo.
 

 

La targa riporta una frase dello scrittore e saggista Jean Giono (1895 –1970). Lo scrittore Jean, infatti, partecipa alla 1^ guerra mondiale salvandosi per miracolo allo sterminio di Verdum, questo fatto lo indirizza verso un ideale pacifista che, come scrivono i suoi biografi “fondava sul rapporto tra uomo e natura i più profondi interrogativi esistenziali”. La scelta dell’epigrafe non è stata quindi un caso, e ben rappresenta lo spirito e la vita di dottor Bruno Concas.

Quanti lo hanno conosciuto, oltre alla mitezza, ne ricordano la competenza e l’attenzione che ha sempre prestato nei rapporti interpersonali e nei confronti della natura che lo circondava. La nascita del gruppo Elafos per la salvaguardia del cervo sardo nella seconda metà degli anni ’80, dopo l’incendio del 1983 che devastò il territorio di Ingurtosu e Montevecchio dove l’ungulato aveva il suo areale, ne è un esempio.

La vicinanza all’Associazione dei minatori Sa Mena, figlio di minatore e medico di miniera. Come dimenticare, poi, le giornate trascorse nel territorio minerario in compagnia del gruppo Scout Guspini 1° per la pulizia di sentieri e sorgenti. Gli scout che non aveva mai dimenticato e dei quali era fratello maggiore, in quanto facente parte, dopo la 2^ guerra mondiale, del gruppo Montevecchio 1°. I giovani nei quali ha creduto sempre e, quando richiesto, consigliato con disinteresse e affetto.

I genitori che hanno affidato i propri figli e figlie alle cure dell’esperto pediatra. Si potrebbe aggiungere la sua presenza in Consiglio Comunale a Guspini e tante altre attività che lo hanno visto protagonista.

Il secondo momento ha condotto i presenti dalla chiesetta di santa Barbara, Piazzale Rolandi, quindi lungo viale Gramsci, sino alla piazzetta delle Cernitrici a fianco dell’albergo il Cinghiale, riaperto come bar e alloggio per pellegrini e turisti.

Una breve cerimonia ha visto i nipoti del medico mettere a dimora un carrubo, albero resistente e longevo, abituato a vivere in terreni aridi e poveri donando ombra e frutti preziosi. Albero della generosità, ma anche dell’abbondanza e della forza.

I nipoti hanno messo a dimora, in uno spazio ancora da decorare, la piantina. Un applauso e qualche lacrima ha chiuso la cerimonia. L’ambiente sereno e la sera, che con la sua brezza iniziava ad accarezzare ogni cosa, ha fatto il resto. Ha facilitato gli incontri, i riconoscimenti e la speranze condivisa che il borgo di Gennas de Serapis, dopo essere stato il centro delle miniere, diventi giacimento di cultura nel quale il rapporto tra uomo e una natura sempre generosa si rinnovi per costruire nuove storie di pace. Chi ha cosciuto Bruno Concas sa che era, forse, il suo più grande desiderio.

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