Pabillonis, Liuba e Anastasia raccontano il dramma dei parenti nell’Ucraina in guerra


di Dario Frau
  Il rombo degli aerei, il bombardamento delle città, gli edifici colpiti e distrutti e la lunga fila dei profughi che attendono il treno per fuggire dall’Ucraina, invasa dall’esercito russo, sono immagini drammatiche, tristi e dolorose. I mass media e la tv, in particolare, testimoniano le realtà, in diretta, di una guerra che suscita sdegno e orrore. Anche Liuba, 55 anni, ucraina, insieme ad alcune connazionali che accudiscono alcune anziane del paese, vede queste immagini e soffre. Liuba è una lavoratrice come tante, che ha lasciato il proprio paese per trovare un’occupazione e dare un contributo economico alla sua famiglia. A Pabillonis ci sono diverse donne che si occupano degli anziani malati. [caption id="attachment_98405" align="alignleft" width="392"] Liuba[/caption] Un lavoro indispensabile e necessario per le persone non autosufficienti che hanno bisogno di una persona per accudirle. L’esigenza di avere uno stipendio e migliorare la propria posizione economica e sfamare, in certi casi, la famiglia in Ucraina, è lo stesso motivo che aveva indotto tanti italiani, sardi e anche pabillonesi ad espatriare per trovare lavoro: prima in America, Argentina, in Francia, Germania, Olanda, poi in pieno boom economico, negli anni 50 e 60 del sec. scorso, verso il Nord Italia. Ma il caso di queste lavoratrici, attualmente, è estremamente drammatico per la situazione del proprio Paese. «Sono nata a Romny una città di quarantamila abitanti che si trova al confine con la Russia», racconta Liuba che ha accettato, volentieri, nonostante l’italiano stentato, di parlare del dramma che sta vivendo l’Ucraina. Il dialogo è costellato di commozione, ma efficace e funzionale. «Sono arrivata in Sardegna due anni fa e adesso ho trovato lavoro presso un’anziana di Pabillonis. Qui mi trovo molto bene e la signora e i parenti sono gentili con me». Ma il pensiero va ai familiari (sorella, nipoti e zii, mentre un figlio è in America) che ha lasciato a Romny. Ancora non sono toccati da vicino dagli eventi bellici, «però sentono i bombardamenti e sono terrorizzati, dalle notizie di amici che vivono in paesi vicini, con il tempo scandito dal suono delle sirene che preavvisa l’arrivo delle bombe dell’esercito russo, e per questo si nascondono nelle cantine sotto casa che molte famiglie possiedono, perché vengono utilizzate per conservare le provviste alimentari; prima di nascondersi mi hanno detto che oscurano tutte le luci di casa, comprese le spie dello scaldabagno”, riferisce la signora. Ogni giorno Liuba si sente con i parenti tramite whatsapp e video chiamate ed è informata dell’avvicinarsi delle esercito russo: quasi un “reportage di guerra”. Riferisce che sente, ogni tanto, anche il fratello che vive in Russia. «Lui si trova bene, ma non riesce a capacitarsi e a credere a ciò che sta succedendo in Ucraina». Alla domanda cosa ne pensa dei russi, Liuba fa capire che il popolo russo non è colpevole: «È Putin il responsabile», precisa con tono severo, mentre elogia il presidente ucraino: «Zelensky è una persona brava e coraggiosa». In Ucraina, bombardamenti ed esplosioni costringono adulti, bambini e anziani a ripararsi nella metropolitana e nei rifugi improvvisati e tanti profughi stanno abbandonando la loro patria per trovare salvezza altrove. Tra i vari paesi anche l’Italia sta accogliendo queste persone. Molti bambini stanno raggiungendo la nostra Penisola nelle località dove hanno trovato lavoro le loro mamme. [caption id="attachment_98406" align="alignleft" width="270"] Anastasia[/caption] Anastasia, 31 anni, è una di queste. Anche lei lavora a Pabillonis presso una signora anziana ed è molto contenta del lavoro, ma è triste e preoccupata per i parenti che ha lasciato in patria. Accetta volentieri l’intervista e ha tanta voglia di parlare (conosce bene l’italiano). «Sono nata e ho la residenza a Lutsk, al confine con la Polonia, non lontano da Leopoli, zona di guerra. Lavoro in Sardegna da cinque anni, ma di frequente torno in Ucraina per vedere i miei due bambini e mio marito; mia mamma lavora a Cagliari e ci sentiamo spesso; ho tre sorelle, mia madre vuole che vengano in Sardegna o che comunque lasciassero l’Ucraina, ma loro non vogliono abbandonare i mariti; ho anche due fratelli e cognati, ma non possono uscire dal paese», spiega la ragazza. «I miei figli, Zlata 9 anni e Illia 7, ora sono rifugiati in Polonia, presso una cognata, e questo mi tranquillizza, ma mio marito non può lasciare l’Ucraina. I bimbi, che avevano iniziato le lezioni con la didattica a distanza, causa la guerra, la stanno continuando a Varsavia, io però ho deciso di portali da me, a Pabillonis e tra qualche giorno andrò a prenderli», precisa Anastasia. L’anziana che accudisce, infatti, si è offerta di ospitarli. «È il minimo che potessi fare, bisogna aiutarli in questo dramma di guerra», asserisce emozionata l’anziana. Ha 97 anni compiuti, ha vissuto il dramma della seconda guerra mondiale e conosce bene questa triste situazione. Anastasia con il marito si sente ogni giorno: «Lui non può uscire dall’Ucraina e per fortuna, dove vive, gli effetti della guerra non sono ancora particolarmente tragici, ma a ogni segnale di allarme, deve rifugiarsi nei sotterranei sotto casa. Inoltre la vita diventa sempre più difficile, perché i beni di prima necessità cominciano a scarseggiare e la gente si affretta a fare molte provviste intuendo che la guerra non sarà breve», racconta la ragazza. Cosa pensa di questa guerra? «Negli ultimi otto anni sapevamo delle lotte separatiste del Donbass, dove sono morte migliaia di persone, ma non si pensava che si arrivasse a questo punto, anche perché abbiamo sempre avuto un’ottima convivenza e amicizia con il popolo russo. Il responsabile è Putin, che ha attaccato, poteva dialogare: deve giustificarsi per quello che sta facendo!», dice Anastasia, che dimostra di conoscere bene i problemi del suo paese ed è molto ben informata. Ha parole di apprezzamento, invece, per il presidente dell’Ucraina Zelensky. “L’ho votato alle ultime elezioni, è bravo, sta in mezzo alla gente e dimostra di non avere paura di niente», puntualizza la giovane.

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