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>Antonio Francesco Sebastiano Gramsci, noto Antonio o più familiarmente Nino Gramsci, nato ad Ales, in provincia di Oristano il 22 gennaio 1891, morto a Roma il 27 aprile 1937, esattamente ottanta anni fa. Politico di statura internazionale le sue opere sono tradotte in tutte le lingue del mondo, credo sia l’autore italiano più tradotto nel mondo assieme a Dante, ma non sono sicuro. Oltre che di politica Gramsci si è occupato con rara competenza e straordinaria passione di filosofia, critica letteraria e linguistica, storiografia, giornalismo. Rinchiuso, ridotto al silenzio e poi ucciso dai fascisti, nuovamente ucciso dalla debole, timida democrazia che subentrerà al Regime dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, dagli stessi ex compagni di partito, forse imbarazzati dalla potenza rivoluzionaria del suo pensiero, dal rigore della sua analisi, che mal si prestava ad essere ridotta in slogan da dare in pasto alle folle all’occorrenza, per raggiungere obiettivi che non sono utili alla reale crescita intellettuale, allo sviluppo delle capacità di analisi delle cause reali del mondo e dell’acquisizione di una dialettica non puramente verbale, capace di operare la trasformazione delle società in senso comunista, da parte di ogni uomo, al di là della sua origine, della sua posizione sociale, della sua formazione accademica o semplicemente scolastica, ma invece ad ottenere meri interessi di carriera politica o sindacale, per arrivisti pronti a cavalcare l’onda, a saltare sul carro del vincitore del momento, sempre trainato però dal popolo bue, dal popolo volutamente tenuto bue dalla classe politica del Dopoguerra, quasi per intero, perché se il popolo prende coscienza non c’è più posto per i trasformisti della politica, che in Italia, senza sostanziali interruzioni di continuità, l’hanno fatta da padroni dall’Unità a oggi, cioè da più di Centocinquanta anni!

Il pensiero di Gramsci, vivo, calato nella nuova realtà repubblicana, diffuso tra il popolo, reso accessibile alle masse, avrebbe certamente messo i bastoni tra le ruote ai piani di conservazione dei privilegi di classe che con la democrazia subentrata al fascismo non sono svaniti, anzi sono diventati in realtà ancora più forti, perché infìdi, introdotti mascherati dentro la testa della gente col finto benessere consumistico e la falsa coscienza che si è generata di partecipazione alla vita politica attraverso il rituale sempre più stanco della convocazione alle urne, che chi vince vince, non cambia la situazione delle differenze di classe, che oggi più che trenta, venti o anche solo dieci annoi fa sono sotto gli occhi di tutti: ricchi sempre più sfacciatamente ricchi, poveri sempre di più e sempre più poveri.

Oggi è povero anche chi lavora, chi ha un buon impiego, chi ha oltre trent’anni continuativi di esperienza in quell’impiego, cose assolutamente inimmaginabili solo fino a pochi anni fa. Il dramma è che soprattutto i giovani non hanno gli strumenti culturali per risolvere in positivo questa attuale situazione di crisi, individuandone le vere cause e le forze in campo che la sostengono. Sentono, soffrono ma non sanno che fare, e sono inoltre vittime della loro stessa volontà infiacchita dalle lusinghe del mercato, barattano dignità politica e libertà di pensiero e d’azione con banali gadget che contribuiscono a loro volta a isolarli dal mondo reale e dalla ricerca delle cause di un malessere che non riconoscono ma che vivono, soffrono, subiscono in pieno, come la cronaca quotidianamente potrebbe, con una maggiore attenzione e spirito critico, facilissimamente dimostrare. Dunque l’eclissi reale nella nostra cultura di pensatori come Marx e Gramsci, non è casuale: è voluta! A parte le ridicole celebrazioni ufficiali che spesso non si distinguono dalle sagre paesane per promuovere la vendita dei prodotti tipici di questo o quell’altro villaggio, di una provincia, o di un consorzio territoriale nel migliore dei casi, il pensiero di Gramsci, per volerci limitare a questo gigante della politica internazionale del XX secolo, rimane rinchiuso nei musei, atrofizzato nelle biblioteche, scippato alla cultura popolare italiana, fatto oggetto di dotte, fini analisi bizantine da intellettuali che via via si sono allontanati dal popolo, sono al popolo, agli operai, ai contadini, alla piccola borghesia impiegatizia, diventanti sempre più disorganici, per ritornare nei ranghi degli utili cantori di un potere all’apparenza democratico, in realtà tutto ripiegato sugli interessi delle grandi industrie, del nuovo capitalismo del secondo Novecento e dei primi due decenni dell’attuale, del potere finanziario che mano a mano a livello mondiale è diventato il vero e unico padrone dei destini di svariati miliardi di uomini che oggi popolano la Terra.

Antonio Gramsci, marxista critico e umanista, come qualcuno l’ha perfettamente definito, ancora oggi, soprattutto oggi, straordinario e fulgido esempio di dignità e coerenza. Il suo pensiero, sconosciuto in Italia, intenzionalménte sottratto, per la sua potenza critica, ai giovani, totalmente, irresponsabilmente, colpevolmente assente dalle scuole italiane di ogni ordine e grado, è per altro oggetto di studio in tutto il mondo, le sue opere sono tradotte in tutte le lingue del mondo, è il pensatore italiano più studiato al mondo. Il fascismo ha pensato bene di impedire a questo cervello di funzionare per vent’anni, la democrazia italiana, come usa fare coi cervelli dei vivi e dei morti l’ha spedito all’estero, con biglietto di sola andata, sempre per non spaventare I giovani, affidati per la loro crescita alle amorevoli cure dei professionisti delle buone intenzioni e della condivisione fraterna di tutti con tutti, ricchi e poveri, innocenti e criminali, buoni e cattivi, fascisti e democratici, c’è posto per tutti nell’attuale Buon Mondo italiano, tranne che per il pensiero critico, per esempio quello di Antonio Gramsci, e tra gli altri, Darwin, Marx, Nietzsche, Freud, solo per fare pochissimi nomi. L’Unesco ha inserito Gramsci tra i 250 autori che hanno prodotto letteratura di ogni genere: scientifica, politica, storiografica, saggistica varia, letteratura propriamente detta, (romanzi, racconti, novelle), poesia, e tutto quanto possa essere letto e ri-conosciuto come valido prodotto culturale dell’intelligenza umana, di ogni tempo, di ogni luogo, in ogni lingua. Niente male, se abbiamo anche solo una vaga idea di quanti libri, nella plurimillenaria storia dell’umanità tutta, da Oriente a Occidente e da Nord a Sud, belli e degni di essere letti, siano stati scritti e pubblicati. Oltre l’opera la stessa vita del pensatore sardo, costituisce un patrimonio teorico da trasmettere alle attuali e future generazioni, una testimonianza di quella filosofia della prassi, vissuta, resa appunto pratica, fino al disprezzo di sé, al martirio. Viva ancora a lungo il pensiero di Antonio Gramsci! Viva fino a quando avrà forza e energia da dare ai mondi che verranno. Oggi quella forza e quell’energia per me l’ha ancora, il suo pensiero può tornare utile ai giovani. Ma questo non sta a me, non sta a noi stabilirlo, noi siamo il passato. Sta a noi però fare di tutto per renderlo disponibile alla loro conoscenza.
Antonio Loru© Riproduzione riservata