Pabillonis: 4 giorni di festa per San Giovanni Battista


San Giovanni Battista “Sa festa de Santu Juanni Mannu” e "Is carrus de s'abiu" per ricordare la liberazione del paese dai Mori d'Africa del 1584
Pabillonis: 4 giorni di festa per San Giovanni Battista

Definito ormai il programma, il comitato organizzatore è impegnato negli ultimi preparativi per festeggiare, nel migliore dei modi “Sa festa de Santu Juanni Mannu”, così definito dagli anziani soprattutto. Festa che ricorda, il 29 agosto, la decollazione e il martirio del Santo, mentre la nascita viene celebrata il 24 giugno.

Per onorare la ricorrenza, la leva 76, coordinata dalla presidente, Francesca Armas e coadiuvata dagli altri membri del comitato composto, da Alessandro Garau, vice presidente, Andrea Lisci, Mauro Lisci, Angelo Serpi, Diana Cossu, Gianluca Figus, Silvia Tomasi, Rosita Balbo, Pino Doi, Daniel Lambroni, Alessandra Contini, Moira Floris, Augusto Contini e dal parroco don Fidele, ha predisposto quattro giorni di iniziative, dal 27 al 30 agosto, con eventi, religiosi e civili. Tra questi, significativa e suggestiva è la sfilata de “Is carrus de s’abiu”: omaggio, promittentza e ringraziamento nei confronti di San Giovanni Battista che, secondo la tradizione, salvò il paese dall’assalto dei pirati maomettani nel 1584 e che si tiene ogni anno il 28 e il 29 agosto.

Un impegno importante e di prestigio, ma anche di responsabilità per i giovani volontari che mantengono viva questa antica tradizione fatta di religione e leggenda, ma anche di tragici eventi storici legati alla devozione verso Santu Juanni. Il territorio di Pabillonis conserva ancora alcune peculiarità che testimoniano questi richiami e riferimenti al passato. “Bia de is Turcus” è un nome che oggi, solo gli anziani, gli agricoltori e gli allevatori, soprattutto, conoscono e sanno individuare nel reticolo delle strade campestri del paese. Un percorso utilizzato, in particolar modo, nel passato, ma anche attualmente, per raggiungere i campi, gli ovili e la zona di Partiossu e Sa Zeppara, ma non solo, la carreggiata rurale serviva anche per recarsi verso i paesi limitrofi come San Nicolò d’Arcidano. Se da secoli, questo toponimo “Sa bia de is Turcus”è rimasto, fino ad oggi, nella memoria dei pabillonesi e nelle cartografie del territorio comunale, un motivo ci sarà. La strada campestre era infatti, quella che avevano percorso Is turcus o meglio, i barbareschi, mori e saraceni, che una volta sbarcati nell’insenatura di Marceddì, raggiunsero e assaltarono il villaggio di Pabillonis nei secoli passati. Le masnade di pirati e marinai musulmani, dalle coste del Nord Africa, assalivano, devastavano e razziavano le coste italiane e la Sardegna, tra cui la pianura del Campidano. Furono diversi i villaggi, che fin dal Medioevo erano stati oggetto di queste incursioni, molti furono anche distrutti e scomparvero per sempre, come Bonorzuli,a pochi km dal il territorio di Pabillonis e Mogoro e in precedenza, Domu e Campu (verso la fine dell’Alto Medio Evo), ma anche Pavilio (San Lussorio). “… i Mauri dell’Africa sbarcati nel seno di Flumentorgiu avrebbero invaso, disfatto, incendiato questo luogo e le reliquie della popolazione si sarebbero ritirate nel luogo attuale di Pabillonis”, scrive l’Angius. Ma la comunità pabillonese, non scomparve completamente. I superstiti di Domu e Campu, e Pavilio, anche se in tempi diversi, abbandonati i villaggi distrutti, fondarono un nuovo centro abitato, Pavigionis, Pavillionis, Panigionis, come veniva indicato allora, nei vari documenti e dove si trova l’attuale paese.

 Intorno al 1300 fu edificata la chiesetta di San Giovanni Battista che ricoprì anche il ruolo di parrocchia per vari secoli. Il paese aveva la sua importanza, come si rileva da fonti storiche: figura fra le parrocchie della diocesi di Terralba che nella metà del sec. XIV versavano le decime alla curia romana ed è citato in un documento del Codex Diplomaticus Sardiniae dell'anno 1323, e figura anche tra i villaggi che sottoscrissero la pace fra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona del 1388. Ma la sicurezza del paese e dei centri abitati del Campidano erano sempre a rischio poiché le scorrerie dei Barbareschi nella pianura, continuavano. Dopo varie incursioni, nel 1527, i mori alla guida di Aydin Rais (Scacciadiavoli)tornarono nel golfo di Oristano, “...sbarcano nel porto di Terralba (Marceddi) e assaltano alcuni villaggi quali la stessa Terralba, Uras ed Arcidano…. I corsari si preparano a continuare nelle loro depredazioni verso Mogoro, Pavillionis e San Gavino quando, un fierissimo temporale che scoppiò nella sera e lo stato di ebrietà, in cui era la massima parte, salvò quei paesi dalla sventura e interrompe l’azione”, scrive Vittorio Angius. I danni per Pabillonis in questa occasione, furono evitati, ma circa cinquant’anni dopo, un altro assalto ben più disastroso dovette subire il paese, come raccontano alcuni storici sardi. “Nel 1584”, narra il Fara, “furono assalite e saccheggiate Gonnos-Fanadiga e Pabillonis, sorprese da un gruppo di corsari che era sbarcato nella marina di Arbus e si era inoltrato all’interno”. 

Ma è Vittorio Angius ancora una volta, a descrivere in modo più esaustivo il saccheggio e la violenza nei confronti degli abitanti. I corsari barbareschi attaccarono a sorpresa e tra urla, violenze e massacri, devastarono il villaggio. Inutile il suono a martello della campana del campanile di San Giovanni per avvisare del pericolo; in mezzo a questa confusione, “una parte dei popolani poté salvarsi con la fuga, gli altri vedendosi stretti dai barbari si ritirarono nella chiesa e dal campanile e dal tetto combatterono per molte ore sperando di essere soccorsi degli altri paesi, ma prima che comparissero i desiderati liberatori la masnada barbarica espugnava la chiesa, legava in grandi funate i prodi con le persone imbelli, donne, vecchi e fanciulli e poteva tornare indietro sino alle navi con i prigionieri e con la preda”, racconta ancora l’Angius. I superstiti che erano scappati, si salvarono, secondo la tradizione, tra la folta vegetazione ricca di alberi di “abiu” (ontano) che allora cresceva rigogliosa ai lati del fiume: un vero bosco. E così tra questi alberi, gli uomini, le donne e i bambini, tremanti per la paura e terrorizzati di essere scoperti dai feroci barbareschi, pregavano San Giovanni Battista, il santo protettore del paese, per la salvezza, Se la bardana o la razzia, andò a buon fine per i barbareschi, forse si deve anche ad un tradimento, come asserisce ancora lo scrittore sardo: “...e guidati come è necessità supporre da un rinnegato fecero assalto improvviso”. Il traditore-condottiero di questa spedizione infatti “era un sardo di Guspini che aveva nome Stellari…dopo aver abiurato la religione, venne fatto capitano di squadriglia. Egli fece l’impresa non ad altro, che a prendersi la fanciulla, di cui era innamorato: ma non la ottenne perché già donna di un altro, fu uccisa dal marito (di Pabillonis), che (a sua volta) fu spento subito, nell’ira del feroce rivale, (da Stellari) tra crudeli tormenti”, racconta testualmente l’Angius. I superstiti, tornarono nel paese distrutto e si misero all’opera per la ricostruzione delle abitazioni, della chiesa di san Giovanni e delle attività economiche tra le quali le botteghe artigiane dei pentolai. In questa fase di ricostruzione, gli abitanti, erano animati dalla fede religiosa e soprattutto verso San Giovanni Battista, a cui attribuivano la salvezza.

Da qui la tradizione, che forse si colloca, fin dal lontano passato, della sfilata de is carrus de s’abiu addobbati da ricchi tappetti e attrezzi agricoli, accompagnati da uomini e donne in costume sardo, come ringraziamento nei confronti di San Giovanni Battista con grande partecipazione di popolo. L’importanza della festa di San Giovanni, nel passato, è ricordata anche dallo scrittore V. Angius (1797-1862) che mette in evidenza:“...le feste principali con intervento di forestieri pubbliche ricreazioni e corsa di barberi,(corsa di cavalli) sono per la natività e decollazione di San Giovanni Battista….”Da segnalare anche nel libro Cronico della parrocchia, che nel 1839, “intorno alla chiesa di San Giovanni, il rettore Ignazio Soru, rinnovò le loggette per botteghe di rivenditori delle annuali feste”. Abbiamo una testimonianza anche del 1852, dove si evince, che la questua era riservata ai celibi del villaggio, un’usanza che d’altronde è rimasta, in uso, fino ad alcuni decenni fa, quando si effettuava “sa cicca” (la questua) o “giro della corona”, casa per casa, con alcuni esponenti del comitato che portavano con sé il piccolo e antico stendardo raffigurante il santo e un cestino chiamato “sa corona”, per ricevere le offerte.

Programma religioso 

Giovedì 27 Agosto ore 17,30 Santo Rosario presso la Chiesa di San Giovanni Battista. ore 18, Santa Messa presso la Chiesa di San Giovanni Battista, alle 19 Benedizione della legna (s’abiu)

Venerdì 28 Agosto ore 17,30, Santo Rosario presso la Chiesa di San Giovanni Battista, ore 18 Santa Messa presso la Chiesa di San Giovanni Battista, sempre alle ore 18. con partenza da piazza Fatima sfilata per le vie del paese de is Carrus de S’abiu con la partecipazione del gruppo Folk Santu Juanni e il gruppo Femminas con le launeddas, si proseguirà verso via Padre Kolbe, via Umberto, via Sardegna, via Sassari, via Vittorio Emanuele, via Santa Maria, via San Giovanni, dove alle ore 19 ci sarà la benedizione dei Is Carrus de S’abiu.

Sabato 29 Agosto ore 9,30 partenza della processione per le vie del paese con is Carrus de S’abiu e la partecipazione del gruppo Folk Santu Juanni e il gruppo Femminas con le launeddas; via San Giovanni, via Roma, via Su Pardu, via Venezia, via Napoli, via Genova, via Villacidro, via Satta, via Argiolas, via Giosuè Carducci, via Cesare Battisti, via Vittorio Emanuele, via Santa Maria, via San Giovanni, Piazza San Giovanni.

Alle 11, in parrocchia, Santa Messa in onore di San Giovanni Battista, dopo la messa il santo verrà riportato nella chiesetta di San Giovanni

Programma civile

Giovedì 27 Agosto La mattina, taglio della legna, alle ore 18,15 animazione per bambini con il gruppo Max Animazioni. Alle ore 21,30 Concerto del gruppo Alma Mediterranea e con Moses Concas, musicista, armonicista e compositore e la sua band

Venerdì 28 Agosto ore 8 Allestimento Is Carrus de S’abiu. Alle 22 Panky Alma, musicista, cantautrice, percussionista, live con la sua band. Alle 23 Spettacolo pirotecnico eseguito dalla ditta Piano Event srl di Armando Colombo & Andrea Piano

Sabato 29 Agosto ore 18 Gara Podistica organizzata in collaborazione con l’Atletica Pabillonis. Alle 21,30 Musica live con la band Bluesy Whispers.Ore 23 Dj set con DJ Jacopo

Domenica 30 Agosto, ore 17 Laboratorio di pittura con Carla. Alle 22, animazione, musica e divertimento con il Gruppo Is Cuccureddus; ore 23,30 estrazione dei biglietti della lotteria. Alle 24,30 DJ Marras live

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