Pabillonis ha festeggiato con grande partecipazione ed entusiasmo i 25 anni di sacerdozio del parroco don Fidele Kotho Mbuku. In tanti si sono riversati nella chiesa dedicata alla Beata Vergine della Neve per dimostrare vicinanza e affetto al sacerdote giunto, lo scorso anno, come titolare della parrocchia di Pabillonis. Nonostante sia passato poco più di un anno dal 12 settembre 2024, giorno del suo arrivo, il parroco ha già conquistato la comunità pabillonese grazie al suo carisma, alla sua disponibilità e apertura verso tutti. I cittadini non hanno dimenticato queste sue peculiarità e hanno voluto dimostrare la loro riconoscenza, organizzando una festa per celebrare la ricorrenza dell’ordinazione sacerdotale di don Fidele, avvenuta in Congo, proprio il 12 novembre di venticinque anni fa. «Allora, in quel contesto, certamente mai avrebbe immaginato di dover festeggiare questo importante anniversario proprio qui a Pabillonis», ha sottolineato, durante l’omelia, il vescovo mons. Roberto Carboni, vescovo della diocesi di Ales-Terralba e arcivescovo metropolita di Oristano (Mons. Carboni guida entrambe le diocesi dal 2021) nel descrivere la figura del sacerdote.
Don Fidele Kotho Mbuku, nato a Mwela-Lembwa (Repubblica del Congo) il 20 marzo del 1972, dopo aver frequentato le scuole del suo paese, era entrato in seminario dove vi rimase fino all’ordinazione sacerdotale avvenuta il 12 novembre 2000, giusto 25 anni fa. Da allora, tanti avvenimenti hanno caratterizzato questo periodo.
Sempre in Congo, aveva conseguito la laurea in filosofia e teologia e poi, per dieci anni, aveva svolto diversi incarichi: prima all’economato della diocesi, poi vice parroco e anche rettore del collegio, a Kinshasa.
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Don Fidele Kotho[/caption]
In seguito, c’era stata una convenzione tra la sua diocesi e quella di Ales Terralba e venne inviato in Italia per ampliare la sua formazione culturale. «Ero molto preoccupato di questo cambiamento anche perché non sapevo dire neppure “buongiorno” in lingua italiana», ha ricordato, scherzando, don Fidele, dall’altare, nel suo intervento, durante la messa concelebrata con il vescovo e altri sacerdoti della diocesi. Ma le difficoltà iniziali per la nuova lingua, non sono state un ostacolo per il giovane sacerdote e grazie alla sua volontà e perseveranza, unita alle capacità e doti personali, è riuscito ad apprendere la nostra lingua e raggiungere diversi traguardi culturali e titoli di studio.
«Presso la Pontificia facoltà teologica della Sardegna ho conseguito una specializzazione in Teologia Morale e nel frattempo studiavo Bioetica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, conseguendo entrambe le lauree: ho finito nel 2023», ha spiegato Don Fidele, che ricopre, attualmente, anche la funzione di “Incaricato regionale per le missioni in Sardegna”.
Tra i vari impegni, oltre lo studio, è da mettere in risalto anche la sua speciale personalità e disponibilità, verso gli altri. «Mentre studiavo a Cagliari, inoltre, per quattro anni sono stato anche collaboratore di don Carlo Follese nella parrocchia San Massimiliano Kolbe; era un ambiente difficile, ma mi sono trovato benissimo. In questa parrocchia insegnavo anche il catechismo e ho aperto anche una palestra di Karatè: questo oltretutto mi è servito anche per imparare meglio la lingua italiana, poiché io non ho fatto alcuno studio per apprenderla». Don Fidele non ha dimenticato l’esperienza vissuta insieme a don Carlo Follese, per il periodo trascorso insieme, nella parrocchia San Massimiliano Kolbe, e per questo motivo lo ha voluto ricordare e ringraziare pubblicamente davanti ai fedeli durante la messa.
Il poliedrico sacerdote ha sempre messo in primo piano anche l’importanza dello sport, nel suo ministero, il karatè menzionato anche dal vescovo nel descrivere la figura di Don Fidele. «Il karatè l’ho praticato, in Congo, dall’età di 9 anni e fino ad adesso non ho mai smesso. In ogni posto dove sono stato, ho insegnato ai giovani questa disciplina: per me è un’attività pastorale poiché i valori cristiani, umani e morali possono essere raggiunti anche tramite lo sport», ha sottolineato il prete-teologo-karateka. La missione sacerdotale di don Fidele è proseguita poi, nel 2013, dopo Cagliari, come parroco di Gonnosnò, Figu e Sini, fino al settembre dello scorso anno, quando è stato nominato amministratore della parrocchia della Beata Vergine della Neve di Pabillonis.
Un’esperienza positiva e gratificante per il sacerdote che lo ha rimarcato anche nella sua omelia, ringraziando per questo, i componenti del consiglio pastorale, i cittadini e le autorità civili e militari del paese «che hanno sempre dimostrato collaborazione e supporto nelle attività religiose istituzionali e comunitarie», ha sottolineato don Fidele. È stata Paola Usai, direttrice del “Coro Beata Vergine della Neve”, che ha guidato i canti durante la cerimonia, a mettere in evidenza, il contributo dato dal sacerdote alla cittadinanza, ed esprimere la gratitudine delle associazioni e dei compaesani per la sua disponibilità verso tutti.
Alla cerimonia religiosa hanno partecipato oltre al vescovo mons. Carboni, molti colleghi sacerdoti della diocesi di Ales, tanti fedeli del paese, il sindaco Riccardo Sanna, gli assessori comunali Roberto Piras e Graziella Gambella, i militari della locale caserma e vari parenti di don Fidele. Non sono voluti mancare, inoltre, per salutare Don Fidele, conoscenti ed ex parrocchiani di Cagliari, di Gonnosnò e Figu, dove il sacerdote è stato parroco.
Alla fine della messa, tutti i presenti si sono recati nell’oratorio parrocchiale dove i volontari della parrocchia hanno allestito un rinfresco per festeggiare i venticinque anni di sacerdozio del loro parroco.
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