NO per difendere una giustizia davvero al servizio dei cittadini, non dei potenti di turno


Questa riforma mira a introdurre nuovi organi che costerebbero circa 72 milioni di euro in più ogni anno
NO per difendere una giustizia davvero al servizio dei cittadini, non dei potenti di turno

di Emanuele Matta*  

Il 22 e 23 marzo saremo chiamati a votare per un referendum costituzionale che riguarda un tema centrale per la nostra democrazia: la Giustizia.
Sento il dovere di parlarvi con chiarezza di una riforma che, a nostro giudizio, rischia di indebolire le tutele dei cittadini comuni a vantaggio dei soliti potenti. Per questo vi invito, fin da subito e senza giri di parole, a votare NO.
Perché dire NO?
Innanzitutto perché questa riforma si fonda su una promessa che non corrisponde alla realtà: quella di rendere i processi più rapidi ed efficienti. In verità non cambierà nulla per l’artigiano sardo che aspetta di essere pagato, per chi deve risolvere una controversia condominiale o per chi attende una sentenza da anni. I veri problemi della giustizia italiana si affrontano con più magistrati, più personale amministrativo e maggiori risorse per i tribunali, non con modifiche alla Costituzione.
Paradossalmente, questa riforma mira a introdurre nuovi organi che costerebbero circa 72 milioni di euro in più ogni anno. Parliamo di risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate, ad esempio, per assumere numerosi magistrati e rendere davvero più efficiente, ma soprattutto veloce il sistema.
Il punto più delicato riguarda però il rapporto tra politica e magistratura. Attraverso il meccanismo del sorteggio e l’istituzione di una nuova Alta Corte, si rischia di aumentare il peso della politica sulle carriere e sulle eventuali sanzioni disciplinari dei magistrati. Il rischio è infatti quello di indebolire l’autonomia della magistratura, un principio fondamentale previsto dalla nostra Costituzione.

Emanuele Matta

C’è poi un altro aspetto che riguarda direttamente i cittadini. Con la separazione delle carriere, il Pubblico Ministero (cioè chi sostiene l’accusa) non sarebbe più parte dello stesso ordine del giudice. Questo potrebbe trasformare il ruolo del PM in quello di un accusatore sempre più orientato alla condanna, sul modello di altri sistemi giudiziari, vedasi per esempio quello americano. Chi non ha grandi risorse economiche per sostenere una difesa complessa potrebbe trovarsi in futuro in maggiore difficoltà.
Il rischio è quello di una deriva verso una giustizia sempre più diseguale: più indulgente con i potenti e più severa con i cittadini comuni. Negli ultimi anni sono già state approvate norme che hanno ridotto alcuni strumenti di indagine, come ad esempio le intercettazioni. Ora si propone una riforma che rischia di incidere ulteriormente anche sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Una riforma che apre alla possibilità per la politica di mettere le mani sulla magistratura.
Il 22 e 23 marzo ogni voto sarà importante. Trattandosi di un Referendum confermativo non è previsto alcun quorum e il risultato verrà determinato da chi otterrà il maggior numero di voti validi fra il Sì e il No.
Si tratta di scegliere se avere un sistema che tutela l’autonomia della magistratura e il principio secondo cui la legge è uguale per tutti, oppure avallare un cambiamento che potrebbe alterare questo equilibrio. Sia chiaro, questo non significa che la giustizia non abbia bisogno di essere migliorata o resa più efficiente. Significa però che non si può pensare di farlo modificando in modo così profondo gli equilibri democratici su cui si fonda il nostro ordinamento.
Per queste ragioni vi invito a votare NO: per difendere una giustizia davvero al servizio dei cittadini, non dei potenti di turno.

 

*Consigliere regionale 5stelle

 

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