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>Nella trappola della dipendenza ci è caduta l’intera società. Dipendenza da smartphone. Basta guardarsi intorno per accorgersi che non c’è più nessuno che non cammina guardando il suo smartphone, nessuno che in sala d’attesa non combatta la noia col proprio telefonino anziché sfogliare una rivista, nessuno che segua una conversazione senza buttare l’occhio al display, nessuno che sia tranquillo se in un posto la copertura Wi-Fi è assente, o lenta. Nessuno che, pur avendo la suoneria come avviso di chiamata o messaggio, non controlli compulsivamente lo smartphone.

È stata definita nomofobia, la dipendenza e la paura ossessiva di non essere raggiungibili per assenza di rete oppure per assenza di credito telefonico. La nomofobia colpisce molte persone in tutto il mondo e tra i più colpiti ci sono i giovani, tra i 18 e i 25 anni, con problemi di autostima e difficoltà nelle relazioni sociali. È quanto emerge da uno studio della scuola di psicoterapia Erich Fromm, realizzata in occasione del XVIII Congresso mondiale di Psichiatria dinamica, a Firenze. La nomofobia alimenta insicurezze relazionali e in alcuni casi patologici si manifesta con stati di ansia e agitazione incontrollata. In Cina, nazione in cui l’impensabile esiste, hanno addirittura realizzato per “i malati di smartphone” (coloro che non sono capaci nemmeno un secondo di staccare lo sguardo dal cellulare) delle piste divise in due corsie. no cellophones e cellophones, cammina qui a tuo rischio. Le piste hanno l’obiettivo di evitare gli incidenti causati dalla distrazione e dalla dipendenza, aiutando i pedoni a camminare nella giusta direzione grazie ai segnali disegnati sui marciapiedi. Le interazioni, i rapporti interpersonali, i modi di vivere e di stare nella società, sono cambiati. Ma essere dipendenti dagli strumenti forniti dalla tecnologia come fosse pane quotidiano, tanto da sentirne un bisogno irrefrenabile può non solo causare malesseri fisici ma anche compromettere la capacità stessa di pensare. Uno dei molteplici effetti della inarrestabile invasione tecnologica è l’induzione alla comodità. La comodità ci impigrisce. Siamo sempre propensi ad evitare gli sforzi e spendere poche energie cerebrali per trovare soluzioni perché quando la soluzione è a portata di click, non ci pensiamo due volte ad avviare la ricerca sugli appositi motori come fossero l’estensione della nostra mente. Vari studi di psicologia, hanno affermato che questa dipendenza rallenta le funzioni cognitive dimostrando che esiste un’associazione importante tra l’uso costante del cellulare e l’abbassamento dell’intelligenza. Disintossicarsi dall’eccesso tecnologico è doveroso se vogliamo ritornare a riappropriarci di pensieri e azioni, non più sudditi delle avanguardie. Elena D'Ettorre
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