Pabillonis, Battista Zurru campione sportivo e provetto pasticcere


A 87 anni tiene un laboratorio sulle zeppole: una ventina le donne partecipanti

Battista Zurru, classe 1938, prossimo agli ottantotto anni, riesce ancora a stupire. Dopo un passato di calciatore famoso negli anni Cinquanta e Sessanta, in diverse squadre della zona, di numerosi titoli di campione sardo del tiro a volo, dove ancora partecipa con successo alle gare ufficiali e da sempre esperto panettiere, ora stupisce per la sua abilità nella pasticceria. 
Da alcuni anni, infatti, aggiunge al suo invidiabile palmares di titoli sportivi, anche quello di “campione o maestro delle zeppole”, come lo definisce qualcuno. Un appellativo forse iperbolico per indicare la sua abilità in questo settore, ma non certamente privo di realtà, vista la sua fama, ormai, acquisita anche nel web, dove ha tanti ammiratori ed estimatori e ha stabilito un rapporto interattivo con tante appassionate, tra cui molte inserite nel gruppo “dolci di Sardegna”. 

Una celebrità che ha convinto Battista Zurru ad accettare la richiesta di questi ammiratori per predisporre dei laboratori: “come preparare le zeppole in modo speciale ed eccellente”. Una disponibilità e un’empatia, d’altronde, che ha sempre contraddistinto la sua personalità, messa in evidenza anche nel suo passato di sportivo, dove era stato sempre ammirato e benvoluto da tutti. 
«Ho giocato - afferma - per tre anni col Guspini in prima divisione e sono stato capocannoniere in ogni stagione, diventandone poi anche il capitano. Mi voleva il Cagliari, avevo fatto un provino e diversi dirigenti avevano puntato gli occhi su di me, ma non potevo permettermi di lasciare il mio lavoro di panettiere, allora di pallone non si campava!». 
 

Battista Zurru insieme alla mamma Clementina


Prima dei trent’anni, il promettente calciatore appende le scarpe al chiodo e intraprende l’attività nel tiro a volo, dove lascia il segno: più volte campione regionale, e, per anni, in Sardegna, è stato il miglior tiratore di sempre. Nella sua carriera ha collezionato centinaia di vittorie, trofei, ma anche attestati e medaglie d’oro da parte del Coni per meriti sportivi. Nonostante questi successi sportivi, non ha mai trascurato, però, l’attività della sua vita professionale: il lavoro di panettiere e, ancora oggi, dopo 74 anni di attività nel settore, è ancora attivo. «Ho iniziato a lavorare nel panificio di famiglia e a “ciuexi” l’impasto da ragazzino», rimarca Battista Zurru. L’arte di fare il pane l’ereditò dalla mamma Clementina che, oltre gestire il panificio, si occupava anche de sa buttega coloniale e degli otto figli, avuti dal matrimonio con Costantino Zurru, Il giovane Battista collaborava a tempo pieno con la mamma da cui apprese i segreti di preparare su cifrasciu, is costeddas e su cocoi: esperienze che furono la base della sua attività professionale. Anche dopo aver passato la consegna del panificio al figlio Danilo, che ha ereditato i segreti paterni, papà/nonno Battista non ha mai smesso. Anzi! Da tempo, infatti, oltre che dare una mano al figlio in panificio, all’età di 87 anni, è ancora “con le mani in pasta” e si dedica, in particolare, anche alla produzione di vari tipi di dolci. 
 



Esperienza, tradizione, ingegno e praticità sono alla base di una fama che l’ex panettiere ormai si è creato: zeppole, parafrittus o fatti fritti, pardulas, bianchini, ma anche panettoni e colombe artigianali sono le produzioni particolarmente apprezzate. E non solo in paese, anche nel circondario grazie all’web che ha fatto conoscere il pasticcere di Pabillonis, diventato ormai un personaggio e un “maestro”, da qui l’invito di tenere dei corsi pratici. E così è stato. Il pasticcere ottantasettenne non si è tirato indietro, e nonostante l’età, che non ha sminuito la sua vitalità e il dinamismo, non ha potuto dire di no alle richieste di un nutrito gruppo di appassionate donne per partecipare a un laboratorio sulle zeppole. E così, per ben due volte, il pasticcere, di domenica mattina, l’ultima il 15 marzo scorso, ha sollevato le serrande del panificio di via Argiolas per l’atteso laboratorio pratico. Alle 9 in punto, una ventina di donne, alcune accompagnate anche dai compagni e mariti, si sono presentate puntuali all’appuntamento. L’accoglienza come di consueto, non ha tradito le aspettative e dopo una fetta di colomba artigianale all’amarena offerta dal maestro: tutte a lezione! Attente, interessate e curiose e con tanta voglia di apprendere i segreti del pasticcere, le “allieve”, provenienti da diversi paesi del circondario: Villacidro, Sardara, Guspini, Arbus, Gonnosfanadiga, ma anche Villamar e Cagliari, tutte motivate per questa bellissima esperienza, non hanno perso una parola del maestro. «Sono di Desulo, ma abito a Sardara. Le zeppole le facciamo anche a casa e la lavorazione è la stessa, ma voglio migliorare sulla consistenza della pasta e poiché l’impasto è molto morbido ci vuole molta manualità e voglio provare con lui, come le “mette nella padella”, per provarle poi a casa». Un’altra allieva soggiunge con ironia: «Io sono una “pasticciona” e voglio “pasticciare” sempre meglio, vedendo dal vivo tutta l’operazione». 

 


Nelle due ore di corso, molte interagiscono, altre portano le proprie esperienze, alcune, fanno domande allo “chef”, che spiega e chiarisce con dovizia e in modo esauriente. Intanto, come promesso, dopo la preparazione, si passa alla pratica: l’impasto viene trasferito in una “scivedda” e le donne a turno, con le mani, ne “verificano” la consistenza e la plasticità. Intanto, Battista prepara la grande padella con 8 litri d’olio, ogni tanto controlla la temperatura: per la verifica immerge un pezzo di pane, «serve anche per togliere l’acidità», aggiunge un’allieva aspettando la conferma dello chef, che approva. In attesa della prova più impegnativa, preparare le zeppole e metterle nell’olio, in modo corretto e preciso, l’apprensione aumenta. Finalmente s’inizia. Battista, con maestria e velocità, prende dalla scivedda un grumo di pasta, lo allarga al centro e lo immerge nell’olio, con sicurezza e precisione. Ecco apparire le zeppole che si gonfiano, prendono forma e dopo una girata, per una cottura uniforme, con l’ausilio di due bacchette in legno, vengono tolte e immerse nello zucchero. L’operazione è seguita con particolare attenzione dalle allieve, qualcuna commenta, altre osservano i vari passaggi, altre ancora immortalano con foto e video. All’improvviso il maestro annuncia: “Ora tocca a voi”! Serie, attente e concentrate, qualche sorriso di circostanza per attenuare l’emozione, tutte le allieve si cimentano, una alla volta, in tutte le varie operazioni della frittura: chi immerge piccole porzioni di impasto, chi le gira per dare la giusta cottura e doratura, chi le toglie dall’olio bollente e le deposita su un grande vassoio. Nessuna, inoltre, resiste alla tentazione di assaggiarle e la sentenza è unanime: «ottime!». Fiere della loro parte collaborativa per la montagna di zeppole preparate, volgono lo sguardo verso il maestro/chef, in attesa del “voto” finale: «Brave siete state allieve modello» è il giudizio conclusivo di Battista Zurru che immortala l’esperienza vissuta, con una foto di gruppo.

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