«Sto realizzando solo adesso quello che è successo, mi rende felice e consapevole che posso fare, e fare bene». Sono queste le parole che Alessandro Lampis, 49 anni compiuti poco meno di due mesi fa, atleta e campione di tiro a volo in carrozzina dopo la strabiliante impresa al Gran Premio Internazionale di Para-Trap che si è svolta a Brno nella Repubblica Ceca. Il tiratore di Pabillonis ha conquistato tre medaglie, una d’oro e due d’argento. Un “bottino” straordinario che rende “super-felice” il bravissimo atleta, anche perché questo successo non è arrivato per caso, ma è frutto di tanto allenamento, sacrificio e soprattutto di una straordinaria forza di volontà.
L’impresa dell’atleta di Para Trap è stata costruita, passo dopo passo. L a semplice volontà non basta per spiegare lo stato d’animo di Alessandro dopo l’abisso in cui era precipitato a causa della grave disgrazia che aveva cambiato la sua vita.

«Il trenta gennaio del 2015 ho avuto un brutto incidente stradale che mi ha portato a stare su una sedia a rotelle», afferma l’atleta. Tutto cambia per il giovane che nel pieno delle sue forze, all’improvviso, vede modificare drasticamente la propria esistenza, mutare il suo carattere gioviale e allegro e ricominciare/reinventare la propria vita su una sedia a rotelle. Un inferno, un abisso e un tunnel tenebroso da cui sembrava impossibile uscirne. Questi i pensieri e le emozioni e lo stato negativo. che assalivano il giovane Alessandro durante i giorni di ricovero. In questo tragico frangente trova nel padre Paolo un appiglio, un’ancora di salvezza. «Hai toccato il fondo, adesso devi farti forza e fare di tutto per risalire». Furono queste parole, succinte, forse dure, ma realistiche che provenivano dal cuore di un genitore, affranto per la sfortuna del figlio, a far riflettere Alessandro. «Subito, ho fatto di tutto per riprendere una parte della mia vita, ho ripreso a guidare e ho cercato di adattarmi a questa nuova situazione». Ma è stata la vecchia passione per il tiro a volo, a dare una motivazione in più, a questa “rinascita”. Alessandro, contemporaneamente alla vita di studente, (ha conseguito il diploma di Perito Elettrotecnico all’Istituto Tecnico Industriale di Oristano) ha avuto, da ragazzo, anche il primo approccio con il tiro a volo.
«Ho frequentato fin da bambino il Tav di Pabillonis e ho ammirato grandi campioni come Battista Zurru; a 14 anni, mio padre, mi ha fatto sparare i miei primi piattelli e così è nata la mia passione per questo sport». Un’attività che purtroppo termina con il tragico incidente del 2015. La passione, però, non era mai scomparsa e il giovane scopre, sfogliando alcune riviste, che anche in carrozzina si può praticare questo sport. Una bellissima notizia e una grande speranza! Alessandro era al settimo cielo e dopo un po' di tempo dal ricovero, si fa portare al campo di tiro di Pabillonis. L’entusiasmo però si trasforma in una forte delusione. «Il mio fisico non mi permetteva di reggere il fucile in mano».
Il miracolo o la soluzione arriva quasi per caso dal Centro di Fisioterapia Santa Maria Bambina di Oristano, dove Alessandro era seguito per la riabilitazione. Un giorno si presenta, in palestra, con la maglietta “Tav Pabillonis”: «Tav, cosa vuol dire?» chiese la fisioterapista. «Spiegai tutto: la mia passione per il tiro a volo e il rammarico e dispiacere del mio fallimento». Concisa, ma incoraggiante la risposta della professionista: «Se lo facevi prima, lo puoi fare anche adesso». Fu di parola, «in sei mesi con un lavoro specifico, mi permise di prendere in mano il fucile e di riprendere l’attività sportiva». Tutto a posto? Non proprio. «Le prime prove furono deludenti, ho dovuto cancellare dal cervello tutto quello che avevo appreso da ragazzo sul tiro a volo e ricominciare da capo». In questo contesto, come sempre, fu ancora il padre Paolo a incoraggiarlo e rincuorarlo. Ci riuscì e «così iniziò la mia “carriera “di tiro a volo in carrozzina». “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli» così, quasi a emulare la celebre frase di Vittorio Alfieri per raggiungere con la forza di volontà, gli obiettivi proposti, Alessandro partecipa, già nel 2017, ai Campionati italiani, e piano piano, migliora i suoi piazzamenti. «Nel 2018 arrivai ottavo e rientrai a casa strafelice; nel 2021 feci un ottimo risultato al campionato italiano che mi è valsa la convocazione nella Nazionale. Iniziai a intensificare gli allenamenti al centro di recupero e così incominciarono ad arrivare anche le prime medaglie a livello di Campionato Regionale», sottolinea Alessandro, che ci tiene a ringraziare per questi risultati gli operatori del Centro di Fisioterapia Santa Maria Bambina di Oristano, «a partire dal presidente mons. Gianfranco Murru, il direttore sanitario Tonas Dore e le fisioterapiste Paola Cannas e Annalisa Lugas. È grazie a loro se posso praticare questo sport».
Nel frattempo aumenta il ritmo di lavoro, potenzia gli allenamenti mirati e aumentano anche gli impegni agonistici. «Partecipo ogni anno al campionato regionale sia invernale sia estivo: questo, per noi para-trap rappresenta nella prima prova, la “palestra” per l’accesso al campionato italiano e il passaggio per la convocazione alle gare internazionali», spiega il paratrap. Un traguardo che Alessandro ha già raggiunto. «È la seconda volta che vengo convocato per il Gran Prix di Brno in Repubblica Ceca, ricordo benissimo la prima convocazione: ero molto teso e sentivo il peso di indossare la maglia Azzurra, non feci una buona gara, per l’emozione».
Il riscatto è venuto, però, nelle gare che si sono svolte a Brno, dal 4 all’8 agosto, dove erano presenti 13 nazioni con un totale di 174 atleti. «Ho iniziato bene, nel primo giorno di gara ero in testa alla classifica con un punteggio di 64 su 75, nel secondo giorno ho fatto un buon risultato che mi ha permesso di andare in finale con altri 7 concorrenti; piattello dopo piattello, sono riuscito a eliminare diversi avversari e siamo rimasti in tre». Un momento cruciale per il para-trap pabillonese: dubbi e paure che vengono spazzate via, però, dai consigli perentori dell’istruttore Luca Paoli: «Vai in pedana e fai quello che sai fare, rompi i piattelli, perché lo sai fare». E così è stato. «Ho seguito le sue indicazioni, ho dato tutto me stesso e sono riuscito a conquistare la medaglia d’argento», racconta entusiasta Alessandro. Un’altra medaglia d’argento viene conquistata anche nella gara a “Squadre PT1”, schierata con Gianluigi Dessì, il nostro Alessandro Lampis e Giuseppe Arioli. A completare il successo è arrivata, infine, la “medaglia d’oro” nel “Super MIX Trap con il team Italy 1”, sempre con Lampis protagonista insieme a Cuciti e Cucinotta. Alla fine è stato un trionfo e una soddisfazione per tutti, «il direttore tecnico si è complimentato con me», per il direttivo regionale, per il Tav Settimo San Pietro e soprattutto per Luca Paoli. Complimenti sono giunti anche dal sindaco e dall’ dall’amministrazione comunale di Pabillonis che si sono congratulati per il suo prestigioso risultato sportivo. . Il successo a Brno è stato un po' offuscato da una nota di tristezza, dovuta alla recente scomparsa del padre Paolo, e a cui Alessandro, dedica la medaglia: «mi sarebbe piaciuto festeggiare insieme questa impresa, e dirti: grazie babbo, questa è per te».
Tre medaglie, una grande impresa, ma ciò non sarebbe stato possibile realizzarla senza il supporto tecnico ed affettivo del Tav Settimo San Pietro, dove Alessandro è iscritto e dove ha trovato tanti amici e una “famiglia”. «Mi hanno messo a disposizione il campo, in modo che mi potessi preparare al meglio per le competizioni, una struttura che dimostra molta attenzione verso gli atleti disabili e che ti permette di raggiungere obiettivi di alto livello,” rimarca Alessandro. «Per tutto questo voglio ringraziare il presidente Tigellio Danese, il direttivo e soprattutto il mio istruttore Paolo Paoli che dall’ottobre del 2025 mi ha preso sotto le sue sapienti ali e mi ha insegnato molto sul tiro a volo. È stato per me un trauma quando nel giugno del 2026 è venuto a mancare, ma ho avuto la fortuna di trovare suo figlio Luca, grandissimo atleta che ha deciso di continuare il lavoro iniziato dal padre: per questo sono orgoglioso di aver onorato loro, arrivando al podio». Intanto per Alessandro Lampis, atleta e campione di Para-Trap, questi risultati sono anche un arricchimento ulteriore per la sua esperienza personale. «Le emozioni che provo quando scendo in pedana sono indescrivibili, c’è sempre la paura prima della gara, ma anche la voglia di migliorare il punteggio precedente, vincere la delusione quando si perde, e la voglia di rompere qualche piattello in più per migliorare.” Il tiro a volo, per Alessandro è tutto «è la mia vita». Conferma soddisfatto e vorrebbe dare anche un consiglio a chi si trova in questa situazione: «non mollare mai, la vita continua, con tanta forza di volontà si possono raggiungere traguardi importanti: basta volerlo! E ricordiamoci sempre che “la disabilità non è un mondo a parte, ma è una parte del mondo», rimarca Alessandro Lampis.
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