Montevecchio ha festeggiato la patrona Santa Barbara


di Sandro Renato Garau
Solita giornata uggiosa di inizio dicembre, quella che segue Santa Bibbiana e precede quella di San Nicola,  patrono di Guspini. Anche quest’anno, nel borgo minerario di Montevecchio, il 4 dicembre si è ricordata la Santa protettrice degli uomini di miniera, dei marinai, degli architetti, dei campanari, degli ombrellai, dei carpentieri, dei tessitori, dei metallurgici, degli armaioli, dei cannonieri, dei pirotecnici. Invocata in molte parti del mondo. Come ogni anno gli abitanti del borgo di Gennas, gli ex minatori, i figli dei minatori e alcuni devoti alla santa hanno dato vita alla festa religiosa. Ha preso avvio dalla chiesetta attigua al palazzo della direzione, la processione che ha attraversato le vie del borgo,  impreziosita dalla presenza del gruppo folkloristico di Fluminimaggiore, dell’associazione Marinai d’Italia e scortata da alcuni minatori con casco e candela a carburo. Ha percorso via vittorio Veneto per arrivare all’ormai diroccata struttura della vecchia potabilizzazione e tornare in viale Gramsci sino a piazza Rolandi, e quindi nella chiesa, dove due minatori, a braccia, hanno riportato il simulacro al suo consueto alloggiamento. A seguire la Santa Messa celebrata da don Marco Statzu. Tutti hanno notato l’assenza del Cappellano don Giuseppe Floris che da molti anni anima la vita religiosa del borgo. Don Giuseppe è stato impossibilitato ad esserci per problemi di salute. Il suo saluto ai presenti lo ha rivolto don Marco Statzu che ha augurato, a nome del Cappellano, buona festa, e chiesto di pregare per lui. Don Marco, nella sua omelia ha attualizzato la vita della santa facendo dei paralleli con la situazione contemporanea. Ha parlato di guerre, e rivolgendosi ai minatori delle miniere sarde dismesse da molti anni e a quelle ancora attive sparse nel mondo, ha posto l’accento su quelle dove bambini e bambine sono costretti a lavorare in condizioni di grande disagio, per estrarre quelle terre rare indispensabili ad alimentare i cellulari del nostro mondo “civilizzato”. Un accenno anche alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Ha ricordato che la giovane santa, reclusa in una torre dal padre e fatta decapitare dallo stesso perché, non rinnegando il suo credo, ha deciso di essere libera di seguire i suoi principi e scelte senza piegarsi a nessuno.  Don Marco ha sottolineato che l’uomo e la donna devono essere liberi di scegliere e agire secondo coscienza a costo di essere perseguitati, come sta, purtroppo, capitando in alcune parti del mondo, come in Somalia, dove i cristiani, che rappresentano lo 0,1% circa della popolazione, vengono massacrati quasi ogni giorno. La serata si è chiusa con un momento conviviale proposto dal comitato della festa. "Attrus annus  cun salludi" il saluto finale tra quanti hanno partecipato alla festa. Grazie agli abitanti del borgo che hanno reso possibile la festa, all’associazione Sa Mena, al gruppo folkloristico di Fluminimaggiore e alle personalità presenti.  

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