Pabillonis, .srd: un’immagine digitale per la Sardegna, una petizione per chiedere un nuovo dominio internet


di Lorenzo Argiolas
Un dominio per la Sardegna. Parliamo di internet e della necessità di creare un’immagine digitale della nostra isola. Per questo è nata, cinque anni fa (sulla piattaforma internet change.org), una petizione online per chiedere un dominio di primo livello tutto sardo. Sono tante le comunità europee e mondiali con un proprio dominio che consente di rafforzare la loro presenza su internet, di accrescere il valore dei loro prodotti, finalmente raggruppati sotto il marchio “del luogo” e di rivitalizzare le loro minoranze linguistiche, grazie alla potenza della rete. La petizione ha infatti lo scopo di chiedere il dominio «.srd». Ne abbiamo parlato con uno dei promotori dell’iniziativa, Andrea Maccis di Pabillonis. Perché la Sardegna dovrebbe avere un proprio dominio? «In questi anni, parlando con molte delle persone che hanno firmato la petizione, ho capito che esistono tanti motivi per i quali la Sardegna dovrebbe avere un proprio dominio. C’è chi dice sia questione di identità o di cultura, chi dice sia una ragione economica o si tratti semplicemente di prestigio. Io, invece, sono molto colpito dalla questione dell’immagine. La nostra immagine digitale, su internet, è troppo opaca e disordinata. Spesso la Sardegna non viene proprio presa in considerazione. Le volte che viene presa in considerazione, invece, finisce per avere una rappresentazione povera, scadente. Il dominio sarebbe uno strumento perfetto per riordinare la nostra immagine digitale e averne finalmente il controllo» A chi si rivolge la petizione e quali sono i motivi per cui un’idea del genere ancora non è stata presa in considerazione dalla classe politica sarda? «La petizione si rivolge a ICANN (l’autorità internazionale che gestisce i domini Internet) e alla Regione Sardegna, per ovvi motivi. ICANN dovrà attivare materialmente il dominio, la Regione Sardegna invece dovrà necessariamente partecipare al processo di richiesta. Per la verità, l’argomento .srd è passato in Consiglio Regionale nel 2017, per merito dell’allora Consigliere Paolo Zedda, ma la classe politica sarda non se ne è mai occupata realmente. Credo non lo considerino un tema sufficientemente attraente, dato che le persone non gli danno grande peso» Quali sarebbero i costi e gli effetti derivanti dall’adozione di un dominio? «Non è semplice stabilire una cifra, soprattutto perché gli ultimi dati a disposizione sono di circa otto anni fa e con il prossimo round di assegnazioni, probabilmente ICANN adeguerà le tariffe. Possiamo stimare dei costi di partenza nell’ordine dei 250/300 mila euro. Ancora più difficile è stimare i benefici, semplicemente perché parliamo di cose alle quali è difficile dare un valore. Quanto valutiamo il fatto che tutto il mondo ci conosca? E che conosca i nostri prodotti e possa acquistarli?» Quali le maggiori difficoltà nel far capire perché è utile firmare questa petizione e come poterla sottoscrivere? «Sicuramente essendo un argomento tecnologico (parliamo pur sempre di un dominio Internet) non è semplice portarlo su un piano pragmatico e quindi molte persone finiscono per non capirne esattamente i risvolti pratici. Però sicuramente ha un grosso impatto anche la paura del doversi misurare con la propria identità. Molti hanno paura che essere favorevoli all’adozione del dominio .srd li porti sulla via della secessione. Niente di più lontano dalla verità, non si capirebbe altrimenti, come mai una città come New York abbia il proprio dominio Internet»

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