di Dario Frau e Paola Cossu
Disegni di Pierangelo Orgiu
L’acqua segna da sempre la storia dell’umanità perché un elemento indispensabile per l’uomo e per tutti gli esseri viventi. Anche per Pabillonis, con un territorio ricco d’acqua, grazie alla presenza di due fiumi, Riu Bellu e Riu Malu, questo elemento era essenziale e di vitale importanza per l’economia agricola della comunità, e non solo. Per quanto riguarda le necessità quotidiane, invece, e prima dell'acqua corrente nelle case, erano “is funtanas” (pozzi) pubbliche e is mitzas a garantire alle famiglie la principale risorsa idrica. Queste strutture erano il fulcro della vita comunitaria. Attingere l’acqua dal pozzo, infatti, rappresentava anche un momento di socializzazione e un luogo d’incontro per grandi e piccoli. Con questo lavoro, che comprende anche un accenno alle mitzas, quella di Su Rieddu e Is Piscinas, si vuole restituire la memoria storica di questi luoghi, in particolare de is funtanas pubbliche: opere identitarie che tanta importanza hanno avuto per la storia e la gente della nostra comunità.

IS FUNTANAS PUBBLICHE
In paese di queste funtanas, situate in vari rioni (bixinaus), fondamentali per l'approvvigionamento idrico, oggi, purtroppo, rimane solo il ricordo. Un ricordo che, man mano che passa il tempo, diventa sempre più evanescente e sfumato, ma grazie alle testimonianze di alcuni anziani è stato possibile ricostruire, almeno in parte, la storia di queste strutture, la loro importanza per la comunità e uno spaccato della vita di quel passato. Un valido e significativo contributo storico è stato fornito, inoltre, dalla toponomastica, soprattutto grazie a un documento del 1829, quando, in occasione della visita pastorale alla parrocchia di Pabillonis del vescovo diocesano mons. Antonio Raimondo Tore venne fatta la rilevazione dei dati sugli abitanti, realizzata seguendo l'ordine delle vie nei diversi vicinati. Questi allora erano 14. Nel tempo, alcuni nomi si sono notevolmente modificati, altri si sono aggiunti e altri hanno cambiato la toponomastica, ma l’esistenza e la posizione de is funtanas nei vari bixinaus è rilevata con precisione.
IS FUNTANAS NEI BIXINAUS DEL 1829

Questo documento ha particolare importanza anche per circoscrivere la data della loro costruzione: se erano presenti ai primi anni dell’800 come risulta dalla mappa dei Bixinaus si può ipotizzare che questi pozzi pubblici esistessero anche nel secolo precedente. I rioni o bixinaus allora esistenti erano S’Arrieddu o Su Rieddu, S’Arriu Mannu, Santa Maria, Bia Bau Sterrriu, Bia Santu Juanni, Is Piscinas, Sa Funtana Noa, Bia de Cresia, Bixinau de Su Pardu, Bia su Pardu, Funtana Cosimu, Bia de Is Argiolas, Santa Tenera, Funtana Pardu. Le funtanas nominate nella mappa, da cui prendevano nome anche i rioni/bixinaus sono le stesse che fino ai primi anni Sessanta del ‘900 esistevano ancora in paese. La loro fine fu “decretata” con la realizzazione dell’acquedotto comunale che fu inaugurato il 20 settembre 1959, in località Su Rieddu. Questo evento fu vissuto con grande partecipazione di popolo, con la presenza delle scuole, e autorità locali e regionali, segnando il passaggio definitivo verso la modernità. Comunque, per avere l’allaccio dell’acqua potabile in tutte le case, passò ancora un po' di tempo e i cittadini si servivano dai rubinetti pubblici (is griffonis) posizionati in alcuni punti del paese. La fine de is funtanas fu ormai definitiva e, tra il 1961-1964, vennero demolite e interrate: nemmeno il sentimento verso la tradizione e la cultura storica del paese salvaguardò queste importanti testimonianze del passato da tramandare alle future generazioni! Is funtanas storiche, ricordate nel documento, prima accennato, erano tre: “Funtana Noa”, “Funtana Cosimu” e Funtana Pardu.
LE CARATTERISTICHE
DE IS FUNTANAS
Tutte in genere avevano delle caratteristiche comuni: quadrate e/o rettangolari, all’esterno presentavano is costas (le pareti) in basalto o calcare, un basamento in pietra intorno al perimetro, qualcuna anche un gradino, erano rivestite in pietra all’interno e con una profondità che non superava i 10 metri. Is funtanas venivano utilizza soprattutto per attingere l’acqua, non potabile, che serviva per usi domestici, pulire in casa, lavare piccoli indumenti, abbeverare gli animali da cortile e da tiro, come il cavallo, l’asino e anche qualche bue di piccoli proprietari, in quanto le famiglie più benestanti avevano il pozzo privato in casa. Per lavare i panni e far il bucato, le donne andavano, invece, con pesanti “sciveddas” o bacinelle in lamiera cariche di biancheria, nel fiume Bellu, mentre l’acqua potabile si prelevava con brocche nelle due sorgenti più importanti del paese: sa mitza de Su Rieddu e quella de is Piscinas. Is funtanas pubbliche costituivano un importante aiuto per le famiglie de su bixinau dove erano state realizzate. Erano soprattutto le donne, molte le ragazze e le giovani, che si occupavano di attingere l’acqua, si portavano da casa sa cracida (secchio di lamiera zincata) munita di corda e a forza di braccia, poiché in nessun pozzo c’era “sa tallora” (la carrucola), prendevano l’acqua.

UN PUNTO D’INCONTRO
E DI SOCIALIZZAZIONE
Sa funtana era anche un punto d’incontro e di socializzazione: “di conversazione, ma anche pettegolezzi e non mancavano neppure i bisticci tra comari”, ricorda un’anziana. Per i bambini sa funtana costituiva, invece, qualcosa di misterioso e che incuteva paura; a questo contribuivano anche i moniti e le leggende delle mamme per evitare che i figli si affacciassero: non s’incareis ca c’èsti s’aremigu” (il demonio). Inoltre, un componente importante che qualcuno possedeva, erano is francas (i rampini), un attrezzo in ferro battuto che terminava con tre o più ganci ricurvi assemblati tra loro, con un anello al centro, al quale si legava una fune, che servivano a recuperare sa cracida che, qualche volta, o perché si rompeva la fune o per distrazione, cadeva nel fondo del pozzo.
FUNTANA COSIMU

Tra queste funtanas, un “certo fascino” aveva “Funtana Cosimu”. Il nome che appare nella mappa dei bixinaus del 1829, indicava, forse, qualche personaggio/proprietario importante del passato che possedeva delle case e/o terreni in quella parte dell’abitato, una grande area che raccoglieva un vasto bacino di utenza. “Sa Funtana” era posta, nello spiazzo/slargo tra le via Cesare Battisti,via Carducci, via Colombo, di fronte alle case di Tziu Audinu Usai (oggi negozio di frutta verdura) e della famiglia Saba (oggi Banco di Sardegna). Molti testimoni che abitavano vicino la descrivono così: «era una bella fontana grande, imponente: un monumento! Era rialzata rispetto alla strada, aveva un basamento e le coste in pietra con intorno dei massi a fungere da gradino. Per i ragazzini era un posto dove giocare, magari a ricorrersi intorno. Per un certo periodo, dopo l’arrivo dell’acqua potabile nelle case, è rimasta inutilizzata, poi è stata riempita di materiale». Sa funtana, come le altre due, era utilizzata per diversi scopi: qualche anziana ricorda bene una vicina che attingeva l’acqua con frequenza, per lavare gli indumenti dei bambini, ma anche di un proprietario di suini che metteva le fave, dentro recipienti, in ammollo (ammodiai) per darle agli animali. Racconta ancora un’altra signora: «mio padre quando tornava con il cavallo dalla campagna, prima di portarlo alla stalla lo abbeverava alla fontana». Un particolare “ruolo” aveva una ragazza che abitava a pochi metri dal pozzo «quando le persone perdevano sa cracida nel pozzo, mi chiamavano per recuperala con is francas che noi possedevamo in casa: io correvo subito poiché mi piaceva tanto aiutare qualche signora a cui era caduto il secchio, ma non sempre era semplice e lo facevo anche con grandi rimproveri di mia madre perché questa operazione era molto pericolosa».
FUNTANA PARDU

Particolare importanza aveva anche “Funtana su Pardu” che prendeva nome, appunto, dal vasto bixinau omonimo e comprendeva alcune zone che oggi, corrispondono a via Matteotti, via Emilio Lussu, via Su Pardu, via Cavallotti, parte della via Sassari, via Cagliari e anche via Sardegna. Era situata nello spiazzo/curva di via Cavallotti nei pressi della casa degli eredi di Mario Pia, dove oggi vi è un murales che ricorda sa mitza de is Piscinas. Su Pardu era un rione molto popoloso, abitato da qualche piccolo proprietario “de cuaddu e carru” e di pecore e buoi, ma soprattutto di braccianti e operai; pochissimi avevano il pozzo in casa e per questo motivo sa funtana era molto frequentata: un via vai continuo di persone, da quelle che abitavano più vicino, a quelle più lontane, per attingere l’acqua per le necessità quotidiane. Tanti i ricordi: «noi abitavamo a due passi e mio padre, ogni giorno, prendeva l’acqua per abbeverare il cavallo», rammenta una novantenne. Alcune donne ne approfittavano per sciacquare gli indumenti dei figli, «non si avevano la possibilità di cambi di biancheria quindi bisognava lavarli spesso: si riempivano le bacinelle alla fontana e si portavano a casa, oppure lì stesso». Era un punto di riferimento di grandi, ma anche dei piccoli: «per noi ragazzine era quasi una festa il ritrovarci intorno alla fontana, dove si radunava tanta gente ogni giorno», racconta un’altra signora, che allora, sebbene ragazzina, contribuiva alla riserva di acqua per la famiglia e le sono impresse anche molte persone e le famiglie di quel bixinau che si recavano alla fontana.
FUNTANA NOA

Tra le “fontane storiche”, va ricordata Funtana Noa, dal nome si potrebbe ipotizzare che venne realizzata dopo le altre due. Era situata in via Roma, nello spiazzo antistante l’ex tabacchino Madeddu, e in origine, confinante con una costruzione in lardiri (domu e palla) che poi venne acquistata da Igino Congiu. «Era quadrata, di pietra nera (basalto) e aveva tre facciate, con un solo gradino e nel lato fronte strada, non c’era molto spazio», la descrive un’anziana. Gli utenti più assidui erano i residenti di via Roma, via Leone (oggi via Giovanni XXIII), via e piazza San Giovanni, via Garibaldi, alcuni però, si recavano anche da famiglie che avevano il pozzo in casa che talvolta lo mettevano a disposizione per qualche vicino. Come la famiglia Cherchi-Cirronis che lasciava il portone del cortile aperto e permetteva di utilizzare il pozzo; anche un’altra famiglia in vico San Giovanni, che aveva il sa funtana in casa, permetteva ai vicini di attingere l’acqua. Questa forma di solidarietà era comune anche in altri bixinaus dove i proprietari di pozzi privati concedevano alle famiglie vicine di utilizzare l’acqua delle loro funtanas.
IN FUNTANAS A “MES’A PARI”
TRA PUBBLICHE E PRIVATI
Oltre queste funtanas storiche, ne esistevano anche altre, utilizzate in comune e “condivise” con privati cittadini: una parte, separata da un muro/paratia, ricadeva nella pubblica strada, l’altra metà, invece, nel cortile del proprietario. Tra queste si ricordano: sa funtana in via Umberto, in comune con il proprietario Raimondo Accossu; in vico IV Novembre, in comune tra la famiglia Malica e i residenti del vicolo e, nel vico II Santa Maria, ( esiste tuttora) in comune con la casa Fanari (ora Mugnai) e inoltre, quella in via Congregazione, tra la strada e il cortile di Guglielmo Cirronis, dove, proprio di fronte, c’era un maniscalco, tziu Pasquale Cruccu,che attingeva l’acqua per abbeverare i cavalli che erano sottoposti alla ferratura. IS MITZAS Se is funtanas provvedevano alle esigenze di pulizia della casa e per abbeverare gli animali,bisognava andare ai mitzas per procurarsi l’acqua potabile. In paese, erano due le località dove le donne si recavano per fare la provvista d’acqua: sa mitza dei Is Piscinas e quella di Su Rieddu.
SA MITZA DE IS PISCINAS
In origine,in paese, lungo l’attuale via is Piscinas, a breve distanza dall’abitato, quasi di fronte all’antico mulino, oggi completamente distrutto, sgorgava una sorgente d’acqua potabilissima e molto abbondante: “Sa mitza de Is Piscinas”. Le amministrazioni comunali avevano costruito un supporto/sostegno in cemento e sistemato una pompa a stantuffo, per facilitare il prelievo dell’acqua e anche le ragazze e i ragazzi vi potevano accedere. Questo d’altronde, era un compito che coinvolgeva anche i piccoli e bisognava ingegnarsi, come ricordano i fratelli Zurru che avevano un panificio. «Con una carrozzina a pedali, andavamo a sa mitza de is Piscinas e con brocche, damigiane e taniche, attingevamo l’acqua per fare il pane, poiché l’acqua del pozzo che avevamo a casa era “dura». Ma erano soprattutto le donne a eseguire questo compito: con is marigas (brocche in terracotta di circa 12 litri), una in equilibrio sulla testa, e spesso, un’altra, più piccola (“cungiobeddu/marighedda”) nelle anche, provvedevano alla provvista quasi quotidiana. Sa mitza de is Piscinas, in seguito, non fu più utilizzate poiché, a causa dell’abbassamento del livello del fiume, si dissecò. Oltre questa, esistevano in paese altre due mitzas: entrambe in localtà Su Rieddu: sa mitza beccia e sa mitza noa.
SA MITZA BECCIA
O FONTE ROMANA

Sa Mitza Beccia, come indica il nome, era la più antica: realizzata alla base, con grossi blocchi appena sbozzati, era quasi sicuramente di origine nuragica. In seguito, fu aggiunta una copertura a botte, in mattoni, “opus latericium”, tipica dell’antica tecnica edilizia romana: da qui l’appellativo anche di “fonte romana”. Le persone anziane raccontano che “Sa mitza” era ancora utilizzata nei primi decenni del 1900 e che per attingere l’acqua si scendevano dei gradini. Essa fu abbandonata del tutto, dopo la costruzione de “Sa mitza noa”, distante poche decine di metri.
SA MITZA NOA
Come per la mitza de is Piscinas, le donne si recavano a sa mitza Noa, per attingere l’acqua, utilizzando “sa mariga”. Questa fonte in origine era un semplice scavo nel terreno, una pozza d’acqua perenne, senza alcuna protezione; dopo la tragica morte di una ragazza avvenuta nel 1940, le autorità civili dell’epoca, decisero di ricoprire sa mitza con una struttura in cemento. Tale struttura rialzata dal terreno di circa mezzo metro, aveva una piccola apertura dove vi si introducevano le brocche e/o altri recipienti e inoltre, l’acqua defluiva verso “sa cora” che passava vicino e dopo aver attraversato la strada de su Rieddu, dove c’era un ponticello in mattoni, continuava il suo percorso verso S’Arriu Mannu. In seguito, anche questa apertura venne sigillata e la fonte fu dotata di due pompe manuali a stantuffo) per attingere l’acqua. Oltre queste mitzas, qualcuno, soprattutto i residenti de su bixinau de S’Arriu Mannu, attingeva l’acqua potabile, con is marigas, in su “carroppu” una risorgiva, senza parapetto o protezione, situato nei pressi dell’attuale via Volta.
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